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IV Centenario della morte

del Venerabile Cesare Baronio

 

Il IV centenario della morte

del Ven. Card. Cesare Baronio
e la ripresa della sua Causa

di Beatificazione e Canonizzazione
 

 

Ai Molto Reverendi PP. Prepositi ed ai Sodali

delle Congregazioni dell’Oratorio

 

Roma, 23 settembre 2005

 

Molto Reverendi Padri e cari Confratelli,

 

1. è imminente il IV centenario della nascita al cielo del Ven. Card. Cesare Baronio, discepolo, fin dalla prima ora, del S. P. Filippo e da lui voluto suo successore nel 1593: una vera gloria dell’Oratorio, in cui rifulgono doti esimie di illustre studioso – “padre”, per comune riconoscimento, della storiografia ecclesiastica moderna – unite a solide virtù apprese ed esercitate alla “scuola del Beato Padre”.

Di lui le nostre antiche Congregazioni hanno conservato e tramandato un ricordo grato ed affettuoso; ed anche alle nuove e più recenti Congregazioni non sfugge quanto la sua vita, profondamente intrecciata con quella del Santo Fondatore, sia preziosa fonte di ispirazione.

E’ per questo che, dopo aver solennemente ricordato nel 2004 il IV centenario della morte del Beato Giovenale Ancina, ritengo importante per le nostre Congregazioni ricordare questa insigne figura che ci permette di respirare il clima particolare – e sempre “normativo” per noi – delle origini oratoriane.

 

2.  Nato a Sora, regno di Napoli, il 30 ottobre 1538, Cesare Baronio giunse a Roma, dopo aver compiuto a Veroli i primi studi ed aver iniziato quelli giuridici nella Capitale del Regno, presto lasciata per la preoccupante prospettiva di una guerra tra Spagnoli e Francesi, ma anche per l’attrazione esercitata dall’Urbe, communis patria. Aveva iniziato il suo soggiorno romano abitando con un compagno di studi in Piazza del Duca, ora Piazza Farnese, a due passi da S. Girolamo – dove Padre Filippo viveva – e frequentava alla Sapienza la scuola del grande giurista Cesare Costa; trovò nel nostro Santo, di recente ordinato sacerdote, il vero maestro della sua anima, come egli stesso racconterà ricordando l’impressione che il Padre fece su di lui fin dalla prima volta che, ventenne, lo incontrò e rimase così colpito dalla sua dolce carità e dalle sue sante parole che decise di non lasciarlo più.

Subito che cominciò a praticare col Santo – scrive P. Vannutelli nella Vita di Cesare  Baronio, estratta dagli scritti del P. Generoso Calenzio, Roma, 1938 –  Dio gli comunicò tanta abbondanza di spirito e disprezzo di questa terra, che, se Filippo non gli avesse comandato per obbedienza di continuare gli studi di legge, avrebbe lasciato il mondo e si sarebbe ritirato in qualche stretta religione per servire più perfettamente a Dio […] Ma il Beato Padre non gli volle mai dar licenza, dicendogli che il Signore voleva altro da lui”. 

 

Nella vigilia dell’Epifania del Signore del 1558, nella cameretta di Padre Filippo colma di persone, il Padre gli comandò improvvisamente di dir qualcosa sulla prossima festa. Cesare, che non aveva mai parlato in pubblico, riuscì così bene che Padre Filippo iniziò da quel momento a curare intensamente la vita spirituale del discepolo, occupandosi soprattutto della sua umiltà e sottoponendolo a duri  esercizi di mortificazione interiore, a cui il Baronio si sottopose con grande libertà di spirito.

I suoi interventi all’Oratorio continuavano con una particolare predilezione per i temi della morte e dell’aldilà: Padre Filippo, con una delle sue straordinarie intuizioni, volle che si dedicasse a trattare la storia della Chiesa. Cesare lo farà per trent’anni, riprendendo dall’inizio, ogni quattro anni, la sua esposizione, unendo allo studio severo dei documenti un intenso e filiale amore per il “Corpo del Signore” che la Chiesa è sulla terra.

 

Il 16 dicembre 1560 informò la propria famiglia della decisione di prendere gli Ordini  sacri e nei giorni seguenti fu ordinato suddiacono. In una lettera del 21 maggio 1561 annunciava a suo padre: “ieri sera per grazia del Signore compii il mio dovere e ho soddisfatto il vostro desiderio, e fui addottorato in civile e in canonico…”, tralasciando però di dire che subito aveva lacerato l’attestato dottorale e distrutto il libro di poesie che aveva scritto. Sarà ordinato sacerdote il 27 maggio 1564, primo dei discepoli di Filippo, per la chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini,  avendo rinunciato al buon canonicato che la Chiesa di Sora gli offriva; di qui in poi la sua vita è totalmente intrecciata al sorgere ed allo sviluppo della Congregazione. Nell’aprile del 1577 con i confratelli dimoranti a S. Giovanni dei Fiorentini si trasferisce alla Vallicella: mentre pronuncia l’ultimo sermone, una misteriosa colomba, entrata nell’Oratorio, ne attende la conclusione; poi vola verso la nuova dimora dei Padri. A partire dal 1589, per decisione della Congregazione, inizia la pubblicazione degli Annales Ecclesiastici, frutto del meticoloso studio con cui il padre messer Cesare preparava i sermoni dell’Oratorio, e di varie altre opere, accolte con unanime favore, tra le quali il Martirologio che la Chiesa ha usato fino alla nuova edizione del 2001 e per la quale il testo baroniano ancora funge da base. Mentre cresceva la sua fama di studioso e Padre Filippo non mancava di esercitarlo in ogni modo possibile nell’umiltà, cresceva nel piissimo sacerdote, in eguale misura, l’anelito di un cammino di perfezione sempre più intenso: lo spirito di orazione e di penitenza, l’esercizio delle virtù – umiltà e carità, in primo luogo –,  le fatiche apostoliche continuate anche tra l’incessante lavoro intellettuale e varie infermità (da alcune delle quali fu miracolosamente guarito ad opera di Padre Filippo: quella del 1572, in particolare, da cui Cesare uscì per l’ardente preghiera del Santo che disse a Dio con umile risolutezza: “Restituiscimelo, lo voglio!”) sono accompagnate da doni soprannaturali che accreditano al padre Cesare una immensa stima.

Nel 1593, dopo la partenza del Tarugi per Avignone, Padre Filippo lo scelse, come s’è ricordato, per  suo successore e nel luglio seguente, per espressa volontà del Baronio, tale nomina fu sottoposta alla elezione della Congregazione, la quale, all’unanimità, lo elesse Preposito.

Papa Clemente VIII, che lo stimava grandemente, volle conferirgli una dignità ecclesiastica, ma il Baronio, gettandosi ai piedi di Padre Filippo, ottenne di esserne liberato; non potè tuttavia rifiutare di essere nominato confessore del Papa, anche perché Padre Filippo stesso glielo chiese, intuendo il benefico influsso che il Baronio avrebbe potuto esercitare sulle decisioni del Pontefice, non ultima la  riconciliazione di Enrico IV di Francia con la Chiesa.

 

Padre Filippo era ormai avviato alla fine dei suoi giorni terreni; sarà il padre Cesare a chiedere al Santo l’ultima benedizione sulla famiglia oratoriana.

Privo degli autorevoli interventi che Filippo poteva esercitare sul Pontefice, Cesare è costretto ben presto dall’ordine del Papa ad accettare la nomina di Protonotario apostolico, già per tre volte essendo riuscito a rifiutare vari vescovadi; e nel 1596,  appena rieletto Preposito per il secondo mandato, in obbedienza al Papa dovette accettare la Sacra Porpora, ricevendo come titolo cardinalizio la basilica dei SS. Nereo ed Achilleo – l’antico e venerabile “titulus Fasciolae” – da lui scelta proprio perché fatiscente e bisognosa di restauri.

Nominato Bibliotecario di S. R. Chiesa, visse poveramente in Vaticano, conservando “in saccoccia” la chiave della sua camera nella Vallicella, “amato nido” dove, ogni quindici giorni, continuò a sermoneggiare all’Oratorio. L’Anno Santo del 1600 lo vede umile servo dei pellegrini poveri, a cui aprì la sua casa, trascinando con il suo esempio i più alti dignitari ecclesiastici. Alla morte di Papa Clemente, nel Conclave del 1605, fu assai vicino ad essere eletto Papa, ma riuscì a dirottare i ventotto voti ricevuti sull’amico “filippino” Card. Alessandro de Medici, il quale per pochi giorni, come P. Filippo gli aveva predetto, fu Papa con il nome di  Leone XI; ancora nel Conclave da cui il Card. Camillo Borghese uscì eletto con il nome di Paolo V, il Baronio convinse i Cardinali a rinunciare alla sua elezione. Dolendosi di dover morire cardinale e con l’ardente desiderio di tornare ad essere semplice prete, nel 1606 rientrò alla Vallicella dove spirò il 30 giugno dell’anno seguente, assistito dai confratelli. Trenta Cardinali parteciparono alle sue esequie nella Chiesa della Congregazione ed una folla immensa di fedeli che gli strapparono vesti e capelli, come “si suole in morte di un gran servo di Dio”. Riposa nel sepolcro dei Padri, sotto il presbiterio di S. Maria in Vallicella, nella umiltà più totale,  senza altro monumento che quella lapide sulla parete destra: semplicissima nella sua eleganza, in perfetto stile filippino, essa ricorda che riposano uno accanto all’altro nel sepolcro della Congregazione, Cesare Baronio e Francesco Maria Tarugi, Cardinali di S. Romana Chiesa, per attendere la risurrezione in quella comunione fraterna che vissero alla scuola di P. Filippo: “ne corpora disiungerentur in morte quorum animi, divinis virtutibus insignes, in vita coniunctissimi fuerant”.

 

3.  Iniziato ben presto il processo di Beatificazione, Papa Benedetto XIV riconobbe nel 1745 le virtù eroiche del Baronio e gli conferì il titolo di “Venerabile”. La Causa proseguì – con i tipici ritardi che tante nostre cause conoscono, e non certo per difetto di santità dei nostri candidati agli altari… – fino a tempi recenti, quando, nel 1968, alla Causa fu dato il “reponatur” (e la decisione sorprende non poco), mentre già il Postulatore P. Carlo Gasbarri aveva compiuto un notevolissimo lavoro per la stesura e la presentazione della lodevole “Positio”.

 

Ora, anche in considerazione delle prossime ricorrenze quattrocentenarie del ven. Baronio, la Procura Generale ha ritenuto sia giusto far emergere dagli archivi quel prezioso materiale. Presentata pertanto l’iniziativa ai rappresentanti delle Congregazioni italiane, riuniti a Roma nel giugno scorso per un incontro delle due Federazioni ed avendone avuto favorevole parere, avendo pure ricevuto il conforto di tanti pareri di singoli Confratelli di altre Nazioni, dopo aver esposto la questione al M. R. P. Paul Chavasse, Postulatore Generale, la Procura Generale si fa “actor” della ripresa della Causa.

Si studieranno tutte le opportunità per divulgare, con biografie, stampe e nuovo materiale di devozione, la conoscenza del Venerabile. Alle Congregazioni della Confederazione la Procura Generale stende la mano per chiedere collaborazione ed aiuto anche economico, ed è fiduciosa di averlo, attesa l’importanza, nella storia e nella spiritualità dell’Oratorio, di questo discepolo di san Filippo.

 

4.  In collaborazione con il M. R. P. Giovanni Ferrara, Archivista Generale, sarà pure studiato un programma di celebrazioni per una degna commemorazione del IV centenario. Di tali iniziative le Congregazioni saranno tempestivamente informate. Fin d’ora è possibile supporre che l’anno centenario inizi nel giugno del 2007 e veda la propria conclusione nel giugno 2008, per unire al ricordo del Baronio anche quello dell’altro grande discepolo di S. Filippo,  il card. Francesco Maria Tarugi, che morì alla Vallicella l’11 giugno 1608.

 

5.  Sono lieto, carissimi Confratelli, di concludere il mio incarico di Procuratore Generale dedicando l’ultimo anno del secondo mandato a preparare questo evento da cui attendo, per le nostre Congregazioni, una ventata di sapiente e salutare “ritorno alle origini”.

La celebrazione di questo centenario – come già quella del B. Giovenale Ancina – non è motivata dal gusto di “archeologiche” rievocazioni: è occasione di forte impegno a riscoprire il vero volto della nostra vocazione ed il carisma che ad essa è legato.

Per questo, giunto al termine del mio incarico, desidero lasciare, attraverso la preparazione di questa iniziativa, un segno di ciò in cui ardentemente ho creduto e di ciò che umilmente ho cercato di fare.

 

A chi verrà, l’augurio più sincero insieme alla promessa di fraterna collaborazione.

 

In Corde Christi et P. N. Philippi

Edoardo Aldo Cerrato, C.O.

Procuratore Generale

 


 

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