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Beato Antonio Grassi, dell'Oratorio di Fermo |
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Festa liturgica: 15 dicembre
Aveva un carisma
eccezionale e tutti, popolani e nobili, vedevano in lui un
padre. In quegli anni, nelle Marche, nacquero diverse case
di Oratoriani. In una di queste, a Monte S. Giusto, guarì
istantaneamente il ginocchio di una donna, Giacoma Pupilli.
Eccezionale fu la sua missione di “pacere”, tante le
rivalità che riuscì a ripianare, tra persone importanti come
tra gli umili. Quest’apostolato fu tanto provvidenziale che
il Governatore fece mettere un suo ritratto nel Palazzo di
Città. Padre dei poveri, la sua carità era smisurata. In un
anno di carestia eccezionale donò ai bisognosi anche le
proprie coperte, il soprabito e stese la mano per chiedere
l’elemosina che poi distribuì. La sua generosità divenne
proverbiale e si raccontano diversi fioretti: Padre Antonio
Raccamadoro vide alcune monete di rame tramutarsi nelle sue
mani in monete d’argento, nel Conservatorio delle Orfane
moltiplicò in abbondanza il vino. Visitava di notte coloro
che si vergognavano di ricevere il suo aiuto. Ai
confratelli, che alcune volte lo rimproverarono per
l’eccessiva generosità, diceva che la Provvidenza non
avrebbe fatto mai mancare nulla. Per le elemosine ridusse al
minimo le spese della casa.
Devotissimo
della Vergine Maria, annuale era il suo pellegrinaggio,
finché poté a piedi, alla Santa Casa di Loreto. Qui fu
protagonista di un fatto eccezionale: colpito da un fulmine
restò illeso sebbene le vesti si bruciarono, era il 4
settembre 1621. Ogni sabato si recava nella chiesa di S.
Maria a Mare per celebrarvi la Santa Messa, contribuendo a
far rinascere quel Santuario all’epoca quasi abbandonato. La sua fama di santità arrivò a Roma, conquistando la stima del Papa e dei confratelli. Tra gli altri il Cardinale Colloredo, subito dopo la sua morte, ne istruì il processo di beatificazione. Il Beato Antonio predisse la propria salita al cielo quattro anni prima che avvenisse. Assistito spiritualmente anche dall’arcivescovo di Fermo, che durante i giorni dell’agonia non si allontanò dal suo capezzale, spirò alle ore 22 del 13 dicembre 1671. Immediata fu la fama di santità in tutta Italia e anche in Germania, numerose le grazie e i miracoli a lui attribuiti. Durante l’Anno Santo del 1900, il 30 settembre, Papa Leone XIII lo beatificò. Il suo corpo è custodito, in un’artistica urna di cristallo, sotto la mensa dell’altare maggiore della Chiesa del Carmine di Fermo. Il complesso conventuale in cui visse tutta la vita di sacerdote, per cinquantacinque anni, è oggi sede del tribunale. (dal sito www.santiebeati.it) |