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Canonizzazione del

Beato Luigi Scrosoppi
 

 

Sua Santità Giovanni Paolo II nella mattinata del 13 marzo 2001 ha tenuto, nel Palazzo Apostolico Vaticano, Concistoro Pubblico Ordinario per la canonizzazione di vari Beati, tra i quali il nostro B. Luigi Scrosoppi.

 

Il Procuratore Generale ne ha dato comunicazione alle Congregazioni, il giorno stesso, con la seguente Circolare:

 

Ad Reverendissimos Dominos

Patres Praepositos

et Sodales Congregationum Oratorii S. Philippi Nerii.

 

Fratres carissimi,

magno cum gaudio annuntio vobis quod

Summus Pontifex IOANNES PAULUS II

hodierna die, hora XI, in Consistorio Ordinario Pubblico,

cui Procurator Generalis Confoederationis Oratorii adfuit,

intimatus ab Exc.mo D.no Magistro Caelebrationum Pontificalium,

statuere dignatus est,

audito voto Eminentissimorum DD.Cardinalium,

inter Sanctos enumerandum

B. ALOISIUM SCROSOPPI,

Oratorii Utinensis presbyterum.

Et diem sollemnis canonizationis Romanus Pontifex indixit:

quae dies erit X mensis junii currentis anni MMI,

in sollemnitate SS.Trinitatis.

Trinitati Sanctissimae imo corde gratias ago

quia hoc anno, 450° anniversario Ordinationis sacerdotalis P.N.Philippi,

Oratorium per Orbem diffusum peculiari gaudio affici voluit

per canonizationem discipuli tanti Patris.

 

Datum Romae, ex Aedibus Procurae Generalis, die XIII m.martii, a.D.MMI.

Eduardus Aldus Cerrato

Procurator Generalis.

 


 

Padre Luigi Scrosoppi, dell'Oratorio

La canonizzazione del B. Luigi Scrosoppi costituisce un avvenimento di notevole rilievo nella storia dell'Oratorio.

Nella lunga serie dei discepoli di San Filippo Neri che si sono distinti per le loro virtù e si sono imposti all'attenzione del popolo cristiano per la loro santità, è lui, infatti, il primo ad entrare, per autorevole giudizio della Chiesa, nell'elenco dei Santi.

Di P. Luigi disse Giovanni Paolo II nell'omelia della beatificazione, il 4 ottobre 1981: "Padre Luigi entra nella Congregazione dell'Oratorio e ne fa un dinamico centro di irradiazione di vita spirituale. Nella sua vita, spesa totalmente per le anime, egli ha avuto tre grandi amori: Gesù, la Chiesa ed il Papa, ed i "piccoli". Fin da giovanissimo sceglie Cristo e lo ama, contemplandolo povero ed umile a Betlemme; lavoratore a Nazaret; sofferente e vittima nel Getsemani sul Golgotha; presente nell'Eucarestia. "Voglio essergli fedele -ha scritto- attaccato perfettamente a Lui nel cammino del cielo e riuscire una sua copia". A fondamento della sua molteplice attività pastorale e caritativa, c'è una profonda interiorità; la sua giornata è una continua preghiera: meditazione, visite al SS. Sacramento, recita del Breviario, Via crucis giornaliera, Rosario ed, infine, lunga orazione notturna. Luminoso ed efficace esempio di equilibrata sintesi fra vita contemplativa e vita attiva."

E nel Breve "Pia Mater Ecclesia" in cui decreta a P. Luigi gli onori degli altari, lo stesso Pontefice dichiara: "Vivendo ed operando in tal modo, egli aderì alla volontà di Dio, ma così nascostamente da essere ignorato dagli uomini (...). Il motto "fare, patire, tacere" che senza dubbio esprimeva il suo stile di vita, si accordava chiaramente anche con il suo proposito di vivere il terzo grado dell'umiltà".

A noi che di P. Luigi siamo confratelli nell'appartenenza al medesimo ideale e nel cammino sulla medesima "via Oratorii" interessa, in modo particolare, scrutare nell'esercizio delle virtù e nel servizio pastorale e caritativo di P. Luigi la dimensione oratoriana, che emerge nettissima non solo negli anni della sua aggregazione all'Oratorio di Udine, ma anche in quelli che la precedettero e la seguirono; l'impostazione che ben rilevava Raffaele Nogaro in un articolo apparso sul settimanale diocesano di Udine: "Si fece ben presto prete dell'Oratorio e promosse tra i suoi confratelli quella profonda comunione e quella amicizia spirituale che erano state l'ideale dell'Oratorio fondato a Roma da S. Filippo Neri".

Padre Luigi fu discepolo di Filippo Neri fin dall'infanzia: visse infatti nella casa paterna per così dire "affidato" al fratello P. Carlo - che abitava in famiglia a causa della soppressione dell'Oratorio - e frequentò la chiesa dell'Oratorio soppresso, nella quale ancora officiavano i Padri costretti a sciogliere la Comunità. In quella chiesa, tanto cara al suo cuore e tanto importante per la sua formazione, celebrò la Prima Messa, e lì iniziò il suo ministero, oratoriano nell'anima dal momento che non lo poteva essere giuridicamente.

E quando P. Carlo, mutate le situazioni politiche, si dedicò con forte impegno a ricostituire la Congregazione, P. Luigi gli fu accanto con un entusiasmo che non era solo motivato dall'affetto per il fratello, ma dalla stima per l'ideale che P. Carlo aveva abbracciato scegliendo, in tempi difficili per l'Oratorio, una Congregazione sulla quale pesava l'imminente, previsto provvedimento di soppressione.

Terminata la vita terrena di P. Carlo senza che la ricostituzione fosse giunta pienamente ad effetto, P. Luigi impegnò le sue energie e persino i beni di famiglia per realizzare quel sogno di cui era profondamente partecipe, e riuscì a compiere con la sua tenacia ciò che P. Carlo non aveva potuto attuare.

La triste condizione politica e storica del secolo XIX portò, nell'arco di un decennio, alla distruzione, addirittura materiale, della comunità che P. Luigi aveva ristabilito con fatiche pari all'amore che nutriva. Ma il discepolo di S. Filippo continuò a considerarsi e a firmarsi "dell'Oratorio" fino al termine della vita, vincendo con la sua appartenenza all'ideale filippino i colpi tremendi che quel secolo diede anche alle Congregazioni oratoriane. Non ne abbandonò l'abito, indossato fino alla fine come una livrea amata, quell'abito stinto e consunto che le sue figlie conservano ad Udine come preziosa reliquia della sua fedeltà all'Oratorio e della sua inesausta carità; e "presbyter Oratorii" fu scritto sulla pietra tombale del Padre, tanto quella qualifica gli era cara e familiare.

L'Oratorio, che vide distrutto dalla violenza di una ideologia che si autoproclamava liberale, gli restò nel cuore, con intatto il suo patrimonio di ideali.

E a più di un secolo dalla sua morte, è commovente riflettere sul fatto che il miracolo approvato per la sua canonizzazione proprio a favore di un confratello oratoriano il Beato Luigi lo ha ottenuto, quasi volesse dirci: voi siete sempre i miei confratelli!

Uno studio approfondito della dimensione oratoriana del Beato ancora manca, anche se alcuni articoli di P. Antonio Cistellini e di Mons. Guglielmo Biasutti, pubblicati in "Memorie Oratoriane" (1981) sono di valido aiuto per introdurre nell'argomento chi volesse dedicarsi ad una ricerca pił ampia. Essa certamente porterebbe alla luce ricche vene di spirito oratoriano: quelle che hanno plasmato l'attivitą pastorale e lo stile apostolico di P. Luigi, il suo modo di rapportarsi con le persone prima ancora che con i loro problemi, un metodo che facilmente riconosciamo "filippino".

"Non è certo difficile - scrisse P. Cistellini sull' "Osservatore Romano" in occasione della beatificazione di P. Luigi - ravvisare in lui tratti, modi, indirizzi squisitamente filippini: le copiose relazioni e deposizioni ne sono eloquente testimonianza. Si staglia tra queste la sua dirittura vivace la predilezione per la semplicità e la schiettezza in quanti cura ed avvicina, la candida immacolatezza dell'uomo prestante, dolce e severo insieme, d'intelligenza lucida, anche se non dotata di cultura, amabilissimo. Anche le burle, piacevoli e spontanee, di cui è costellata la giornata tra le sue figlie, sembrano esemplate sull'incomparabile modello del gioioso prete della Chiesa Nuova. Perfino le umili vicende delle sue prime figlie, agli albori dell'istituto, hanno la grazia e la freschezza di autentici fioretti filippini. Ma è soprattutto nel seguire le linee tipiche della sua spiritualità che si avvertono in P. Luigi chiare consonanze con il programma di vita religiosa che P. Filippo commendava ai suoi. Farsi santi, innanzitutto: il fondamento indispensabile, insostituibile, l'umiltà. Non era certamente un monito singolare: ma fu indubbiamente singolare l'insistenza con cui Filippo lo propose e lo ribadì, e la sincerità e la coerenza con cui P. Luigi l'ebbe come norma direttiva per sé e per e per le anime dei suoi . "L'umiltà - sottolineava nei suoi propositi - nello stare, nel parlare, nel domandare"; "L'umiltà e la carità sia manifesta con tutti e in ogni opera: semper mel in ore et mel in corde". "Sarete presto santa se vi terrete per un bel nulla; se bramerete di essere abbandonata e tenuta in nessun conto; se accetterete dalla mano di Dio tutto ciò che vi accadrà; se non desidererete che di fare la volontà di Dio."

Ciò che in P. Luigi emerge in modo convincente è la profonda unità di spirito contemplativo e di instancabile impegno nell'esercizio della carità.

Anche a questo proposito, P. Cistellini , nell'articolo citato, propone una chiara sintesi che meriterebbe di essere sviluppata.

"Come il suo fervido Padre Filippo, P. Luigi era uomo tutto immerso ininterrottamente in Dio, pervaso di un amore per Lui bruciante. L'assidua contemplazione del mistero Trinitario e la tenera devozione al mistero dell'Incarnazione; l'intensa partecipazione alla Passione, per cui si sentiva "con Gesù Cristo offerto all'Eterno Padre in sacrificio"; la celebrazione della Messa (così affine a quelle memorabili del suo San Filippo) raccolta, quieta, appassionata, "da serafino", col seguito dei prolungati silenzi d'adorazione nell'umile cappella e nella sua chiesa oratoriana; la cura per il decoro del tempio (anche questa una tradizione squisitamente filippina), espressa anche in massime illuminanti: "Poveri in casa, ricchi in chiesa"; la devozione calda, dolce, confidente alla Vergine (fu uno dei propugnatori del culto al Cuore Immacolato di Maria proprio nel tempo in cui sorgeva la prima chiesa oratoriana in Londra, dedicata a questo titolo mariano): appaiono come elementi essenziali della sua spiritualità, le linee fisionomiche che ne tratteggiano la figura interiore, modellata e continuamente confrontata su quella del suo padre e maestro Filippo Neri.

E come non avvertire tale perfetta consonanza in quella nota distintiva di P. Luigi che caratterizza e impronta tutto il suo intenso operare e le sue stesse iniziative: l'abbandono gioioso e fiducioso nella divina Provvidenza? "Far tutto bene - diceva - e poi grande confidenza in Dio"; "soffrire tutto allegramente"; "Fare, patire, tacere!" erano le sue massime, i suoi motti abituali, di schietta derivazione filippina anch'essi".

Chi volesse approfondire l'indagine e la riflessione sull'intenso esercizio della carità da parte del Beato Luigi Scrosoppi, riscontrerebbe caratteristiche che evidenziano la profonda adesione del Beato alla "scuola" di Padre Filippo Neri.

Tra queste, nel breve spazio di questo scritto, desidero sottolinearne una sola, che ritengo fondamentale: il rapporto che P. Luigi instaura con le persone non è puramente funzionale ai loro bisogni materiali o spirituali, ma è innanzitutto un'attenzione alla persona nel suo intrinseco valore, un incontro personale nel quale la persona si sente amata per quello che è, e percepisce un impulso ad essere sempre più autenticamente se stessa.

Dalle fonti della vita di P. Luigi e dalle testimonianze, risulta evidente che la carità da lui esercitata non è innanzitutto un'opera o un programma di attività suggerite da naturale atteggiamento filantropico, ma è l'autentica forma della moralità, la modalità con cui il cristiano vive ogni aspetto ed ogni realtà della vita.

In quanto virtù teologale, la carità ha in Dio la sua fonte: non è, dunque, iniziativa umana, ma esperienza di un grandissimo Amore accolto dal cristiano nella propria vita e comunicato nel rapporto con il prossimo. Solo chi ha incontrato la Grazia riesce a stabilire con gli altri quel rapporto gratuito, paziente, attivo e costruttivo, che è autentico amore poiché rispetta tutto l'uomo.

In questa piena relazione interpersonale, che abbraccia tutta la persona concreta che sta di fronte, Padre Filippo è maestro di incomparabile valore. E la sua "scuola", umilmente presente nella semplicità delle comunità oratoriane che vogliano mantenersi fedeli a tutta l'impostazione trasmessa dal loro Padre, produce frutti di autentica santità, in cui l'umano conosce la sua più alta fioritura.

P. Luigi Scrosoppi, umile filippino dell'Oratorio di Udine, ne è stupenda testimonianza.

P. Edoardo Aldo Cerrato, C.O.

 

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