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450.mo anniversario dell'Ordinazione

sacerdotale di San Filippo Neri

 

 

 

 

Ai Reverendissimi Padri Prepositi

e a tutti i Sodales

delle Congregazioni dell'Oratorio.

Carissimi Confratelli,

1. Nel Congresso Generale dello scorso ottobre è stato ricordato che il 23 maggio del 2001 si sarebbero compiuti 450 anni dalla Ordinazione sacerdotale del nostro Santo Padre Filippo, ed alcuni confratelli hanno invitato il Procuratore Generale della Confederazione dell'Oratorio a non passare sotto silenzio questo anniversario.

Ho accolto con molto piacere questo invito, poiché, vi leggo la testimonianza dell'amorosa attenzione dei figli verso il S. Padre Filippo. Ed è una attenzione ancor più significativa in quanto sottolinea quello che potrebbe in apparenza sembrare un "dettaglio": il ricordo, infatti, non si colloca in una data secolare, ma richiama il mezzo secolo trascorso della celebrazione dell'ultimo centenario dell'Ordinazione di san Filippo (1951), a cui l'allora Procuratore Generale P. Edward Griffith diede particolare risalto inviando a tutte le Congregazioni una "Lettera fraterna".

Quanto sia sostanziale il ricordo dell'Ordinazione di P. Filippo, e non dettato da semplice desiderio di occasioni commemorative, si comprende pensando ai frutti copiosi che da quella Ordinazione scaturirono.

Il ministero sacerdotale di Filippo Neri contribuì in modo straordinario, prima e dopo il Concilio di Trento, alla vera riforma della Chiesa, come non hanno mancato di rilevare gli storici.

Per noi, inoltre, come oratoriani, è motivo di gioia ricordare che anche le Congregazioni di cui siamo parte - e che amiamo come un bene prezioso, pur consapevoli dei limiti che sovente presentano a causa della nostra umana fragilità - sono frutto propriamente di quella Ordinazione sacerdotale.

L'Oratorio infatti, benchè se ne possano scorgere le intuizioni già nell'apostolato laicale del giovane Filippo, ha le sue vere radici nel ministero sacerdotale che Padre Filippo visse con totale dedizione, e la stessa Congregazione, che al servizio dell'Oratorio nacque, trae origine dal ministero sacerdotale con cui San Filippo plasmò alcuni dei suoi più assidui discepoli e penitenti.

Non ci mancano perciò i più validi motivi per ricordare festosamente il 450° anniversario di un evento così ricco di doni.

2. Ho pensato che tenue omaggio della Procura Generale all'anniversario dell'Ordinazione del nostro Padre puo' essere la pubblicazione della nuova Rivista di cui parlai nella relazione al Congresso Generale dell'ottobre scorso.

Con essa la Procura Generale intende realizzare uno strumento di comunicazione e di comunione tra le Congregazioni, e colmare la lacuna costituita dalla cessazione (1977) dell'organo ufficiale della Confederazione ("Oratorium. Archivum historicum Oratorii S. Philippi Nerii") che era "Semestrale commentarium de rebus oratorianis, promotum a Confoederatione Oratorii, editum a Congregatione Oratorii de Urbe".

La nuova Rivista, alla cui preparazione si sta lavorando da alcuni mesi e di cui non ho mancato di tenere informata la Deputazione Permanente, si presenterà invece come "Annuale commentarium de rebus oratorianis a Procura Generali Confoederationis Oratorii editum" ed avrà come titolo "Annales Oratorii". Ospiterà, contributi di storia, spiritualità ed attualità oratoriana, una sezione di bibliografia oratoriana, e porterà il Notitiarium Procurae Generalis.

E' mio ardente desiderio che il primo numero della Rivista possa uscire proprio in questo anno, che vede l'anniversario filippiano accompagnato dal ricordo del II centenario della nascita del Ven. Card. J.H.Newman (21 febbraio) e dalla festa per la canonizzazione del B. Luigi Scrosoppi, prete dell'Oratorio di Udine (10 giugno 2001).

3. Sono però convinto che la migliore celebrazione dei 450 anni dell'Ordinazione del nostro Padre è quella che le singole Congregazioni vorranno fare nell'ambito delle Comunità locali, in forma sentita e fraterna, mediante una sincera rivisitazione del Suo carisma sacerdotale, dei Suoi metodi e del Suo zelo apostolico, come nel recente Congresso Generale il Sommo Pontefice ci ha ricordato:

<<All'alba del terzo millennio cristiano, la vostra Assise si propone di rivisitare, sotto il profilo prevalentemente pastorale, le sorgenti del movimento spirituale che trae origine da San Filippo Neri, con l'intento di rispondere fedelmente alla missione di sempre: condurre l'uomo all'incontro con Gesù Cristo "Via, Verità e Vita", realmente presente nella Chiesa e "contemporaneo" di ogni uomo.

Tale incontro, vissuto e proposto da San Filippo Neri in modo originale e coinvolgente, porta a diventare uomini nuovi nel mistero della Grazia, suscitando nell'animo quella "gioia cristiana" che costituisce il "centuplo" donato da Cristo a chi lo accoglie nella propria esistenza. Favorire un personale incontro con Cristo rappresenta anche il fondamentale "metodo missionario" dell'Oratorio. Esso consiste nel "parlare al cuore" degli uomini per condurli a fare un'esperienza del Maestro divino, capace di trasformare la vita. Ciò si ottiene soprattutto testimoniando la bellezza di un simile incontro, da cui il vivere riceve senso pieno. E' necessario proporre ai "lontani" non un annuncio teorico, ma la possibilità di un'esistenza realmente rinnovata e perciò colma di gioia.

Ecco la grande eredità ricevuta dal vostro Padre Filippo! Ecco una via pastorale sempre valida, perché iscritta nella perenne esperienza cristiana! Auspico che la rivisitazione delle fonti della spiritualità e dell'opera di San Filippo, operata dal vostro Congresso, susciti in ciascuna Congregazione una rinnovata consapevolezza della validità e dell'attualità del "metodo missionario" del vostro Fondatore e rechi un significativo contributo all'impegno della "nuova evangelizzazione".

"Chi vuol altra cosa che non sia Cristo, non sa quello che si voglia; chi dimanda altra cosa che non sia Cristo, non sa quel che dimanda; chi opera e non per Cristo, non sa quel che si faccia". Queste parole del vostro santo Fondatore indicano il criterio sempre valido di ogni rinnovamento della comunità cristiana, che consiste nel ritornare a Gesù Cristo: alla sua parola, alla sua presenza, all'azione salvifica che Egli attua nei Sacramenti della Chiesa.

Tale impegno condurrà i Sacerdoti a privilegiare, com'è nella vostra tradizione, il ministero delle Confessioni e l'accompagnamento spirituale dei fedeli, per rispondere pienamente al vostro carisma ed alle attese della Chiesa. Essi aiuteranno in tal modo i laici appartenenti agli Oratori secolari a comprendere l'essenziale valore dell'essere "christifideles", alla luce dell'esperienza di San Filippo che, riguardo al laicato, anticipò idee e metodi che si sarebbero rivelati fecondi nella vita della Chiesa.

Ogni Congregazione dedichi particolare cura alla formazione iniziale e permanente dei singoli e delle Comunità, per assimilare l'ideale trasmesso da San Filippo e riproposto dai testi costituzionali, in vista di una crescente vitalità spirituale e di un'efficace presenza apostolica.

In particolare, vi esorto a lasciarvi guidare da questi valori, soprattutto nell'avvicinare il mondo giovanile, che è carico di promesse, nonostante le difficoltà, sentendovi inviati specialmente a quanti sono "lontani", ma tanto vicini al Cuore del Salvatore. In tale contesto, vi sarà di grande sostegno la tradizionale sensibilità degli Oratoriani per l'arte e la cultura, vie particolarmente idonee per una significativa presenza evangelizzatrice.>>

4. Sulla base della convinzione che sopra ho espresso, e consapevole che la migliore e più proficua commemorazione è la riflessione che, personalmente e comunitariamente, vorremo fare, guardando in volto il nostro Padre Filippo e lasciandoci da lui guardare, mi permetto di proporre la Lettera Fraterna che P. Griffith preparò, cinquant'anni or sono, per il 400° anniversario, meditando e pregando - come egli stesso scrive - nella cameretta di P. Filippo, a San Girolamo della Carità.

Ho ritrovato nell'Archivio della Procura Generale il testo di quella Lettera, che certamente dovrebbe trovarsi anche nell'Archivio delle allora esistenti 51 Congregazioni.

Leggendo quelle pagine, ingiallite dai cinquant'anni che da noi le separano, mi trovo dinanzi ad un documento che risente - e non potrebbe essere diversamente - del tempo trascorso, ma che mi pare conservare, nella sostanza, una voce di significativa attualità: merito, certamente, dell'intelligenza del P. Griffith, ma anche, forse, del permanere di questioni importanti allora presenti ed oggi non assenti.

L'attuale Procuratore (che si sente così piccolo al confronto dell'indimenticabile primo Procuratore eletto da un Congresso Generale, il quale sarebbe divenuto, nel 1958, il primo Visitatore eletto dopo il periodo dei Visitatori Apostolici), si trova a ripercorrere le riflessioni di P. Griffith non più a San Girolamo, culla dell'Oratorio, di cui possiamo soltanto conservare il ricordo, ma nella casa annessa alla chiesa di San Tommaso in Parione.

Il luogo è il più significativo per ripensare all'Ordinazione di san Filippo, avvenuta proprio qui il 23 maggio del 1551.

La chiesa è da anni affidata ai cattolici Etiopi di rito alessandrino, per quanto negli accordi per l'acquisto della casa P. Dario avesse posto come condizione, nel 1987, che il tempio passasse in rettoria alla Procura Generale; ma il Vicariato di Roma, nonostante le sollecitazioni della Procura, rinnovate anche in questi ultimi mesi, non ha ancora trovato il modo di compiere questo passaggio.

Accanto a questa chiesa, anch'essa ideale "culla dell'Oratorio" in quanto luogo dell'Ordinazione sacerdotale di Padre Filippo, rileggo con voi, carissimi confratelli, la Lettera fraterna del P. Edward Griffith, confidando che anche a voi offra un aiuto per la riflessione in ordine all'imminente anniversario.

Le Congregazioni dell'Oratorio negli anni successivi al 1951 hanno, certo, a disposizione validi strumenti per riflettere sulla spiritualità sacerdotale di San Filippo: mi limito a citare l'Itinerario Spirituale approvato dal Congresso Generale del 1994; la Lettera Pontificia per il IV centenario filippiano (1995), il Discorso rivolto dal Santo Padre ai partecipanti al Congresso Generale dell'anno 2000; e, più in generale, la "Presbyterorum Ordinis", altri fondamentali Documenti del Concilio Ecumenico Vaticano II e l'Esortazione Apostolica post-sinodale "Pastores dabo vobis" di Papa Giovanni Paolo II.

Credo tuttavia che la Lettera fraterna di P. Griffith, che allego alla presente, non abbia perduto una sua dimensione "profetica" in alcune considerazioni più strettamente collegate alla nostra vita di sacerdoti appartenenti alle Congregazioni dell'Oratorio.

Ne riporto il testo in forma pressochè integrale, nella certezza che susciterà riflessioni e fornirà, a singoli e a Comunità, l'occasione di elaborare nuove considerazioni.

 

NEL IV CENTENARIO DELL'ORDINAZIONE SACERDOTALE

DI S. FILIPPO

 

23 maggio 1951

 

Reverendissimo e carissimo Padre Preposito,

Carissimi Padri e Fratelli in San Filippo,

L'anno 1951 ci porta il quarto Centenario dell'ordinazione sacerdotale del nostro Santo Padre Fondatore. Nel giorno preciso di questo felice anniversario sarà celebrata a Roma una festa solenne, preparata dal degno Successore di San Filippo nella Comunità Romana, Rev.mo P. Paolo Caresana.

Io, da parte mia , voglio contribuire alla commemorazione con queste poche righe, al fine di suscitare in tutti noi pensieri identici circa il significato e la portata di tale avvenimento.

Infatti, tutti noi ci attribuiamo la figliolanza spirituale di San Filippo, e quanto più ci avviciniamo alle sue idee, che sono i nostri ideali, tanto più ci sentiamo fratelli, legati gli uni agli altri da vincoli di autentico affetto fraterno. Possa il Procuratore Generale, il quale per il suo ufficio è sempre a contatto con tutte le famiglie dell'Istituto filippino, stringere sempre più questi vincoli "ad fraternam Congregationum unionem" (St.80,3).

Apparirà forse ad alcuni che queste lettere circolari da parte del Procuratore Generale possano essere non ben viste da parecchi, e alquanto dissonanti dalle nostre tradizioni oratoriane.

Tuttavia sento in coscienza di doverlo fare, per tre motivi: in primo luogo perché mi pare un mezzo efficace per ottenere lo scopo assegnato al Procuratore nei nostri Statuti, cioè quello di fomentare lo spirito di fratellanza oratoriana; in secondo luogo, perché mi sento ispirato unicamente dall'amore a San Filippo e alla nostra vocazione oratoriana; infine, poiché diversi Oratori di varie nazionalità mi hanno pregato di continuare il contatto con essi per mezzo di queste lettere, che possono essere ricevute e lette in quello spirito definito dal Card. Newman "cor ad cor loquitur".

Il P. Faber, primo Preposito della mia Congregazione, disse: "St. Philip expresses an idea" - S. Filippo è l'espressione di un'idea.

Ora, è certo che si può discutere intorno ad una idea, con molta scienza e precisione teorica, senza che la idea ispiri un'azione pratica; a meno che l'idea non sia rivestita di carne e di sangue, cioè che sia viva e vivificante.

E così, San Filippo rappresenta un'idea: non però in astratto, ma nella sua piena realizzazione, viva e ed operante.

La si apprezzerà pienamente, e  ci si sentirà mossi all'azione quando la si segue nella sua evoluzione e nel progresso di santità testimoniato dal corso della vita stessa di San Filippo.

Egli medesimo, infatti, ci insegna che il raggiungimento dell'ideale non è opera di un solo giorno. Ecco perché una piccola conversazione familiare intorno all'evento principale della sua vita ci aiuterà a seguirlo in questa via verso l'ideale, con più grande comprensione e con perseverante fedeltà.

La presente, dunque, sarà un piccolo contributo a questa conversazione familiare.

1. San Filippo era Sacerdote.

Ciascuna famiglia o società religiosa ha i propri mezzi e idee per condurre i suoi membri alla santità. Naturalmente il fine è identico per tutte: l'amore a Dio e l'offerta totale di se stessi a Lui, poiché, come dice S. Bernardo: "quantitas cuiusque animae aestimatur de mensura caritatis quam habet".

Non meno vero è il detto: "qui vult finem vult et media".

Il mezzo classico della nostra offerta a Dio si trova, secondo S. Tommaso, nel praticare i consigli evangelici, sia sotto vincolo del voto, sia - e questo è il nostro caso - con atto libero e continuo della propria volontà ("per liberam consiliorum evangelicorum observantiam" St.,7).

Ciò che rende interessantissima la storia della spiritualità cristiana, è il fatto che le idee ispiratrici, i motivi psicologici, le espressioni formali ed i quadri giuridici dimostrano una straordinaria varietà nei diversi periodi della Chiesa, e "in concreto" appaiono condizionati dalle personalità umane e ad avvenimenti sociali.

Io credo che San Filippo sia uno di quelli che pensano che non è la pratica delle virtù che conduce all'amore di Dio, bensì è l'amore di Dio che darà come risultato la pratica delle virtù. L'amore, nella considerazione di Filippo, è la sorgente della santità, è la via alla santità. Pochi sono i Santi nella storia della Chiesa che abbiano annesso tanta importanza all'amore, tanto da farne il solo ed esclusivo vincolo. Mai prima di lui avevano pensato di di sostituire ai legami giuridici il solo amore.

Come è splendido questo, e quanto arrischiato!

L'idea, di cui san Filippo è espressione, venne a maturarsi quando egli fu ordinato sacerdote.

In altre parole, l'ideale oratoriano, la via oratoriana è essenzialmente sacerdotale.

Mi sembra che P. Faber abbia avuto questo in mente quando disse ai Padri di Londra che il nostro spirito è eminentemente ecclesiastico. Lavorare per Cristo e con Cristo, unire l'offerta di tutta una vita al sacrificio di Cristo, "hostia cum Hostia", unirsi a Cristo "Summus et aeternus Sacerdos" , pregare e operare da membri sacerdotali del Corpo mistico, di cui il Capo è Cristo, essere ispirati in una maniera speciale dalle parole di Cristo: "ego sum vitis et vos palmites": tutto ciò fa certamente parte della spiritualità oratoriana.

Non dice infatti espressamente il n° 9 degli Statuti: "Finis specialis Oratorii est animarum saluti totis viribus per ministerium sacerdotale, ad normam Constitutionum et Statutorum, cooperari"?

Il nostro grande Card. Capecelatro sottolineò fortemente questo punto, ed il Pourrat, nella sua classica opera di spiritualità cristiana, in cui pone in giusta luce il contributo speciale di san Filippo nel costruire il "Christus totus", arriva alla medesima conclusione. Leggiamo chiaramente sviluppata tale idea anche nel libro del P. Gasbarri, "Lo spirito dell'Oratorio", al cap.7, ove si possono trovare le referenze al card. Capecelatro e al Pourrat.

Tuttavia, anche se l'idea non è nuova, possiamo ancora aggiungere che, essendo il sacerdozio di Cristo la fonte delle "investigabiles divitiae Christi", quanto più fedelmente noi realizziamo lo stare nel medesimo sacerdozio "in caritate radicati et fundati", tanto più sicuramente potremo "scire etiam supereminentem scientiae caritatem Christi, ut impleamur in omnem plenitudinem Dei".

La medesima cosa si applica, mutatis mutandis, ai nostri fratelli laici "qui Sancto Patri Philippo carissimi fuerunt, veri fratres veraque membra Congregationis habendi sunt".

2. San Filippo ricevette il Sacerdozio a 36 anni.

San Filippo era ciò che noi oggi chiamiamo una vocazione "adulta". Similmente la maggior parte  dei suoi primi compagni. Nelle nostre Costituzioni si riflette questo fatto storico e provvidenziale: "Oratorii Patres, beati Philippi Institutoris optimi morem secuti, nonnisi homines probatae vitae...recipi volunt ad suorum numerum aggregandos" (Cost.75).

Tale era la pratica per molti secoli. Con ciò non voglio dire che non possano accettarsi postulanti minori di una certa e definita età: questo sarebbe un calcolo troppo umano e meccanico. Solo voglio sottolineare questo punto essenziale: la costanza delle tradizioni al riguardo, la tendenza chiara delle Costituzioni, il carattere democratico della nostra vita di comunità, il nostro metodo di apostolato, in una parola: la nostra intera vocazione , presuppone una certa maturità di giudizio ed un innegabile, per quanto modesto, senso di responsabilità personale; e tutto ciò in tal misura che se queste qualità lasciassero a desiderare, diminuirebbe assai seriamente il contributo essenziale, e caratteristicamente unico, dell'Oratorio alla vita del Corpo Mistico della Chiesa.

Qualcuno potrà obiettare che questo non sarà una tragedia, purchè gli oratoriani siano buoni sacerdoti, nel senso convenzionale della parola.

Direi però che una tale asserzione di appoggia su una supposizione falsa.

L'intera atmosfera della vita oratoriana, la libera discussione, decisioni per voto di maggioranza, l'assenza di una rigida legislazione e di sanzioni severe, tutto ciò richiede da parte dei  membri un senso delicato di discrezione, viste larghe e generose, e la capacità di apprezzare l'opinione altrui, non esclusa la stima obiettiva per tali opinioni differenti dalle proprie.

Inoltre, tutte queste qualità devono radicarsi in una vita spirituale forte e seria, nella solida pietà e nella carità. Abitualmente la Grazia non fa che perfezionare le qualità naturali, ma non le crea.

E le sopraddette sono qualità indispensabili per un funzionamento fruttuoso e indisturbato della vita comune oratoriana. Qualora un membro non possedesse tali requisiti, cioè non fosse "quasi natus", come dicono le Costituzioni, egli medesimo non sarebbe adatto in nessun modo alla nostra vita, né troverebbe l'atmosfera propizia per il suo sviluppo spirituale.

Che dire dunque di una Congregazione che tiene membri non adatti?

La democrazia cederà facilmente il posto o alla anarchia o alla monarchia, o per lo meno alla oligarchia.

Ciò che soffrirà maggiormente per questo stato di cose sarà l'apostolato. La mancanza di vera vita di comunità si farà sentire pure nell'abilità, nella cultura ascetica e teologica. Conseguenze: direzione spirituale senza zelo e senza efficacia,  sermoni banali, poco o nulla il contributo dei singoli alle opere comuni. Il carattere creativo e sempre attuale del genuino apostolato oratoriano cederà ad un formalismo "istituzionale" senza dinamismo, senza sforzo personale e senza iniziative originali e fresche. Rimarrà infine un solo caratteristico distintivo dell'Oratorio: la grande indipendenza dall'autorità diocesana, magari in danno della Congregazione medesima.

Sarà sorprendente se una tale Congregazione non attrarrà nessuna nuova vocazione seria e adatta?

Sarà poi una tragedia se una tale Congregazione decaduta finirà con l'estinguersi definitivamente?

Lo sforzo più tenace dei bene intenzionati - tra i quali, va da sé, il Procuratore Generale che "curam specialem illarum Congregationum gerere tenetur quae extintioni proximae sunt" - sarà interamente vano se  gli elementi essenziali - Padri adatti e zelanti, anche se pochi - non staranno a disposizione.

Una comunità debole, la cui debolezza è dovuta all'accettazione - chissà, già da tempi addietro - di elementi inadatti, è pure un pericolo per le altre Congregazioni nostre. E il pericolo consiste nel doversi adottare soluzioni e sistemi inadeguati, "ad evitanda mala maiora".

Tali sistemi poi, a lungo andare fatalmente depauperano le Congregazioni, e mettono a repentaglio la nostra specifica spiritualità oratoriana, il nostro vero apostolato e tutta la fisionomia genuina dell'Oratorio.

Trovare vocazioni buone e idonee non è certamente un lavoro facile. Però, che sia possibile è dimostrato pure oggi...

3. San Filippo divenne Sacerdote per merito del suo Direttore spirituale.

Il pensiero, nell'anniversario dell'ordinazione di san Filippo, ci porta con gratitudine anche al gentile e santo sacerdote che sta dietro la scena di questa ordinazione: P. Persiano Rosa.

Non sappiamo molto di lui, e può darsi che non abbiamo messo molto impegno a saperne di più; però il suo "bonus odor" permea soavemente tutta la festività. Il suo gentile lume spirituale brilla ancora, riflesso com'è nello specchio di San Filippo.

Il nostro santo aveva vissuto il primo periodo del suo apostolato come laico di vita santa, come giovane apostolo secolare, con l'aiuto di un buon sacerdote, Direttore spirituale, e per questa via finì per arrivare al sacerdozio.

E' sorprendente, in questo caso, che san Filippo sacerdote abbia adottato lo stesso metodo del suo Padre spirituale?

La direzione spirituale ed il ministero del confessionale divenne il suo lavoro principale, e questo apostolato eminentemente personale era la "fons et origo" di tutta la sua opera: gli Oratori serali, la visita alle sette chiese, e la fondazione della Congregazione medesima.

Ciò è una verità storica, in quanto tutto iniziò nella sua piccola stanza di san Girolamo della Carità; è vero pure "biologicamente", poiché la radice di tutto stava in questa sua attitudine.

Era questo apostolato modesto e tranquillo che lo fece, di nome e di fatto, il riformatore di Roma: non la predicazione, non l'apostolato liturgico, e neppure gli Oratori serali.

La prima e la più genuina forma di apostolato oratoriano, nella quale San Filippo ci assicurerà le maggiori grazie divine, è la direzione delle anime individuali, paziente, caritatevole, con continuo sacrificio di se stessi.

Questa era la via che portò san Filippo al sacerdozio, e questo il metodo che contraddistinse tutta la sua vita sacerdotale.

Sarà quindi massimamente logico il richiedere prima di tutto tali qualità e tale idoneità nell'accettare e nel selezionare le vocazioni.

Di più, questa considerazione deve continuamente governare la vita e l'opera delle nostre Congregazioni, influire e modificare il nostro zelo personale e sacerdotale.

San Filippo ispirò a moltissimi giovani di diventare sacerdoti, ed aveva il dono speciale di dirigere gli uomini alla vita consacrata o al sacerdozio secolare. Cerchiamo di imitarlo in questo: il nostro lavoro personale non è di fondare grandi istituti, collegi splendidi, o di dirigere seminari, bensì di scoprire e di incoraggiare, con gentilezza e delicatezza, con pazienza ed attenzione individuale, le vocazioni, sacerdotali o di altro genere, delle anime che la Provvidenza affida alle nostre cure paterne.

Il Card. Newman chiama San Filippo "the saint of gentleness and kindness" - il Santo della gentilezza e della delicatezza.

Lo zelo accecato, la esagerata coscienza di se stessi, le preferenze troppo naturali, l'orgoglio corporativo e l'ambizione erano totalmente estranei al suo carattere, ed i medesimi tratti rimarranno sempre la piena antitesi del vero spirito di apostolato oratoriano. Il suo "charme" naturale, la sua abilità, la obiettività onesta e l'affetto disinteressato rendevano San Filippo capace di discernere e di promuovere la volontà di Dio, che è, naturalmente, la santificazione di tutti gli uomini.

Chi mai potrà stimare, nel suo giusto valore, l'immenso bene che egli andava facendo con il suo metodo poco appariscente ma sommamente efficace?

Ecco i pensieri suggeritimi da questa festività.

E difatti non dovremmo noi considerare questo anniversario come un invito a diventare sempre più consapevoli e grati per la nostra eredità oratoriana, per la nostra vita di comunità retta dalla carità, per la nostra spiritualità eminentemente sacerdotale, e per questo metodo tranquillo, personale, ma di sicuro effetto, della cura spirituale?

Il sacerdozio era la grande sorgente di spiritualità e di apostolato per San Filippo.

Possa Egli, in questi giorni in cui commemoriamo il suo sacerdozio, ottenere dal Cielo per noi la grazia di continuare degnamente la sua e nostra grande opera.

La chiesa di San Tommaso in Parione...!

Mi sembra che tutti noi oratoriani dobbiamo visitare in ispirito questa chiesetta, per dire una preghiera, gli uni per gli altri... Questo pellegrinaggio sarà l'espressione viva della nostra affinità e dell'affetto fraterno che scaturisce dal nostro comune amore verso il nostro Padre comune: "Attendite ad petram de qua praecisi estis".

Mando la presente, come una  lettera mia personale, al Rev.mo Padre Preposito, al Padre Ministro, al Padre Maestro dei Novizi di tutte le Congregazioni, con la sincera speranza che tutti la accoglieranno e la leggeranno con il medesimo spirito e la medesima intenzione con la quale io l'ho scritta.

Chiedendo con la massima insistenza le vostre fraterne preghiere, vi auguro felice e fruttuosa festa di San Filippo.

Con sincero affetto e con ossequi religiosi,

vostro fratello in San Filippo

EDWARD J. GRIFFITH,

sacerdote dell'Oratorio.

 

 

Con lo stesso affetto e le medesime intenzioni, rivolgo a tutti i carissimi Confratelli il saluto più cordiale e l'augurio più fraterno, e trasmetto il Decreto della Penitenzieria Apostolica con cui il Santo Padre concede una particolare Indulgenza Plenaria a tutti coloro che, il 23 maggio, nelle chiese dell'Oratorio parteciperanno ad una celebrazione o sosteranno in preghiera.

 

Roma, 16 marzo 2001,

nella memoria del miracolo di san Filippo in Casa Massimo.

Edoardo Aldo Cerrato C.O.

 


PAENITENTIARIA APOSTOLICA

Prot.N.31/01/I.

BEATISSIME PATER,

Eduardus Aldus Cerrato, Procurator Generalis Confoederationis Oratorii S.Philippi Nerii, Sanctitati Tuae ex animo pandit filiales sensus venerationis suos et universorum confratrum suorum, humiliterque exponit et supplicat:

die 23 insequentis mensis maii 450 anni explebuntur ex quo Sanctus Philippus Nerius Presbyteralem Ordinationem suscepit: quae quidem gratia, semper in se testimonium Divinae praedilectionis erga Domini Nostri Jesu Christi amicos, fons exstitit mirabilis illius apostolicae navitatis qua idem Sanctus innumeros christifideles ad evengelicam ducendam vitam conformavit et confortavit.

In votis totius Congregationis Oratorii S.Philippi Nerii est ut ex pia illius eventus memoria sodales ad imitandum Caelitis sui Conditoris virtutem et ad sacerdotale prosequendum opus instimulentur.

Quod auspicandum bonum felicius obtinebitur si Sanctitas Tua, paternae benevolentiae testem, donum Plenariae Indulgentiae dignanter largietur.

Et Deus,etc.

Die 15 martii 2001.

PAENITENTIARIA APOSTOLICA

vi facultatum sibi a Summo Pontifice tributarum, relatas preces excipit et decernit:

Sodalibus universis Congregationum Oratorii S. Philippi Nerii et christifidelibus, qui die 23 mensis maii 2001 sacram aedem, eiusdem Congregationis patrum curis concreditam, pie visitaverint et ibi - consuetis condicionibus servatis (nempe Sacramentali Confessione, Eucharistica Communione et Oratione ad mentem Summi Pontificis) et animis a quovis affectu peccati elongatis - sacram quandam celebrationem participaverint, vel saltem Orationem Dominicam et Symbolum Fidei recitaverint, Plenaria Indulgentia conceditur.

Contrariis quibuscumque non obstantibus.

 

 

+ Aloisius De Magistris

Regens.

Sac.Joannes Maria Gervais

Off.

 


Diamo del Rescritto una nostra traduzione in lingua italiana.

BEATISSIMO PADRE,

Edoardo Aldo Cerrato, Procuratore Generale della Confederazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri, esprime di cuore alla Tua Santità filiali sentimenti di venerazione a nome suo e di tutti i confratelli, ed umilmente espone e supplica:

Il 23 maggio si compiranno 450 anni dall'ordinazione presbiterale di S. Filippo Neri: questa grazia, che è testimonianza della divina predilezione verso gli amici del Signore nostro Gesù Cristo, fu sorgente mirabile di quella apostolica attività con la quale il Santo educò e confermò innumerevoli fedeli a vivere la vita cristiana.

E' vivo desiderio della Congregazione dell'Oratorio di S. Filippo Neri che dalla memoria di questo evento i sodali siano stimolati ad imitare la virtù del loro Santo Fondatore e a proseguire nell'impegno sacerdotale.

Questo desiderabile effetto più facilmente si otterrà se la Santità Tua si degnerà di concedere il dono dell'Indulgenza Plenaria, testimone della Tua paterna benevolenza.

Che Dio, etc.

15 marzo 2001

LA PENITENZIERIA APOSTOLICA

in forza delle facoltà concessele dal Sommo Pontefice, accoglie la supplica e decreta: è concessa l'Indulgenza Plenaria alle consuete condizioni (Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo le intenzioni del S. Padre), escluso ogni affetto al peccato, a tutti i sodali delle Congregazioni dell'Oratorio e a tutti i fedeli che il 23 maggio 2001 visiteranno piamente la chiesa affidata alle cure dei Padri dell'Oratorio ed in essa parteciperanno ad una celebrazione religiosa, o almeno reciteranno il "Padre nostro" ed il "Credo".

Nonostante qualsiasi cosa in contrario.

+ Luigi De Magistris

Reggente

Sac.Jean Marie Gervais

Off.

 


 
Il Santo Padre Giovanni Paolo II ha voluto manifestare la Sua paterna partecipazione alle feste del 450.mo Anniversario filippiano attraverso il messaggio che abbiamo ricevuto.

 

Dalla Città del Vaticano, 27 marzo 2001

 

In occasione del 450.mo anniversario dell'Ordinazione Sacerdotale di San Filippo Neri nella chiesa di san Tommaso in Parione, il Santo Padre rivolge all'intera Famiglia oratoriana il Suo beneaugurante saluto assicurando la Sua cordiale partecipazione alle solenni celebrazioni giubilari in varie Nazioni per mettere ben il luce la grande figura del Profeta della gioia, il quale ha saputo offrire ai suoi contemporanei fulgida testimonianza di fedele sequela di Cristo e del Vangelo.

 

Il Sommo Pontefice formula il vivo augurio che l'esempio di preghiera e di fiducia in Dio, di umiltà, di carità e di sereno ottimismo lasciati in eredità dall'amabile Fondatore, stimolino alla riscoperta della figura e dell'opera di così singolare Apostolo della speranza, che tanto può ancora insegnare all'umanità del Terzo Millennio, e specialmente ai cristiani impegnati nella nuova evangelizzazione, mentre invoca per l'intera Confederazione dell'Oratorio e su quanti continuano ad attingere costante ispirazione alla perdurante vena di spiritualità dell'Apostolo e Compatrono di Roma, una speciale Benedizione Apostolica.

 

Cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato di Sua Santità.

 

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