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Memoria di San Vincenzo Pallotti

 

Roma, 22 gennaio 2007

 

Nella memoria annuale di S. Vincenzo Pallotti, legato per tanti motivi a S. Filippo Neri e alla Congregazione dell’Oratorio di Roma, il Procuratore Generale partecipa alla solenne Liturgia nella chiesa di S. Salvatore in Onda, dove si venera incorrotto il corpo del santo.

 

 

Nato a Roma nel 1795, in via del Pellegrino, a pochi passi da “Chiesa Nuova”, Vincenzo Pallotti fu straordinariamente segnato, fin da bambino, da un’ardente esigenza di pregare che lo conduceva spesso presso l’altare di S. Filippo Neri in Santa Maria in Vallicella, la chiesa dove pure partecipava alle funzioni religiose e dove si intratteneva a colloquio con i PP. Conca, Calleri e Cesarini. Per tutta la vita conservò con la “Chiesa Nuova” una affettuosa consuetudine ed il suo vivo amore per S. Filippo Neri lo rese, nella Roma dell’Ottocento, straordinaria immagine del grande Apostolo che nel XVI secolo aveva cambiato il volto spirituale dell’Urbe.

 

Un episodio significativo testimonia quanto San Filippo Neri, negli anni della maturazione della sua vocazione sacerdotale, sia stato per lui importante: giocando un giorno a palla, il ragazzino era rimasto tutto assorto per qualche minuto; alla madre che lo destava chiedendogli cosa stesse facendo rispose misteriosamente: «è quando mi vedrete dir messa all’altare di San Filippo!». Quante volte sarà visto, lungo gli anni, sollevato da terra durante la celebrazione…

 

Ordinato prete della diocesi di Roma nel 1818, Vincenzo Pallotti visse ispirandosi alle parole di S. Paolo: Charitas Christi urget nos.

 

Svolse il ministero tra i ragazzi dei quartieri più popolari, per i quali si fece promotore di scuole serali di religione e di oratori notturni; organizzò anche scuole di arti e mestieri e fondò la prima scuola agraria nella campagna romana. Per potere dedicare tutte le energie ai poveri, agli infermi, ai carcerati, ai militari, ai condannati a morte, ai penitenti, rifiutò il canonicato di Santa Maria ad Martyres (Pantheon) e il beneficio parrocchiale di San Marco a piazza Venezia. Le missioni popolari e il confessionale furono il suo campo di azione. S. Gaspare del Bufalo, anch’egli profondamente legato all’Oratorio, gli si mise al fianco e gli comunicò la sua fiamma di amore per il preziosissimo Sangue di Gesù. Poiché don Vincenzo possedeva una spiccata attitudine a coltivare il dono della vocazione alla vita sacerdotale, fu incaricato nel 1827 della direzione spirituale nel Seminario Romano, a cui seguì l’impegno nel Collegio di Propaganda Fide e in numerosi altri Collegi. Tra tante occupazioni, un solo rammarico per Vincenzo: che la giornata fosse troppo breve per poter comunicare a tutti un po’ del fuoco che lo consumava.

 

Per dare concreta attuazione alla restaurazione della fede e per combattere l’espansione delle sette massoniche, il Pallotti concepì nel 1835 – preannuncio di ciò che sarà l’Azione Cattolica – la Società dell’Apostolato Cattolico “ad salvandas animas et ad destruendum peccatum”. Vi chiamò uomini e donne di ogni condizione e stato, convinto che tutti potessero essere “apostoli”, ed al servizio di questa Pia Unione pose una Congregazione sacerdotale, i cui membri vivono in comune senza voti, con il solo vincolo derivante dall’«atto formale di perfetta consacrazione di tutto se stesso a Dio e di perfetto distacco del cuore dal mondo». Nel pieno esercizio della sua missione, il santo si ammalò a morte per un atto di squisita carità: aveva visto, tra coloro che assiepavano il suo confessionale, un vecchio intirizzito dal freddo; ancora sudato per la predica, immediatamente egli si tolse di dosso il mantello e lo diede al povero. Il suo fisico già provato dall’incessante lavoro, minato dalla tisi, prostrato dai digiuni e dalle penitenze, non resse l’acutizzarsi della malattia ed il 22 gennaio di quell’anno (1850), S. Vincenzo Pallotti spirava.

 

Alcuni giornali dell’epoca titolarono: «É morto il santo, l’apostolo di Roma. É morto il padre dei poveri».

 

Beatificato da Pio XII nell’Anno Santo 1950, da Giovanni XXIII fu canonizzato il 20 gennaio 1963. Due anni dopo, il decreto Apostolicam actuositatem del Concilio Vaticano II dirà solennemente: “I laici derivano il dovere e il diritto all’apostolato dalla loro stessa unione con Cristo Capo”.

 

 

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