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Nell’anniversario del Ven. Baronio

 

 

Roma, 30 giugno 2012

 

Nel dies natalis del venerabile card. Cesare Baronio il P. Procuratore Generale celebra la S. Messa in S. Maria in Vallicella, nella cappella che ne custodisce le spoglie.

 

Riportiamo, in relazione all’anniversario baroniano, una riflessione di P. Edoardo Aldo Cerrato.

 

Ricorre quest’anno  il IV centenario dell’approvazione apostolica delle Costituzioni oratoriane, i venerabili Instituta Congregationis Oratorii S. Mariae in Vallicella de Urbe che Paolo V riconobbe solennemente con il Breve “Christifidelium quorumlibet” del 24 febbraio 1612, dopo che un lungo, non facile lavoro di composizione aveva tenuto impegnata la Congregazione fin dal suo riconoscimento canonico del 1575.

Nelle edizioni a stampa delle Costituzioni approvate, ben presto fu posta in capo una «ADMONITIO CAESARIS CARD. BARONII, CONGREGATIONIS ORATORII ALUMNI AD PATRES EIUSDEM CONGREGATIONIS, IN PRAEFATIONE TOM. 8 ANNALIUM ECCLESIASTICORUM, EX ISAIAE VERBIS COMPOSITA»: segno della venerazione che i Padri nutrivano nei confronti del primo successore di Padre Filippo, ma pure aperto riconoscimento dell’importanza che egli aveva avuto nella stesura stessa del testo, oltre che della fedeltà con cui l’aveva vissuto.

 

Poiché tale “Admonitio”, ancora presente nel testo della prima riforma delle Costituzioni (1942), scomparve nelle successive riforme confluite nel testo attuale, approvato nel 1989, merita riascoltarla: non solo in riferimento al ven. Baronio, ma anche in vista della commemorazione che il Congresso Generale del prossimo settembre farà del IV centenario dell’evento:

 

«ATTENDITE AD PETRAM UNDE EXCISI ESTIS ET AD CAVERNAM LACI DE QUA PRAECISI ESTIS. ATTENDITE AD ABRAHAM PATREM VESTRUM ET AD SARAM QUAE PEPERIT VOS».

 

Attendite ad petram… ad Abraham, ad Saram… Le Costituzioni non nascono da idee, da un teorico progetto, sia pure onorevole e ben formulato, ma da un fatto: dalla vita di Padre Filippo e da un’esperienza: quella della prima comunità raccolta intorno al santo, che è stata generata e, a sua volta, è diventata genitrice.

La “via” dell’Oratorio che le Costituzioni autorevolmente presentano non è invenzione nostra; noi siamo chiamati ad essere nuovi nel percorrerla, ma la novità vera consiste nella nostra fedeltà, dentro alle circostanze ed alle mutevoli situazioni storiche, a ciò che Padre Filippo e i suoi primi discepoli hanno vissuto e lasciato in eredità.

«Questa dunque è la via nella quale il Padre Filippo volle che i suoi camminassero…» terminano le nostre Costituzioni.   

La via c’è! C’è un Mistero di Grazia e di Amore che ci precede, ci accompagna e ci supera; e grazie ad esso noi ci siamo, esistiamo e viviamo. La via è data, ed il massimo della creatività sta nell’accogliere il dono… Sta qui il fondamento dell’umiltà, che è la vera libertà oratoriana; e qui è la sorgente di quella carità che riassume tutta la proposta dell’Oratorio.

 

Tutta la vita di Cesare Baronio, «illustre membro dell’Oratorio e insigne uomo di Chiesa, cresciuto alla scuola di San Filippo Neri nell’umiltà e nello spirito di preghiera, nella carità e nello zelo apostolico» (Benedetto XVI) è eloquente testimonianza dei frutti che il fedele cammino sulla “via Oratorii” produce.  

Padre Filippo in tanti modi manifestò la propria considerazione e l’affetto sincero verso questo discepolo: non ultimo l’averlo scelto come proprio confessore nel 1593, l’anno stesso in cui, rinunziando alla Prepositura, lo volle a succedergli nel governo: «Pur avendo Padre Filippo molti figli a lui simili per virtù e santità di costumi in Congregazione – afferma il biografo G. Barnabei – il solo Baronio scelse per aprire la sua coscienza e per chiedere il perdono di Dio». «Vedendolo già d’età grave ma con semplicità e umiltà di fanciullo – scrive un altro biografo, il p. Ricci – soleva dire di lui: “Ecco il mio novizio” e gli dava uno schiaffo col quale Baronio sentiva empirsi di celeste consolazione».  

Da parte sua, il Baronio lasciò scritto nel “Ringraziamento” a Padre Filippo, posto a capo dell’VIII dei dodici poderosi volumi degli Annales: «Che dirò io di quel Padre che essendomi stato presente ed avendomi aiutato in ogni cosa, mi ha tante volte partorito con lo spirito apostolico, […] e che, rendendo obbediente alle Divine Leggi l’indomito puledro della mia giovinezza, su vi ha fatto sedere Cristo? […] Mi stavi continuamente sopra, mi spingevi con la presenza, incalzavi con le parole, sempre esigente esattore (perdonami se lo dico) di quello che volevi da me».

 

La santità di vita del Cardinale Baronio fu da sempre un’evidenza per tutti. La sua Causa di Beatificazione, iniziata pochi anni dopo la morte e coronata con il titolo di “venerabile” conferitogli nel 1745 da Benedetto XIV, ha subito negli scorsi decenni un inspiegabile arresto; nel 2008, per decisione di S.S. Benedetto XVI, essa ha ripreso il suo cammino ad opera della Procura Generale che ne è diventata “actor”, anche sotto l’onda dell’interesse che negli ultimi anni è tornato a manifestarsi verso la figura del santo studioso e verso la sua opera gigantesca, e del consolante progresso negli studi che ha avuto riconoscimenti notevoli nel corso delle celebrazioni centenarie del 2007.

 

Al termine, ormai, del mio terzo mandato di Procuratore Generale, oso affidare a chi mi succederà anche la cura costante della Causa di Beatificazione di colui che non cessa di dirci (e pensi il Congresso Generale se non è il caso di porre nuovamente queste parole in capo alle Costituzioni):  «ATTENDITE AD PETRAM UNDE EXCISI ESTIS ET AD CAVERNAM LACI DE QUA PRAECISI ESTIS. ATTENDITE AD ABRAHAM PATREM VESTRUM ET AD SARAM QUAE PEPERIT VOS».

 

Edoardo Aldo Cerrato, C.O.

 


 

Siamo lieti di pubblicare in questa occasione un articolo del Prof. Luigi Gulia, a cui il P. Procuratore Generale esprime vivi ringraziamenti e fraterni sentimenti di stima e di amicizia.

 

Nel 405° anniversario della morte di Cesare Baronio

L’AMMIRAZIONE DEL CARDINALE ALFONSO CAPECELATRO (1824-1912)

 

Luigi Gulia

 

Alla memoria del “dies natalis” del sorano Cesare Baronio (30 giugno 1607) si associano nel corso di quest’anno importanti circostanze ed eventi che riguardano la Congregazione dell’Oratorio, impegnata anche a celebrare il quarto centenario dell’approvazione apostolica delle proprie Costituzioni. Alla definizione di quel testo non era mancato l’apporto del Baronio, primo successore di padre Filippo Neri nel governo dell’Oratorio, perché la natura e lo spirito della Congregazione rimanessero fedeli alla mente del fondatore, senza altro voto che quello della reciproca carità fraterna, in completa libertà di servizio. Padre Filippo ne aveva dato per primo l’esempio: «Egli non comandava o comandava poco – testimonia il Baronio – ma pregava, inducendo ad obbedire con l’amabilità delle sue parole».

Nel corso del 2012 si concluderà il terzo mandato di Procuratore Generale di padre Edoardo Aldo Cerrato, che per diciotto anni ha promosso la vitalità della Confederazione dell’Oratorio di San Filippo Neri in Europa, America settentrionale, America latina, Africa e avviato il progetto di ben venti nuove fondazioni in vari Paesi, Asia compresa. Tra i momenti culminanti di così intensa attività la beatificazione del cardinale John Henry Newman nel 2010 e la ripresa della causa di beatificazione del cardinale Cesare Baronio. La presenza e la parola di padre Cerrato, divenute familiari anche nella patria del cardinale sorano, hanno testimoniato in molteplici occasioni culturali e religiose la singolare virtù dell’allegrezza spirituale che rese amabile l’amicizia di Filippo Neri ai suoi contemporanei di ogni ceto sociale, riferimento esemplare di pietà e di gioia cristiana nei secoli successivi. Perfino l’austerità e la laboriosità di Cesare Baronio sono oggi accolte con più appropriata e diffusa consapevolezza storica, alla luce del legame indefettibile con padre Filippo sapientemente illustrato dagli scritti, dagli interventi e dalle conferenze di padre Cerrato sia in sedi autorevoli sia in circostanze di più diretta  emozione comunicativa.

Il 2012 è anche l’anno celebrativo del primo centenario della morte di Alfonso Capecelatro (14 novembre 1912), che volle essere sepolto nell’abbazia di Montecassino di cui aveva frequentato con assiduità la Biblioteca e l’Archivio per le sue innumerevoli opere storiche e letterarie ammirate da Carducci e da Fogazzaro. Fu sodale dell’Oratorio di Napoli, arcivescovo di Capua, cardinale col titolo dei Santi Nereo e Achilleo e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, titolo e ufficio già appartenuti alla biografia di Cesare Baronio, alla quale lo accomunò infine, sia pure per ragioni storiche e personali diverse, la mancata elezione al soglio pontificio. All’Oratorio napoletano ebbe condiscepolo e poi confratello carissimo il quasi coetaneo Aniceto Ferrante, originario del Ducato di Alvito a pochi chilometri dalla città natale del cardinale sorano, vescovo di Gallipoli dal 1873 al 1879 prima di ritirarsi, per motivi di salute, nella campagna del paese natio, dedito alla preghiera, alle opere di carità, alla predicazione, alla corrispondenza epistolare, alla preparazione di opere agiografiche, di pietà e di oratoria sacra.

«Il Baronio mi fu assai caro sin dai miei primi anni, e ammiro soprattutto in Lui l’armonia di una santità umile e soave con una dottrina molto larga e affatto singolare per i suoi tempi», scrisse Capecelatro in una lettera inviata da Capua il 5 aprile 1907 al professor Vincenzo Simoncelli per aderire alle celebrazioni che si annunciavano in Sora nella imminente ricorrenza del terzo centenario della morte del venerabile cardinale. E aggiunse: «Egli, con buona ragione, è chiamato il padre della storia dei tempi cristiani; e però riesce nobile e bello di onorarlo ora, che gli studi storici, non disgiunti dagli studi critici, sono venuti tanto in onore». Del Baronio, oltre alle “faticose ricerche” e al “lungo studio” egli ammirava “l’amor vivo e coraggioso della verità” connaturato al suo “amore egualmente grande della Chiesa cattolica”.

Alla lettera di adesione il cardinale Capecelatro unì anche un suo “scrittarello intorno a San Filippo e al Baronio” risalente al 15 agosto 1895, destinandolo al volume miscellaneo che il giurista Vincenzo Simoncelli avrebbe pubblicato nel 1911. In quelle poche pagine gli Annali baroniani sono definiti come il primo tentativo ben riuscito d’una storia universale della Chiesa secondo una prospettiva provvidenziale dell’Incarnazione divina nella complessa realtà del genere umano. La genesi di quest’opera di così elevato profilo è rintracciata nella profonda relazione spirituale tra la paternità esigente di Filippo Neri e la filiale perseveranza di Cesare Baronio, il quale dal suo maestro di vita fu sospinto, contro ogni inutile resistenza, ad assumere l’onere dello studio instancabile, senza mai venir meno al suo stile sobrio di vita, ai suoi doveri di prete, all’umiltà della sua indole educata a gustare la pace interiore in piena fedeltà alla volontà di Dio. «La Chiesa ha avuto molti libri ammirevoli nel corso di diciassette secoli, ma io – conclude il cardinale Capecelatro – non ne conosco un altro, che sia nato come questo del Baronio e di S. Filippo».

 

Bibliografia minima

 

- Alfonso Card. Capecelatro, San Filippo Neri e gli “Annali” del Baronio, in Per Cesare Baronio scritti vari nel terzo centenario della sua morte, [a cura di Vincenzo Simoncelli], Roma 1911: alle pp. 3-4 la lettera al prof. Vincenzo Simoncelli, datata Capua, 5 aprile 1907; alle pp. 5-7 lo “scrittorello intorno a San Filippo e al Baronio”, datato Capua, 15 agosto 1895.

 

- Gaetano Angilella, Cesare Baronio preposito dell’Oratorio, in A Cesare Baronio scritti vari, [a cura di Filippo Caraffa], Sora 1963, pp. 245-257, particolarmente pp. 250-254.

 

- Faustino Avagliano , Montecassino e i Girolamini di Napoli negli anni 1863-1871. Da un carteggio inedito del Capecelatro, in Alfonso Capecelatro Arcivescovo di Capua nella storia e nella Chiesa, Atti del Convegno Nazionale di Studi, Capua - S. Maria C.V. - Caserta, 14 - 16 novembre 1983, Società di Storia Patria di Terra di Lavoro 1985, pp. 69-122.

 

- Luigi Gulia, “Fo piuttosto il curato che il vescovo”: la pietà di Aniceto Ferrante filippino del Ducato di Alvito, Vescovo di Gallipoli dal 1873 al 1879, «nuovAlba», Rivista di cultura, Anno IV, numero 3, Parabita dicembre 2004, pp. 7-8.

 

- P. Edoardo Aldo Cerrato, Lettera commemorativa alle Congregazioni dell’Oratorio in occasione del I centenario della morte del Card. Alfonso Capecelatro, Roma 30 marzo 2012.

 

- Idem, Per primo in Europa capì chi era Newman, «L’Osservatore Romano», 23 giugno 2012.

 

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