«La Vergine dell’Olmo per
il cui onore P. Silvio tanto ha lavorato è venuta a
prender questo suo figlio alle prime ore del 22 agosto,
Ottava dell’Assunzione e memoria di Maria Regina.
Abbiamo supplicato la
Vergine Santa con il profondo desiderio che ottenesse da
Dio il miracolo che chiedevamo, e con Lei abbiamo
pregato tanto il santo Fondatore di questa
Congregazione, il servo di Dio P. Giulio Castelli.
Il misterioso disegno del
Signore prevedeva che il traguardo terreno di P. Silvio
fosse ora e non in altro tempo. Misteriosa volontà
d’amore del Padre che tutto conosce e che “mai turba la
gioia dei suoi figli se non per procurar loro una gioia
più grande”. E’ un atto di fede nel Mistero Buono quello
che ora ci viene chiesto: atto di fede, anche se intriso
delle lacrime dell’addio: ma ‘addio’ nel senso di “Ad
Deum”: a Dio tu stai andando, P. Silvio; a Dio
stiamo andando anche noi; a Dio tutto sta andando! E se
il cuore umano piange per la ferita del distacco fisico,
la fede consola, al di sopra di ogni altra cosa, questo
povero cuore umano, questa povera voce di uomini e di
donne che tanto hanno supplicato e che chiedono ora di
saper mettere in Dio il loro affanno e di saper
rinnovare in Lui la loro fiducia.
Come ho detto tante volte
in questo caro Santuario dell’Olmo, dall’Icona venerata
della Madonna Santissima Gesù guarda verso di noi mentre
con gesto delicato accarezza il volto della Madre.
Guarda verso di noi e ci chiama all’incontro con Lui,
perché senza di Lui il senso della vita sbiadisce ed il
senso della morte svanisce del tutto. Vita e morte sono
da Lui trasformate: la vita in ricchezza di dono, la
morte in passaggio verso una Vita che non ha più fine e
che più non conosce il dolore. E Maria, mentre stringe
estasiata il Figlio tra le braccia, guarda a noi anche
Lei: ad ognuno di noi, perché in quel Figlio ognuno di
noi è presente, noi che “siam suo corpo, della sua carne
e delle sue ossa”, come afferma S. Paolo.
Quello sguardo che la
Madre ci rivolge dalla benedetta Icona di Cava non è uno
sguardo allegro: è sereno, ma porta in sé la
consapevolezza di quanto sia duro il cammino dell’uomo
sulla terra. La gioia che Cristo è venuto a portare è
la pace del cuore dentro alle difficoltà della vita,
dentro alle situazioni più dolorose, come pure dentro a
quelle liete che l’esistenza anche conosce.
P. Silvio ha sperimentato
le une e le altre nei non molti anni del suo
pellegrinaggio quaggiù, ed ovunque – qui a Cava, come
negli anni donati all’Oratorio di Palermo insieme a P.
Raffaele, in comunione con P. Raffaele! – ha
testimoniato che dentro ad ogni situazione la dignità
del cristiano non è arrendersi ma agire con l’offerta di
sé, mettendo a disposizione se stesso: l’offerta della
propria persona, del proprio cuore, dei propri talenti,
del proprio tempo, delle proprie energie.
P. Silvio ha amato P.
Castelli, il fondatore della sua Congregazione, e lo ha
imitato anche nella dedizione. P. Castelli non ha
ottenuto da Dio il miracolo di restituire la vita che un
male oscuro stava repentinamente distruggendo. Lo
abbiamo sperato e chiesto con fiducia. Perché?
Non sappiamo rispondere. Ma una cosa sappiamo: P.
Castelli non ha abbandonato la sua Congregazione; egli è
qui; e qualche volta addirittura lascia intravedere di
essere misteriosamente presente in questa casa e in
questa chiesa. La sua presenza buona è la garanzia della
continuità di questa cara Congregazione di Cava, nata
dalle sue sofferenze e dal suo zelo di apostolo. E la
sofferenza con cui si è chiamati a pagare la
partecipazione a quest’opera di Dio è già scritta nel
Libro della Vita.
La morte di P. Silvio, nel
pieno dell’attività apostolica, forse è questo prezzo
che misteriosamente Dio chiede alla Congregazione di
Cava, la sua partecipazione più alta all’opera del
Signore. Noi chiniam la fronte dinnanzi a Lui e
sommessamente, nelle lacrime che sgorgano dall’affetto
ferito, Gli diciamo: Io credo! Per questo Ti offro: Ti
offro le preghiere e le azioni, le gioie e le
sofferenze!
Amici: senza la fede, la
porta è aperta sull’assurdo. Con la fede la porta della
vita si apre sul mistero.
Maria accolga questo suo
figlio e “con gli angeli ed i santi lo porti – come
canteremo fra poco – al cospetto di Dio”.
Questo è il fine, lo scopo
della vita che il Signore ha dato a P. Silvio. E’ il
traguardo della vita di ogni uomo venuto in questo
mondo. Sia benedetto il Signore.
Ieri mattina, Papa
Benedetto XVI ricordava ai fedeli presenti all’Udienza
del mercoledì un’espressione di san Gregorio Nazianzeno:
“Sono stato creato per ascendere fino a Dio con le mie
azioni» (Oratio 14,6), e citava una poesia di
questo Padre della Chiesa: “Hai un compito, anima mia, /
un grande compito, se vuoi. / Scruta seriamente te
stessa, / il tuo essere, il tuo destino; / donde vieni e
dove dovrai posarti; / cerca di conoscere se è vita
quella che vivi / o se c'è qualcosa di più. / Hai un
compito, anima mia, / purifica, perciò, la tua vita” (Carmina
[historica] 2,1,78).
Ha un compito la nostra
anima: trovare la vera luce, trovare la vera altezza
della tua vita. E la nostra vita è incontrarsi con Dio,
che ha sete della nostra sete».