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Venerabile Card. Cesare Baronio

 


Cenni biografici


 

Il Ven. Cesare Baronio, che P. Filippo nel 1593 volle suo successore, e che amò per le sue altissime virtù, pur nella diversità del temperamento, iniziò ventenne a frequentare l’Oratorio in San Girolamo della Carità.

Era nato a Sora, regno di Napoli, il 30 ottobre 1538 e giungeva a Roma dopo i primi studi compiuti a Veroli ed una breve esperienza di studi giuridici a Napoli. Aveva lasciato la capitale del Regno e si era trasferito a Roma, turbato dalla prospettiva di una guerra tra Spagnoli e Francesi, ma anche attirato, sicuramente, da questa communis patria. Abitando con un compagno di studi in Piazza del Duca, ora Piazza Farnese, a due passi da S. Girolamo, mentre frequentava alla Sapienza la scuola del grande giurista Cesare Costa, trovò in P. Filippo il vero maestro della sua anima.

Racconterà più tardi che la prima volta che lo incontrò restò tanto colpito dalla dolce carità e dalle sante parole di P. Filippo, che decise di non lasciarlo più. “E, subito che cominciò a praticare col Santo, Dio gli comunicò tanta abbondanza di spirito e disprezzo di questa terra, che, se Filippo non gli avesse comandato per obbedienza di continuare gli studi di legge, avrebbe lasciato il mondo e si sarebbe ritirato in qualche stretta religione per servire più perfettamente a Dio […] Ma il Beato Padre non gli volle mai dar licenza, dicendogli che il Signore voleva altro da lui”.

Il 5 gennaio del 1558, vigilia dell’Epifania del Signore, nella cameretta di Filippo colma di persone, il Padre comandò improvvisamente a Cesare di dir qualcosa sulla prossima festa. Non aveva mai parlato in pubblico, ma gli riuscì bene. Filippo iniziò da quel momento a curare intensamente la vita spirituale del discepolo, occupandosi soprattutto della sua umiltà e sottoponendolo a duri esercizi di mortificazione interiore, compiuti dal Baronio con grande libertà di spirito. Continuavano i suoi interventi all’Oratorio, con una particolare predilezione per i temi della morte e dell’aldilà, quando P. Filippo volle che il Baronio si dedicasse a trattare la storia della Chiesa; lo farà per trent’anni, riprendendo dall’inizio, ogni quattro anni, la sua esposizione.

Il 16 dicembre 1560 scrisse alla famiglia la sua decisione di prendere gli Ordini sacri e nei giorni seguenti fu ordinato suddiacono. In una lettera del 21 maggio 1561 annunciava al padre: “ieri sera per grazia del Signore compii il mio dovere e ho soddisfatto il vostro desiderio, e fui addottorato in civile e in canonico…”, tralasciando però di dire che subito aveva lacerato l’attestato dottorale e distrutto il libro di poesie che aveva scritto. Sarà ordinato sacerdote il 27 maggio 1564, primo dei discepoli di Filippo, per la chiesa di S. Giovanni dei Fiorentini, avendo rinunciato al buon canonicato che la Chiesa di Sora gli offriva; di qui in poi la sua vita è totalmente intrecciata al sorgere ed allo sviluppo della Congregazione.

Nell’aprile del 1577 con i confratelli di S. Giovanni si trasferisce alla Vallicella: mentre pronuncia l’ultimo sermone, una misteriosa colomba, entrata nell’Oratorio, ne attende la conclusione; poi vola verso la nuova dimora dei Padri. A partire dal 1589, per decisione della Congregazione, inizia la pubblicazione degli Annales ecclesiastici, frutto del meticoloso studio con cui P. Cesare preparava i sermoni dell’Oratorio, e di varie altre opere, accolte con unanime favore, tra le quali il Martirologio che la Chiesa ha usato fino alla nuova edizione del 2001 e per la quale il testo baroniano ancora funge da base. Mentre cresceva la sua fama di studioso e P. Filippo non mancava di esercitarlo nell’umiltà, in tutti i modi possibili, cresceva nella stessa misura nel piissimo sacerdote l’anelito di un cammino di perfezione sempre più intenso: lo spirito di orazione e di penitenza, l’esercizio delle virtù - umiltà e carità, in primo luogo - le fatiche apostoliche continuate anche tra l’incessante lavoro intellettuale e varie infermità (da alcune del-le quali fu miracolosamente guarito ad opera di P. Filippo: quella del 1572, in particolare, da cui Cesare uscì per l’ardente preghiera di P. Filippo che disse a Dio: “Restituiscimelo, lo voglio!”) sono accompagnate da doni soprannaturali che accreditano a P. Cesare una immensa stima.

Nel 1593 P. Filippo lo scelse, come abbiamo ricordato, dopo la partenza del Tarugi per Avignone, per suo successore e nel luglio, per espressa volontà del Baronio, la Congregazione tenne le elezioni dalle quali all’unanimità uscì eletto Preposito. L’anno seguente Papa Clemente VIII volle conferirgli una dignità ecclesiastica, ma il Baronio, gettandosi ai piedi di Padre Filippo ottenne di esserne liberato; non potè tuttavia rifiutare la nomina di confessore del Papa, che gli diede modo di influire beneficamente sulle decisioni del Pontefice riguardo alla riconciliazione di Enrico IV di Francia.

Padre Filippo è ormai avviato alla fine dei suoi giorni terreni; sarà P. Cesare a chiedere l’ultima benedizione del Santo sulla sua famiglia. Da questo momento il Baronio, che già per tre volte era riuscito a rifiutare vari vescovadi, è costretto ad accettare la nomina di Protonotario apostolico, e nel 1596, appena rieletto Preposito per il secondo mandato, dovette accettare la Sacra Porpora in obbedienza al Papa, che gli assegnava il titolo presbiterale dei SS. Nereo ed Achilleo, l’antica Basilica che egli aveva scelto proprio perché fatiscente e bisognosa di restauri. Nominato Bibliotecario di S. R. Chiesa, visse poveramente in Vaticano, conservando “in saccoccia” la chiave della sua camera nella Vallicella, “amato nido” dove, ogni quindici giorni, continuò a sermoneggiare all’Oratorio.

L’Anno Santo del 1600 lo vede umile servo dei pellegrini poveri, a cui aprì la sua casa, trascinando con il suo esempio i più alti dignitari ecclesiastici. Alla morte di Papa Clemente, nel Conclave del 1605, fu assai vicino ad essere eletto Papa, ma riuscì a dirottare i ventotto voti ricevuti sull’amico “filippino” Card. Alessandro de Medici, il quale per pochi giorni, come P. Filippo gli aveva predetto, fu Papa con il nome di Leone XI; ancora nel Conclave da cui uscì eletto il Card. Camillo Borghese, Paolo V, la sua elezione fu molto appoggiata, ed anche questa volta egli ottenne che fosse scongiurata.

Dolendosi di dover morire cardinale e con l’ardente desiderio di tornare ad essere semplice prete, nel 1606 rientrò alla Vallicella dove spirò il 30 giugno dell’anno seguente, assistito dai confratelli. Trenta Cardinali parteciparono alle sue esequie nella Chiesa della Congregazione ed una folla immensa di fedeli che gli strapparono vesti e capelli, come “si suole in morte di un gran servo di Dio”. Riposa nel sepolcro dei Padri, sotto il presbiterio di S. Maria in Vallicella, nella umiltà più totale, senza altro monumento che quella lapide sulla parete destra, che lo ricorda con il confratello Cardinale Tarugi. Benedetto XIV lo ha proclamato Venerabile il 12 gennaio 1745.


Bibliografia


 

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CALENZIO G., La vita e le opere del card. Cesare Baronio, della Congregazione dell’Oratorio, Bibliotecario di S. Romana Chiesa, Roma, 1907

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CISTELLINI A., Attualità di Cesare Baronio, in “Memorie Oratoriane”, 14 (1984), 42-54

JEDIN H., Il cardinale Cesare Baronio: l'inizio della storiografia ecclesiastica cattolica nel sedicesimo secolo, Brescia, 1982

RONCALLI A. G., Il Card. Cesare Baronio, in “La Scuola Cattolica”, XXXVI, 1908, vol. XIII, pp. 3-29. Ristampata a cura, con premessa e note di G. DE LUCA, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1961

TOSCANO G., Baronio e le immagini, Sora, 1984 (estratto da: "Baronio e l'arte", Atti del Convegno internazionale di Studi, Sora, 10-13 ottobre 1984)

VANNUTELLI P., Vita di Cesare Baronio, estratta dagli scritti del P. Generoso Calenzio, Roma, 1938

ZEN S., Baronio storico: Controriforma e crisi del metodo umanistico, Napoli, 1994

 


Per approfondire


 

> IV Centenario della morte (1607-2007)

 

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