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Visita alla Comunità di Cincinnati

 

Roma, 28 aprile 2012

 

Il P. Procuratore Generale ha presieduto nella chiesa dell'Oratorio in formazione di Cincinnati, Ohio, la solenne S. Messa a cui è seguito il “Banquet of Friends”, durante il quale, intervenendo sul tema: “What is an Oratory?”, ha delineato i tratti fondamentali della fisionomia spirituale e apostolica della Congregazione dell’Oratorio nata da san Filippo Neri, ed ha ricordato la presenza oratoriana negli Stati Uniti d’America dal 1934, quando fu fondata la Congregazione di Rock Hill (South Carolina), a cui seguirono quelle di Monterey (California), Pharr (Texas), Pittsburgh (Pennsylvania), Brooklyn (N.Y.), Metuchen (New Jersey), Philadelphia (Pennsylvania), New York (N.Y.).

 

Ha espresso, inoltre, la soddisfazione di vedere ufficialmente iniziato il cammino della Comunità in formazione, costituita al presente dal Rev. P. Lawrence Juarez, dal Rev. diacono Jon-Paul Bevak – che sarà ordinato sacerdote il prossimo 19 maggio – e dal seminarista Adrian J. Hilton, ed ha ringraziato Sua Eccellenza l’Arcivescovo mons. Dennis Schnurr per la paternità con cui ha accompagnato in questi anni il progetto di fondazione, e il M. R. P. Mario Avilés, suo Delegato, per il prezioso, intelligente servizio che sta svolgendo.


Il Banquet è stato aperto dall’Eccellentissimo Arcivescovo con un intervento su “Why an Oratory in Cincinnati?”; sono pure intervenuti il M. R. P. Mario Avilés su “Wiew of formation in Cincinnati”, il R. Jon-Paul Bevak su “Seminarian formation” e, in chiusura, il R. P. Lawrence Juarez che ha espresso il ringraziamento della Comunità ai numerosi presenti.

Riportiamo l’omelia del P. Procuratore Generale, e il testo ufficiale in lingua italiana.

 



Dear brothers and sisters, praised be Jesus Christ!

1. I would like express my joy at being able to be here, among you, with the words of the Psalm that this Sunday’s Liturgy puts on our lips: “I give thanks to the Lord for He is good, His love is everlasting!”.
Yes, I give thanks!
I give thanks to the Lord because he loves infinitely; and I give thanks also to all of you who have received me with fraternal affection to preside at this celebration.
I greet each and everyone of you with the greeting that resounds unceasingly during the Easter season from the Risen Lord: “Peace be with you”.
This peace is the Lord’s gift yet it isn’t just anything: it is “Someone”! It is Jesus Christ himself, alive and present among you.
We are here to recognize this Presence and to praise this Presence!
Without His Presence, our life would be a poor life, missing that which is essential, because, after all, what is man if he has not God? If he has not, not any God, but the “God with us”, the Emmanuel?
“Christian” means that we belong to him, that we are participants in His life! The apostle John, in the second reading, has said: “See what love the Father has bestowed on us that we may be called the children of God. Yet so we are”. And this is our reality: sons of God, participants in Jesus Christ and his divine life!
For this reason St. Philip Neri, from whom the Congregation of Oratory is borne, repeated incessantly: “He who wishes for anything but Christ, does not know what he wishes; does not know what he is asking, does not know what he is doing!”.
All of this holy Christian’s life – a layman for 36 years and priest for the remaining 44 – is the response that he gave to Christ from the first moment in which Christ called him: “ut Christum sequeretur” – to follow Christ – writes about Philip his first biographer.

2. Our Christian life is measured by the sincerity with which we follow Christ, that is to say by the sincerity in which we live in communion with Him. “I am the good shepherd… Conosco oves meas et cognoscunt me meae....” says Jesus in the Gospel. The Christian life, my beloved friends, is centered on our rapport with Jesus Christ, the same rapport which we find between Christ and the Father! “To know”, in fact, beyond what it means in the language of Sacred Scripture: is a rapprt that covers every aspect of our life, like the rapport between two spouses: it co-involves everything: sentiments, actions, words, the spirit and the body! Not one element of human existence remains outside of this rapport. If we live for another, then live in another! “Mihi vivere Christus est” as St. Paul says: for me to live is Christ!

3. The community becomes oratorian not only if it is formed faithfully in the uses and custums of the Congregation of the Oratory, but also if it assumes that which is essential of the priestly family born of our Father Philip. It is the essential and this is what our Constitutions declare at the end of the first page: “The Holy Father Philip considered himself satisfied to see us fervent in the love of Christ”. All of the apostolic works of the Congregation are done in this love of Christ, in this growing communion, this her spring. Here we find her source and also her vocation: is it not here, in fact, where Christ is alive and present, received and loved, that a young man will answer the call to dedicate his whole live in service as a priest?
My heartfelt congratulations to his community who has vocations like these: young men who respond with great love and undivided heart to Christ who calls them in His Church. Young men in love with Christ and with the Church also, who is his Body, the Body of the Lord, entrusted on earth, in a special way to the Ministry of St. Peter, the Vicar of Christ!

4. Dearly beloved friends, may the Lord grant you to love Him with all your heart and with your strength! It is with this communion with Christ that our life changes: the perspective changes, the orientation, the manner in which we confront various situations…; our judgment of reality changes, the way we look at each other and others changes, the way we look ourselves changes, which can be for us the hardest thing to do; it changes, at least in this way: our capacity to see that at times I am the problem, as Blessed Mother Teresa of Calcutta told a journalist one day who asked: “What are the problems of the Church’” and she answerd: “You and me…!”.
“You and me”, because often our life is not seen in relation to this total love, in this love that makes our lives truly human, that is full participants in the very life of God!

May God bless you!
 



Carissimi Fratelli e Sorelle, sia lodato Gesù Cristo!

1. Credo di poter esprimere la gioia di trovarmi qui tra voi con le parole del salmo che la Liturgia di questa domenica ha messo sulle nostre labbra: “Rendo grazie al Signore perché è buono, perché il suo amore è per sempre”!
Sì, rendo grazie!
Rendo grazie al Signore che ci ama di amore infinito; e rendo grazie anche a voi che mi avete accolto con affetto fraterno a presiedere questa celebrazione.
Vi saluto tutti e ognuno con l’augurio che risuona incessante, in questo tempo pasquale, da parte del Signore risorto: “Pace a voi”.
Questa pace è il dono del Signore, ma non è “qualcosa”: è “Qualcuno”! E’ Gesù Cristo stesso, vivo e presente in mezzo a noi.
Noi siamo qui a riconoscere questa Presenza e a lodare questa Presenza!
Senza questa Sua Presenza la nostra vita sarebbe una povera vita, mancante dell’essenziale, poiché che cosa è l’uomo se non ha Dio? Se non ha non un qualsiasi Dio, ma il “Dio con noi”, l’Emmanuele?
“Cristiani” significa che apparteniamo a Lui, che siamo partecipi della Sua vita! “Vedete quale grande amore ci ha dato il Padre, di essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente” ci ha detto l’apostolo Giovanni nella seconda lettura. E’ questa la nostra realtà: figli di Dio, partecipi, in Gesù Cristo, della vita divina!
Per questo san Filippo Neri, da cui è nata la Congregazione dell’Oratorio, ripeteva incessantemente: “Chi vuol altro che sia Cristo non sa quello che vuole, non sa quello che desidera, non sa quello che fa”.
Tutta la vita di questo santo cristiano – laico per 36 anni e poi sacerdote per i rimanenti 44 – è la risposta che egli ha dato a Cristo fin dal primo momento in cui Cristo lo ha chiamato: “ut Christum sequeretur” – per seguire Cristo – scrisse di Filippo il primo biografo.

2. Tutta la nostra vita è cristiana nella misura in cui Lo seguiamo, cioè viviamo la comunione con Lui.
“Io – ci ha detto Gesù nel Vangelo – sono il buon Pastore. Il buon Pastore dà la propria vita per le sue pecore. Io conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, così come il Padre conosce me e io conosco il Padre”.
La vita cristiana, carissimi amici, è tutta dentro a questo rapporto con Gesù Cristo, lo stesso rapporto che vivono tra loro Cristo e il Padre!
“Conoscere”, infatti, sappiamo che cosa significa nel linguaggio della Sacra Scrittura: è un rapporto che abbraccia ogni aspetto della vita, come il rapporto tra due sposi: coinvolge tutto: sentimenti, azioni, gesti, parole, spirito e corpo! Nessun elemento della esistenza umana rimane escluso da questo rapporto. Si vive per un Altro, sei vive in un Altro! “Mihi vivere Christus est”, come dice san Paolo: per me vivere è Cristo!

3. La comunità diventa oratoriana non solo se si forma fedelmente agli usi e ai costumi della Congregazione dell’Oratorio, ma se assume l’essenziale della Famiglia sacerdotale nata da Padre Filippo. E l’essenziale è ciò che le nostre Costituzioni dichiarano fin dalla prima pagina: “Il Santo Padre Filippo si stimava pago di vederli sempre più ferventi nell'amore di Cristo”. Tutte le opere apostoliche della Congregazione, hanno in questo amore a Cristo, in questa crescente comunione, la loro sorgente! Hanno qui la loro sorgente anche le “vocazioni”: a chi, infatti, se non a Cristo vivente e presente, accolto e amato, risponde un giovane che si sente chiamato a dedicare la sua vita intera nel servizio sacerdotale?
Auguro di cuore a questa comunità di avere vocazioni così: giovani uomini che rispondono con amore appassionato, con cuore indiviso, a Cristo che li chiama nella Sua Chiesa. Giovani uomini innamorati di Cristo e quindi della Chiesa che è il Suo corpo, il Corpo del Signore, affidato qui, sulla terra, in modo specialissimo, al ministero di Pietro, il Vicario di Cristo!
Cristo, e tutto quello che ci viene da Lui, è ciò che noi abbiamo di più caro!

4. Carissimi amici, il Signore ci conceda di amarlo con tutto il cuore, con tutte le nostre forze!
E’ in questa comunione con Cristo che la nostra vita cambia: cambiano le prospettive, gli orientamenti, il modo di affrontare le situazioni…; cambia il giudizio sulla realtà, lo sguardo sulle vicende e sulle persone; cambia lo sguardo su noi stessi, che spesso siamo per noi la maggior difficoltà, il maggior problema; cambia, almeno in questo: nella capacità di vedere che il problema sovente sono io, come diceva la beata Madre Teresa di Calcutta a un giornalista che le chiedeva: “Quali sono i problemi della Chiesa?”, e lei rispondeva: “You and me…”!
“You and me”, poiché spesso la nostra vita non è vissuta in questo amore totale; in questo amore che la rende davvero umana, cioè partecipe pienamente della vita di Dio!

Dio vi benedica!
 

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