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Messa di sepoltura di P. Silvio Albano

 

Cava de' Tirreni, 23 agosto 2007

 

Il Procuratore Generale presiede nella Basilica Pontificia di N. S. dell’Olmo la S. Messa di sepoltura di P. Silvio Albano, ricordando con commosso affetto, alla luce della Parola di Dio, lo spirito filippino di P. Silvio, il suo amore per la propria Congregazione e per la Confederazione Oratoriana, l’infaticabile dedizione apostolica e la personalità del defunto, ricca di profonda umanità.

 

Nell’omelia il Procuratore Generale ha detto, tra l’altro:

 

 

«La Vergine dell’Olmo per il cui onore P. Silvio tanto ha lavorato è venuta a prender questo suo figlio alle prime ore del 22 agosto, Ottava dell’Assunzione e memoria di Maria Regina.

 

Abbiamo supplicato la Vergine Santa con il profondo desiderio che ottenesse da Dio il miracolo che chiedevamo, e con Lei abbiamo pregato tanto il santo Fondatore di questa Congregazione, il servo di Dio P. Giulio Castelli.

 

Il misterioso disegno del Signore prevedeva che il traguardo terreno di P. Silvio fosse ora e non in altro tempo. Misteriosa volontà d’amore del Padre che tutto conosce e che “mai turba la gioia dei suoi figli se non per procurar loro una gioia più grande”. E’ un atto di fede nel Mistero Buono quello che ora ci viene chiesto: atto di fede, anche se intriso delle lacrime dell’addio: ma ‘addio’ nel senso di “Ad Deum”: a Dio tu stai andando, P. Silvio; a Dio stiamo andando anche noi; a Dio tutto sta andando! E se il cuore umano piange per la ferita del distacco fisico, la fede consola, al di sopra di ogni altra cosa, questo povero cuore umano, questa povera voce di uomini e di donne che tanto hanno supplicato e che chiedono ora di saper mettere in Dio il loro affanno e di saper rinnovare in Lui la loro fiducia.

 

Come ho detto tante volte in questo caro Santuario dell’Olmo, dall’Icona venerata della Madonna Santissima Gesù guarda verso di noi mentre con gesto delicato accarezza il volto della Madre. Guarda verso di noi e ci chiama all’incontro con Lui, perché senza di Lui il senso della vita sbiadisce ed il senso della morte svanisce del tutto. Vita e morte sono da Lui trasformate: la vita in ricchezza di dono, la morte in passaggio verso una Vita che non ha più fine e che più non conosce il dolore. E Maria, mentre stringe estasiata il Figlio tra le braccia, guarda a noi anche Lei: ad ognuno di noi, perché in quel Figlio ognuno di noi è presente, noi che “siam suo corpo, della sua carne e delle sue ossa”, come afferma S. Paolo.

 

Quello sguardo che la Madre ci rivolge dalla benedetta Icona di Cava non è uno sguardo allegro: è sereno, ma porta in sé la consapevolezza di quanto sia duro il cammino dell’uomo sulla terra. La gioia  che Cristo è venuto a portare è la pace del cuore dentro alle difficoltà della vita, dentro alle situazioni più dolorose, come pure dentro a quelle liete che l’esistenza anche conosce.

 

P. Silvio ha sperimentato le une e le altre nei non molti anni del suo pellegrinaggio quaggiù, ed ovunque – qui a Cava, come negli anni donati all’Oratorio di Palermo insieme a P. Raffaele, in comunione con P. Raffaele! – ha testimoniato che dentro ad ogni situazione la dignità del cristiano non è arrendersi ma agire con l’offerta di sé, mettendo a disposizione se stesso: l’offerta della propria persona, del proprio cuore, dei propri talenti, del proprio tempo, delle proprie energie.

 

P. Silvio ha amato P. Castelli, il fondatore della sua Congregazione, e lo ha imitato anche nella dedizione. P. Castelli non ha ottenuto da Dio il miracolo di restituire la vita che un male oscuro stava repentinamente distruggendo. Lo abbiamo sperato e chiesto con fiducia. Perché? Non sappiamo rispondere. Ma una cosa sappiamo: P. Castelli non ha abbandonato la sua Congregazione; egli è qui; e qualche volta addirittura lascia intravedere di essere misteriosamente presente in questa casa e in questa chiesa. La sua presenza buona è la garanzia della continuità di questa cara Congregazione di Cava, nata dalle sue sofferenze e dal suo zelo di apostolo. E la sofferenza con cui si è chiamati a pagare la partecipazione a quest’opera di Dio è già scritta nel Libro della Vita.

 

La morte di P. Silvio, nel pieno dell’attività apostolica, forse è questo prezzo che misteriosamente Dio chiede alla Congregazione di Cava, la sua partecipazione più alta all’opera del Signore. Noi chiniam la fronte dinnanzi a Lui e sommessamente, nelle lacrime che sgorgano dall’affetto ferito, Gli diciamo: Io credo! Per questo Ti offro: Ti offro le preghiere e le azioni, le gioie e le sofferenze!

 

Amici: senza la fede, la porta è aperta sull’assurdo. Con la fede la porta della vita si apre sul mistero.

 

Maria accolga questo suo figlio e “con gli angeli ed i santi lo porti – come canteremo fra poco – al cospetto di Dio”.

 

Questo è il fine, lo scopo della vita che il Signore ha dato a P. Silvio. E’ il traguardo della vita di ogni uomo venuto in questo mondo. Sia benedetto il Signore.

 

Ieri mattina, Papa Benedetto XVI ricordava ai fedeli presenti all’Udienza del mercoledì un’espressione di san Gregorio Nazianzeno: “Sono stato creato per ascendere fino a Dio con le mie azioni» (Oratio 14,6), e citava una poesia di questo Padre della Chiesa: “Hai un compito, anima mia, / un grande compito, se vuoi. / Scruta seriamente te stessa, / il tuo essere, il tuo destino; / donde vieni e dove dovrai posarti; / cerca di conoscere se è vita quella che vivi / o se c'è qualcosa di più. / Hai un compito, anima mia, / purifica, perciò, la tua vita” (Carmina [historica] 2,1,78).

 

Ha un compito la nostra anima: trovare la vera luce, trovare la vera altezza della tua vita. E la nostra vita è incontrarsi con Dio, che ha sete della nostra sete».

 

 

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