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Beato Sebastiano Valfrè
Roma, 30 gennaio 2008
L’Oratorio di San Filippo Neri ricorda oggi il primo discepolo di
Padre Filippo salito alla gloria degli altari: uomo di intensa
preghiera, nutrito di contemplazione, dalla sua fervida esperienza
di fede e dall’ottima preparazione intellettuale attinse lo zelo per
l’annuncio della Parola di Dio.
Aveva iniziato, giovane diacono, ad annunciare il Vangelo nella
cappella dell’Oratorio in Casa Blancardi, ed aveva continuato come
Prefetto dell’Oratorio e come Preposito della Congregazione;
chiamato incessantemente in conventi e monasteri, in chiese
parrocchiali ed in vari istituti di carità mai rifiutò il suo
servizio.
Ma il suo desiderio di annunciare la Parola del Signore lo portò
anche fuori da questi ambienti convenzionali: alla scuola di P.
Filippo aveva appreso il metodo del colloquio personale e della
parola pronunciata “alla semplice” - come ricordano i primi biografi
- nell’incontro con ogni genere di persone, per le vie e sulle
piazze: per quarant’anni in Piazza Carlina, fece il catechismo ai
mercanti di vino ed ai loro clienti: iniziava, in un gruppetto, a
parlare di qualche argomento interessante, e rispondeva alle domande
di quelli che si lasciavano coinvolgere nel discorso.
Anche i ragazzi furono campo in cui esercitò la sua missione questo
Apostolo del catechismo - della Parola di Dio spezzata in
semplicità; tra i suoi scritti di valore, lasciò un testo di
catechesi che sarebbe servito alla Chiesa per molto tempo.
Una tale dedizione al servizio dell’annuncio potrebbe lasciar
pensare che poco tempo restava al Beato per occuparsi di altre
attività. Egli, invece, si presenta non meno eccellente come
Apostolo della carità.
Conobbe i problemi e le necessità soprattutto dei più poveri nel
contatto diretto con essi, fu attivamente partecipe di tutte le
iniziative di bene che in Torino fiorivano, ma fu soprattutto la
cura che personalmente dedicò alle numerose situazioni di immediato
bisogno ad attirargli il cuore della Città: quante volte fu visto
passare durante le notti – e sono i soldati di ronda a darne
testimonianza – per le strade a caricarsi sulle spalle poveri
cenciosi per condurli in qualche ricovero, o salire furtivamente le
scale di misere case per depositare davanti alla porta pacchi di
viveri e di indumenti. Non vi fu categoria di bisognosi che non
abbia ricevuto il suo aiuto concreto.
La stima di cui godeva a Corte, dove il Duca lo aveva nominato
Confessore affidandogli in particolare la formazione spirituale dei
figli, diedero a P. Valfrè la possibilità di svolgere un’azione
anche sociale e politica che è stata ampiamente studiata.
Consigliere tra i più ascoltati del Sovrano, a cui P. Sebastiano
ricordava anche per iscritto che la giustizia deve precedere la
carità, il Beato esercitò una profonda influenza sulla società
sabauda, in un’epoca travagliata da guerre, da conflitti
giurisdizionali, da rapporti difficili con le minoranze valdesi e
con gli Ebrei. Nelle complesse vicende di conflitto istituzionale fra la Corte Sabauda e la Sede Apostolica, P. Valfrè si rese conto della necessità che i Rappresentanti diplomatici di Roma fossero ecclesiastici formati culturalmente ma anche nello spirito. Fu lui a suggerire la fondazione della Scuola di formazione che prepara il personale diplomatico della Chiesa.
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