Roma, 28 marzo 2008
All’Illustrissimo e Rev.mo P. Luis Ávila Blancas
della C.O. di México,
Canonico della S. Chiesa Metropolitana di México
Stimato Padre,
con molta gioia ho ricevuto ed ho iniziato a leggere il
pregevole libro che la S. V. Ill.ma e Rev.ma ha
composto, nell’anno del IV centenario del Ven. Card.
Cesare Baronio ripercorrendo, con la nota competenza e
amore per l’Oratorio, la storia della fondazione e degli
sviluppi della Sua Congregazione.
La Sua opera di attento storiografo e di autore di
numerose pubblicazioni si arricchisce di un’opera
davvero preziosa; e ne arricchisce la bibliografia oratoriana.
La ringrazio, a nome della Confederazione, per l’impegno
che da lunghi anni Ella profonde negli studi storici, in
sintonia con la più pura tradizione oratoriana che fin
dagli inizi ha privilegiato questo settore,
comprendendone – a partire da San Filippo Neri –
l’importanza ed il valore apostolico.
Ho riflettuto che la decisione di affidare al Baronio
questo compito, si deve ascrivere, innanzitutto, alla
impostazione di Padre Filippo, il quale – uomo pratico
quale era – anche nella formazione privilegiava i fatti
e la concretezza, invece che le teorie e le astratte
argomentazioni. Per
conoscere l’animus historicus del santo non è
inutile uno sguardo al catalogo della sua biblioteca
personale. L’Inventarium bonorum, steso al
momento della morte, riporta l’indicazione di 483 libri
stampati e di 30 libri manoscritti: nel genere storico,
le opere di gran lunga più ricorrenti sono le biografie
di santi, e non mancano almeno due classici della
storiografia ecclessiastica: le opere di Eusebio e
Teodorico. E’ un dato che permette di constatare in
Padre Filippo un chiaro interesse per la storiografia
ecclesiastica: non da specialista, certo, ma da colto
figlio della Chiesa, che va alla ricerca dei migliori
fratelli e che assapora nel presente le grandi figure
del passato per prenderle come esempio.
Si sarebbe presto diffuso in Europa il forte attacco
critico, condotto su base storica, alla Chiesa cattolica
dalle Centurie di Magdeburgo, con le quali
Flacius Illyricus – ideatore dell’opera e guida del
gruppo di studiosi che sarà poi chiamato “Centuriatori
di Magdeburgo” – si proponeva di scardinare la
legittimità storica del Cattolicesimo romano dimostrando
la degenerazione della Chiesa di Roma rispetto alle
origini e presentando, invece, la Chiesa riformata,
osservante della Parola, in perfetta continuità con i
disegni di Cristo.
La pubblicazione dei primi tre tomi dell’opera vedeva la
luce a Basilea nel 1559. Ma già nel 1554, in una
Consultatio de conscribenda accurata historia
ecclesiae, parlando della futura pubblicazione delle
Centurie, Flacio Illirico non nasconde la decisiva
spinta polemica antiromana così come aveva fatto nel
1556 pubblicando a Basilea una serie di testimonianze
antipapali che costituiranno l’ossatura delle Centurie e
diventeranno influenti.
Si è dibattuto sull’ampiezza e la profondità della
cultura di san Filippo Neri, della quale molti
contemporanei hanno testimoniato l’eccellenza: quel che
è certo è che il Neri possedeva la vivace intelligenza
che consente di captare – anche in ambito culturale – i
fermenti più significativi.
Già nei primi mesi del 1558, infatti, san Filippo Neri
incaricava il Baronio della trattazione della storia
della Chiesa negli incontri dell’Oratorio. E se non si
può affermare, senza forzature, che il santo avesse
l’intento di preparare il discepolo a scrivere gli “Annales”,
si può senz’altro dire che, di fatto, egli introdusse il
Baronio in una attività che gli avrebbe consentito di
rispondere con solidi argomenti all’attacco con cui il
mondo protestante cercava di minare, su base storica, la
dottrina della Chiesa Romana, lasciando i cattolici,
fino all’apparire del primo volume degli Annales, sotto
l’impressione di una cocente sconfitta.
Ancora recentemente il Santo Padre Benedetto XVI,
parlando al Pontificio Comitato di Studi storici,
presentava l’importanza vitale e l’urgenza degli studi
storici per la cultura del nostro tempo e per la vita
stessa della Chiesa, in perfetta sintonia con quanto
ricordò a noi Oratoriani, in occasione del IV centenario
baroniano, il Presidente del Pontificio Consiglio per la
Cultura, Em.mo Card. Paul Poupard:
“La Chiesa si trova ad affrontare continuamente
numerose e sempre più incalzanti sfide, soprattutto in
ambito culturale, che mirano a svalutare la sua opera e
la sua missione, o addirittura a negare un valore
storico alle sue origini, alla sua fondazione divina.
Tali sfide, veicolate spesso da mezzi di comunicazione
attenti solo alle ragioni dell’audience e del mercato,
incidono non poco sul tessuto culturale e anche
religioso e spirituale di tanti, anche credenti.
Tra le possibili ragioni vi è certamente quel
fenomeno che viene definito “analfabetismo religioso”,
per cui tanti credenti, tanto laici quanto sacerdoti e
religiosi, mancano di quella base di conoscenze
necessarie che agevolano e sostengono la ragionevolezza
del credere. Sono molti, poi, a lamentare anche a
livello accademico e universitario, la mancanza sempre
più ampia di una coscienza e di una conoscenza storica,
senza la quale diventa difficile discernere tra fenomeni
religiosi diversi, tra tendenze e mode effimere ed
eventi storici ben fondati e certi. Il sincretismo
religioso ed il secolarismo che pervadono sempre più le
nostre società e le nostre culture nascono anche da una
carenza di una visione storica, fondata su una corretta
metodologia di ricerca.
Ecco, allora, l’importanza ed il valore di una figura
come quella del Cardinal Cesare Baronio, che seppe
rispondere alle sfide del suo tempo offrendo, pur con i
limiti scientifici di quattro secoli fa, risposte
fondate e chiare alle problematiche suscitate dalla
Riforma protestante e dalla cultura dell’epoca.
La stessa missione attende la Chiesa del terzo
millennio, la quale, ancora una volta, e con la serena
fiducia nella perenne presenza del Cristo Risorto, deve
saper offrire al mondo le ragioni della sua fede e della
sua speranza, dialogando con gli uomini e le loro
culture, e non dimenticando la grandissima valenza
educativa della Storia, mantenendo vivo il principio che
senza Storia non c’è futuro, che l’amnesia del passato
rischia di diventare amnesia del presente, dimenticanza
del senso stesso dell’esistenza e della vocazione più
intima dell’uomo.
La ricorrenza del IV Centenario della scomparsa del
grande storico della Chiesa può essere, dunque,
occasione più che favorevole per ripensare la dimensione
storica nell’esperienza di fede cristiana e formulare
nuovi e più approfonditi percorsi di formazione umana e
cristiana, in cui la Storia ritrovi il suo posto e la
sua valenza educativa”.
Ho il piacere, carissimo Padre, di dare atto a V. S.
Ill.ma che il Suo impegno di ricerca e di studio si
colloca degnamente in questo solco della nostra
tradizione oratoriana e la onora.
Mentre Le rinnovo il più sincero ringraziamento, Le
auguro di continuare in quest’opera preziosa a cui ha
dedicato le energie della Sua già lunga vita e
fraternamente La saluto.
In Corde Christi et P. N. Philippi
Edoardo Aldo Cerrato, C.O.
Procuratore Generale