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Sepoltura di P. Alberto Bretti, C.O.

 

Roma, 30 gennaio 2012

 

Nella memoria liturgica del B. Sebastiano Valfré, il P. Procuratore Generale partecipa a Biella alla Messa esequiale, presieduta da S. E. Rev.ma mons. Gabriele Mana, Vescovo di Biella, per P. Alberto Bretti e tiene l’omelia che riportiamo.

 



Carissimi Fratelli e Sorelle, sia lodato Gesù Cristo!

Ringrazio Sua Eccellenza che con atto di paterna gentilezza verso la Famiglia Filippina ha chiesto ad uno di noi di tenere l’omelia in questa Santa Messa esequiale con la quale accompagniamo le spoglie mortali di Padre Bretti ad Oropa, a riposare sul monte di Maria nell’attesa delle risurrezione finale, dopo che per tanti e tanti anni egli è vissuto qui, in questa casa e in questa chiesa, la sua casa e la sua chiesa, pur servendo anche altrove il popolo cristiano, “la nosa gent”, come egli diceva.

1. Il ricordo di lui, in questo giorno che è per noi memoria del Beato Sebastiano Valfré, si intreccia con il ricordo di altri Padri che qui hanno vissuto… Qualcuno di voi ne ricorda di più di quelli che, in quarant’anni (esattamente quarant’anni) ho conosciuto io e che ho accompagnato – come fratello o come padre – in questo momento grande della vita: P. Mauro Antoniotti, P. Giovanni Bonelli, P. Maurizio Vanini, P. Manfredi Bendotti…: in questo momento grande della vita, poiché, per noi cristiani, quello della morte è momento grande non della vita che si spegne, ma della vita vissuta: la vittoria di Cristo, infatti, non solo prende rilievo dentro la morte spaccandone il guscio, ma dà un senso alla morte stessa dentro al fervore della vita!

Venerdì scorso – tre giorni fa, proprio a quest’ora – vedevo per l’ultima volta il caro P. Bretti.
P. Giovanni mi aveva telefonato che il momento si poteva ritenere imminente … e sono passato a fargli visita venendo da St-Pierre di Aosta, dove stavo predicando gli Esercizi ai chierici del Seminario Maggiore di Torino.
C’era tanta gente in quella cameretta, al punto che la suora – e giustamente – si è sentita in dovere di farlo notare. C’era tanta gente perché, se c’è una cosa che emerge con evidenza assoluta nella vicenda di P. Bretti, è che egli è sempre stato con la gente: con la gente e per la gente! Non si è mai rifugiato nella solitudine, neppure la più santa delle solitudini: “Ci aiutate a pregare” diceva a chi veniva alle Lodi o al Vespro della comunità…
E’ sempre stato circondato da persone: bambini, ragazzi, adulti, anziani, uomini e donne… E anche la sua camera, qui in S. Filippo – di cui era sanamente orgoglioso, perché la aveva arredata a suo gusto – non era un luogo di rifugio…: amava portarci chi lo veniva a trovare e alcuni, addirittura, li portava anche se non ne avevano tutta l’intenzione…, come per il caffè al mattino, dopo la Messa delle 8, quando non doveva correre ad accompagnare a scuola i bambini del “Centro S. Filippo”.

Che bella umanità, quella di P. Bretti!
Le doti che aveva ricevuto, tante o poche, piccole o grandi che fossero, le ha elaborate e ne ha fatto un capolavoro: diverso da quello di altri, certamente: e ci mancherebbe! Ci mancherebbe che fossimo tutti uguali! Solo l’ideologia può desiderare una cosa del genere.
Il temperamento era il suo; i modi di vedere le cose, pure. Aveva le sue idee, aveva anche le sue manie, come tutti; aveva i suoi limiti e le sue grandezze, come tutti: ma tutto questo fu la trama su cui P. Bretti ha fatto passare i fili di una vita affrontata con coraggio, con generosità, con l’intento di affermare ciò in cui credeva, il Signore che lo aveva chiamato e a cui egli aveva risposto.

Per quanti anni, nell’imminenza del Natale, è comparso sulla porta della sua camera, con un ramo di vischio, il messaggio che invariabilmente iniziava con le parole del saggio Hocusai, sul cui nome noi, in comunità, si rideva di gusto: “Non basta una vita per dipingere un ramo”. E su questa frase P. Bretti ricamava il suo messaggio natalizio che diventava, ogni anno, motivo di letizia in comunità…: il frutto più bello prodotto dal messaggio stesso!
Gli è sempre piaciuto partire da qualche citazione ad effetto… Anche il suo testamento parte da una frase di S. Gregorio di Nissa…
Quando Hocusai cessò di parlare, P. Bretti decise di far stampare per Natale una immaginetta che egli preparava con cura e di cui, con la semplicità di un bambino a cui è riuscito bene il pensierino, incominciava a far leggere il testo ai più fidati ben prima di portarlo in tipografia.
Come sono belle queste cose! Ora – al ripensarle – ancor più belle di quando accadevano!
Sono aspetti di una umanità presa sul serio, perché, sì, P. Bretti prese sempre sul serio la sua umanità, mai dubitò che essa fosse un grande dono di Dio che richiede di essere trafficato come talento prezioso. Direi che, cattolicamente, egli aveva forte la convinzione che il cristianesimo non è una astratta dottrina, che la fede cristiana non mutila l’umano … Forse non lo esprimeva con la elevatezza con cui Papa Benedetto, ad esempio, lo disse nell’omelia di inizio del Pontificato – “Cristo non toglie nulla dell’umano che è in noi; lo purifica, lo innalza, lo trasforma, ma non toglie nulla, nulla, nulla” – ma questo P. Bretti ha testimoniato nel corso della sua lunga vita, segnata anche da sofferenze e dolore, da cui non si lasciò vincere, segnata da soddisfazioni che egli sapeva trovare anche là dove altri non son capaci di vederle…: nella festa del suo onomastico e dei suoi anniversari, ad esempio, momenti sempre attesi da lui innanzitutto e anche dagli altri, non foss’altro che per vedere quello che P. Bretti, quell’anno, avrebbe escogitato di nuovo…

Quanta gente, quante persone gli sono state vicine anche negli ultimi tempi segnati dal declino della sua salute leggendariamente “di ferro”.
E’ il momento di ringraziarle queste persone, come le ringraziava lui. Un’amica mi ha detto, ancora pochi giorni fa, che di fronte ad un ennesimo ringraziamento ricevuto da P. Bretti, gli aveva detto: “Non c’è bisogno, Padre, che mi ringrazi”… e lui aveva risposto: “Ma io ti ringrazio lo stesso!”.
Era la stessa semplicità con cui sapeva gioire del dono di un complimento, di una lode; la semplicità di chi, piuttosto che rabbuiarsi perché non la riceveva, magari la sollecitava… La stessa semplicità e sensibilità con cui tante volte è venuto a bussare alla porta della mia camera, quando tornavo da un viaggio, per chiedermi: “Come stai?” e qualche volta aggiungeva: “Lo vedo che stai bene, ma mi fa piacere vederti”.
Caro P. Bretti!
Quanto gli sono riconoscente per questi piccoli, grandi gesti di umanità a cui non è affatto estranea la fede; gesti che spesso, nella vita, servono, a chi li riceve, più di altri eroici gesti di carità!

2. La pagina di Vangelo che ho scelto per questa santa Messa esequiale è quella su cui ho predicato gli Esercizi ai chierici: “Venite dietro a me, vi farò diventare pescatori di uomini” (Mc. 1, 17).
E’ la corretta traduzione che ora il lezionario riporta e che nel precedente suonava solo “Vi farò pescatori di uomini”.
“Vi farò diventare”: “poieso umas genesthai”. Vi farò diventare, poiché pescatori di uomini si è fatti da Gesù Cristo attraverso i passi di un cammino, e si diventa nella misura in cui ci si lascia fare da Dio, mettendoGli a disposizione che cosa? Quelle reti, quelle braccia, quel cuore, quella volontà che non sono un granché, ma che Dio chiede all’uomo perché sono ciò che l’uomo ha, il poco dell’uomo… come il poco di quel “ragazzetto” presente alla moltiplicazione dei pani che aveva due pagnottelle di segala e cinque pesciolini, di quelli che i pescatori buttavano e i ragazzini raccoglievano sulla spiaggia…
Che cosa può dare l’uomo se non questo poco, che è poco anche quando i talenti sono molti?
Il miracolo lo fa Dio!
Ed il miracolo, per uno chiamato a condividere, a titolo speciale, la missione del Signore, è di diventare “pescatori di uomini”!
Essere uomo, per diventare pescatori di uomini, non basta; ma non si diventa pescatori di uomini se non si è uomo!
Il Signore prende tra le Sue mani e nel Suo Cuore questa realtà umana e compie il miracolo di farne un “alter Christus”. “Alter Christus” quell’uomo lì, quell’uomo che non si trasforma in una astrazione di virtù, ma che sa gioire delle cose della vita, che sa piangere con chi piange, che è contento del gesto delicato di qualcuno, che è incoraggiato da uno che gli dice: “Bravo, Padre, è proprio bella l’immaginetta che ha preparato!”. Qualcuno ha bisogno di più. P. Bretti era contento di questo!

Con i materiali di cui si trovò dotato ha fatto della sua vita un capolavoro. Il suo capolavoro. Suo, ma quanto ci ha messo il Signore per renderlo tale!
Gli ha dato la capacità di non intristirsi di fronte agli insuccessi, di non prenderli troppo sul serio… E questa è una testimonianza di cui abbiamo – oggi soprattutto – un immenso bisogno. Incupiti per le nostre crisi, preoccupati e tristi per le situazioni, viviamo come se tutto fosse sull’orlo di un precipizio… E magari lo è, ma che cosa risolviamo se non crediamo che il Signore della storia, il Signore della Chiesa, non siamo noi, ma Colui che è morto e risorto? L’esito è lo scadere in un moralismo che ci soffoca… Moralismo nella società, moralismo nelle comunità cristiane: il moralismo che trionfa quando la fede semplice viene meno. E la fede semplice è quell’andare dietro a Lui (“Venite dietro a me”) senza pensare di essere noi i demiurghi delle situazioni.
Basta mettere nelle Sue mani (nelle Sue, non altrove) le due pagnottelle di segala e i cinque pesciolini che altri gettano via, ed il miracolo lo compie Colui a cui andiamo dietro!

3. P. Bretti ha visto ormai il Volto di Colui che lo ha chiamato, il Volto in cui tutto è chiaro, tutto è semplice, come è semplice il cristianesimo poiché l’ha fatto Lui, il Signore Gesù! Che disastro se l’avessimo fatto noi; che disastro quando lo vogliamo fare noi, senza di Lui!
E allora, mentre preghiamo per il riposo eterno di P. Bretti, affinché il Signore tolga dalla sua vita le ultime tracce di caligine rimaste, chiediamo a P. Bretti di pregare per noi (“la mia gent”, come egli diceva) che ha amato con semplicità, senza fare l’eroe, consapevole che non è il caso di fare chissà che cosa, o di andare chissà dove… come disse una volta commentando il fatto che qualcuno era andato fino in America…: “tame mi andé a Gajanin”!

Sia lodato Gesù Cristo!

 


 

 

 

 

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