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Giornata del Venerabile Arista

ad Acireale

 

 

Roma, 25 marzo 2011

 

Nell’annuale giornata “pro beatificatione” del venerabile Giovanni Battista Arista ad Acireale, di cui riportiamo il programma, il P. Procuratore Generale, partecipando all’incontro tenuto nell’Oratorio da S.E.R. mons. Paolo Urso, Vescovo di Ragusa, sul tema: “Attualità di un vescovo che prediligeva i giovani”, porta il saluto della Confederazione.
 

Riportiamo il Messaggio dell’Ecc.mo Vescovo di Acireale alla diocesi:

 

Le Comunità cristiane della nostra Chiesa Diocesana domenica 27 marzo 2011 celebrano la Giornata pro beatificazione di Mons. Giovanni Battista Arista, 2° Vescovo di Acireale, delle cui virtù eroiche sono rimasti vivi ricordi.
 

Ricordiamo, quest'anno, il 1° centenario della fondazione del Circolo "Amore e Luce" voluto fortemente dal Vescovo Arista per assicurare ai giovani un luogo di formazione e di svago. Questa ricorrenza ci viene consegnata dal Servo di Dio come ulteriore invito a curare attentamente la pastorale degli Oratori e l'attenzione ai giovani. In un momento storico come il nostro, dove i modelli formativi sembrano venire meno e si assiste quotidianamente al dilagare di atteggiamenti privi di moralità, investire sulla formazione dei giovani, educandoli "alla vita buona del Vangelo", vuoi dire investire sul futuro.
 

Tutti siamo invitati a ricordare con la preghiera la figura edificante del Pastore buono per ringraziare il Signore di avere donato alla nostra Chiesa un Vescovo che con la sua vita ci ha mostrato come rispondere alla chiamata universale alla santità.
 

Tutti dobbiamo sentirci impegnati a sostenere con le offerte l'iter necessario richiesto per diffondere la sua figura che accompagna certamente, con attenzione e la sollecitudine, quanti sono stati cari al suo cuore di Padre e di Pastore.
Spiritualmente vicino a tutti, la mia benedizione.

 

Acireale 5 febbraio 2011

† PIO VITTORIO VIGO
Vescovo

 

In occasione della “Giornata” è presentato il profilo del venerabile pubblicato da p. Edoardo A. Cerrato nella collana “Messaggeri d’amore. Protagonisti della fede” della editrice Velar, distribuito nelle librerie in questi giorni.

 

Riportiamo del volumetto la “Presentazione” dell’autore:

 

L’ammirazione verso il venerabile Giovanni Battista Arista è cresciuta in me da quando, anche in ragione del mio incarico a servizio della Confederazione Oratoriana, ho cercato di conoscere meglio le origini di questa istituzione che caratterizza la fase più recente della secolare storia dell’Oratorio, ed ho constatato il ruolo di primo piano esercitato dall’Arista – in profonda sintonia di pensieri e di intenti con il servo di Dio p. Giulio Castelli – nell’avvio del cammino che avrebbe portato alla attuale Confederazione.
 

È parimenti cresciuta in me, insieme all’ammirazione, la devozione verso un figlio di san Filippo Neri che ha risposto alla vocazione oratoriana e l’ha splendidamente vissuta in tempi difficili, quando il neonato Stato italiano – con provvedimenti che indussero a parlare di “leggi eversive” – aveva soppresso nel 1863, confiscandone i beni, anche la Congregazione dell’Oratorio di Acireale, benemerita per il suo secolare servizio educativo alla gioventù.

Invitato più volte dalla Congregazione dell’Oratorio di Acireale a parlare in occasione della “Giornata pro beatificatione” che ogni anno, nella terza domenica di Quaresima, si celebra nella diocesi acese, ho avuto la gioia di ripercorrere molti dei passi del grande oratoriano, divenuto secondo vescovo della diocesi nella quale coraggiosamente egli aveva ridato vita alla soppressa Congregazione.
 

Queste pagine nascono dagli appunti stesi per quegli incontri, nel primo dei quali sottolineai la dimensione della paternità che la vita dell’Arista decisamente documenta, plasmata senza dubbio dallo spirito di Filippo che “solamente si lassava chiamar Padre perché questo sonava amore”, come affermava un teste del Processo di canonizzazione.
 

Quale che sia la vocazione di un uomo – matrimoniale, celibataria o di speciale consacrazione a Dio – la paternità è espressione della maturità. È trasmissione del dono prezioso della vita che l’uomo, a sua volta, ha ricevuto: l’uomo, infatti, è un figlio che, crescendo, diventa padre.
 

Non pochi “cattivi maestri”, in tempi a noi vicini, hanno insegnato ad “eliminare” il padre, contribuendo ampiamente a spegnere la verità sull’uomo e a produrre uno smarrimento di cui la nostra società porta le conseguenze, al punto che non c’è, oggi, chi non parli di “emergenza” a proposito dell’educazione.
 

Non più figlio, dal momento che la paternità è stata ripudiata, non più padre, dal momento che la filialità è stata rimossa, l’uomo si ritrova smarrito: la perdita della sorgente produce l’assenza del significato e questa stende sulla vita una coltre pesante.
 

Molti oggi parlano – e non sempre con lucidità – dell’“emergenza educativa”, ma ciò che sembra mancare è la presenza di uomini disposti ad essere realmente padri.
 

«L’emergenza educativa – afferma Giovanni Reale – è una crisi che inizia dai padri”, e su un quotidiano si è letto recentemente: «Quante volte abbiamo sentito frasi del tipo: “La grave crisi dei valori in cui ci troviamo”…, “la perdita di ogni senso etico”…, “la degenerazione della politica e la drammaticità dell’attuale situazione”… È tutto vero, ma tutto è recitato con la presunzione dell’originalità, come se si descrivesse un fenomeno che si è appena affacciato… NON ESISTE UN PRIMA?».
 

È una domanda che ci inchioda. Il vuoto di educazione è ascrivibile a tante cause, ma tra esse non è possibile non evidenziare una abdicazione del mondo degli adulti al fondamentale compito educativo che ad essi compete.
 

Scrive Benedetto XVI: «Viene spontaneo incolpare le nuove generazioni, come se i bambini che nascono oggi fossero diversi da quelli che nascevano nel passato. Si parla inoltre di una ‘frattura fra le generazioni’, che certamente esiste e pesa, ma che è l’effetto, piuttosto che la causa, della mancata trasmissione di certezze e di valori. Dobbiamo dunque dare la colpa agli adulti di oggi, che non sarebbero più capaci di educare? È forte certamente, sia tra i genitori che tra gli insegnanti e in genere tra gli educatori, la tentazione di rinunciare, e ancor prima il rischio di non comprendere nemmeno quale sia il loro ruolo, o meglio la missione ad essi affidata. In realtà, sono in questione non soltanto le responsabilità personali degli adulti o dei giovani, che pur esistono e non devono essere nascoste, ma anche un’atmosfera diffusa, una mentalità e una forma di cultura che portano a dubitare del valore della persona umana, del significato stesso della verità e del bene, in ultima analisi della bontà della vita. Diventa difficile, allora, trasmettere da una generazione all’altra qualcosa di valido e di certo, regole di comportamento, obiettivi credibili intorno ai quali costruire la propria vita» (Lettera alla Diocesi e alla Città di Roma, 21 gennaio 2008).

Tutto il ministero sacerdotale ed episcopale di Giovanni Battista Arista – formato dall’esperienza educativa vissuta nella propria famiglia, dall’educazione ricevuta nel Collegio San Michele, fondato dai padri Licciardello in un tempo di gravi difficoltà politiche, come pure dalla preparazione seriamente condotta verso l’Ordinazione sacerdotale – testimonia la bellezza della paternità che l’Arista ben presto si trovò ad esercitare, fin da quando, trentunenne, eletto preposito della dispersa Comunità filippina (“il Padre”, secondo la bella espressione familiare che nelle Congregazioni dell’Oratorio designa il superiore), dovette iniziare a radunare la famiglia, a costruirle la casa, a servirla persino nelle più umili incombenze… «Vivere è soffrire, lottare, amare” scriverà in una Lettera pastorale del 1913 indirizzata alla sua diocesi; “queste tre parole segnano l’ambito dentro il quale si aggira la vita dell’uomo sulla terra».
 

La esercitò, al tempo stesso, e ancor prima che nei confronti della sua comunità, verso i giovani a cui si dedicava, dentro e fuori il Collegio San Michele: «I giovani – scriverà nel 1910 – sono la mia passione ed il mio sogno. Amando i giovani miei sento che per essi andrei incontro a sacrifici maggiori pur di far loro del bene. Ed il bene che vorrei far loro è il vero bene che ha principio in Dio, anzi, che non è diverso da Dio». Ed i giovani lo hanno amato con la freschezza e la filialità di cui sono capaci quando sentono che un adulto è padre e li ama con tutto se stesso.

 

Roma, 27 settembre 2010

 

P. Edoardo Aldo Cerrato, C.O.
Procuratore Generale della
Confederazione dell’Oratorio

 

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