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Venerabile Mons. Giovanni Battista Arista
Cenni biografici
Il bimbo crebbe forte nella volontà e dotato di robusta pietà a contatto con i suoi genitori e con i Padri dell’Oratorio che, tra mille difficoltà, vivendo privatamente, continuavano nella chiesa della Congregazione ad esercitare il ministero, con una particolare attenzione all’educazione dei giovani nel Collegio San Michele.
“Finalmente ci siamo uniti in comunità! - scrisse a P. Giulio Castelli il 6 giugno - Qual sia il contento dell’anima mia non so esprimere, e tanto meno so esprimere la gratitudine che sento per il Buon Dio, che certo per l’intercessione della Madonna e del nostro S. Filippo, in bonum Congregationis nos congregavit”. Eletto Preposito nel 1896 e Direttore del Collegio, con possenti fiotti di vita nuova P. Arista animò la Congregazione con le parole, ma soprattutto con gli esempi di tenace fedeltà ai doveri della vita fraterna. Il suo cuore - preziose le testimonianze dei Processi - splendeva di sconfinata bontà: la sua dolcezza, che leniva tanti dolori, e la sua forza, che infondeva coraggio, sostennero i passi della rinata Congregazione; ma attiravano, al tempo stesso, alla “scuola” di P. Arista tante persone affascinate dal suo spirito sacerdotale.
Il Vescovo di Acireale, Mons. Gerlando Genuardi, non faticò certamente a vedere nel giovane seminarista e poi nel Padre filippino la figura più alta della sua diocesi e pensò a lui come successore. L’umiltà di P. Arista aveva ottenuto da Papa Leone XIII, che nel 1901 lo aveva nominato Vescovo di Sebaste con incarico di Prelato nullius di S. Lucia del Mela, di poter rifiutare la nomina già comunicata con biglietto della Segreteria di Stato; la stessa umiltà non ottenne invece, nel 1904, di eludere la nomina ad Ausiliare di Acireale. P. Arista si recò a Roma in quella circostanza, e le sue preghiere presso l’altare di S. Filippo rimasero impresse nella mente di chi lo vide. P. Timpanaro ricorda d’averlo visto in estasi, sollevato da terra, durante la celebrazione della S. Messa.
“Omnia in caritate” è il motto episcopale scelto dall’Arista: fu il programma attuato giorno per giorno tra le enormi difficoltà causate da calamità naturali, dall’incomprensione di politici, da problemi in Seminario, dalle infermità che lo portarono a morire di cancro allo stomaco. “Oh dolore, dolore! - scriveva nella Lettera Pastorale del 1918 - Vieni e lavora le nostre anime; vieni e consuma in esse gli amori perversi che tentano di spegnere la sacra fiamma della carità; vieni e stabilisci in esse della carità il regno. Così piaceremo a Dio; così compiremo la legge di Dio!”.
“Ci voglio stare sulla croce - ripeteva - Gesù mio, ci voglio stare. Dalla croce si sale, non si scende… Ad ogni costo sulla croce”. Fu il Vescovo dell’Eucarestia, e dall’Eucarestia trasse la forza di servire con amore senza misura ogni fedele della sua Chiesa, prete o laico. Spirò il 27 settembre 1920, consumato dalla malattia ed ancor più da un dono incessante che gli fece spendere la vita stilla a stilla. Volle riposare nella chiesa dell’Oratorio, accanto al tabernacolo, amore della sua vita, e sotto lo sguardo della Madonna della Purità, alla quale disse, tra le ultime parole pronunciate su questa terra: “Mia Signora e Madre mia, ricordatevi che io sono vostro”.
Il 1 giugno 2007 Sua Santità Benedetto XVI lo ha proclamato Venerabile.
Bibliografia
CRISTALDI G., Il cuore di un Vescovo. Mons. G. B. Arista, Acireale, 1950 IACEN. Canonizationis Servi Dei Ioannis B. Arista. Positio super virtutibus, Romae, 1992 MAMMANA S., Servo di Dio Mons. G. B. Arista d.O. - II Vescovo di Acireale, Acireale, 1961 |
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