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Pubblicazione su Padre Felice Carpignano

 

 

Roma, 18 gennaio 2011

 

Ricorrendo il II centenario della nascita del p. Felice Carpignano, l’Editrice VELAR-LDC pubblica un sintetico profilo dell’illustre oratoriano di Torino, preparato da Daniele Bolognini, autore del volumetto sul beato Valfré edito lo scorso anno.
 



Presentazione

A Daniele Bolognini già dobbiamo, in questa collana, il profilo del beato Sebastiano Valfré. Ora, mentre l’anno del III centenario della morte di questo grande discepolo di san Filippo Neri sta per chiudersi, egli ci presenta – anche in relazione ad alcuni “giganti” della fede e della carità vissuti a Torino nel secolo XIX – i lineamenti spirituali di un altro oratoriano, padre Felice Carpignano, che al Valfré ispirò la propria vita ed il proprio apostolato.
 

Nell’Oratorio torinese dell’Ottocento, infatti, padre Carpignano decisamente richiama la grande figura del Beato Valfré per una serie di significative coincidenze: l’umile origine contadina, la seria preparazione culturale conseguita attraverso studi condotti fino al conseguimento del titolo dottorale nonostante la ristrettezza delle risorse economiche; la decisione di entrare nell’Oratorio con una scelta che, se per il Valfré fu coraggiosa fino all’eroismo, non fu certo determinata da aspirazioni di comodità per il Carpignano; la profonda fede in Dio e nella Sua Provvidenza, lo spirito di preghiera, la carità tenace e umilmente esercitata, la straordinaria dedizione nel compiere la missione, il dono dell’intelletto nel comprendere le situazioni e del discernimento nel guidare le persone… Nella Torino del secolo XVII il Valfré fu l’animatore di tante iniziative di bene; il Carpignano – in una Torino caratterizzata dai profondi cambiamenti del XIX secolo – fu un nuovo Valfré.

«Perder tempo a chi più sa più spiace» (Purg, III, 78) diceva Dante: quando si comprende il fine della vita, non è possibile sprecare il tempo: né nell’accezione di ore che scorrono sul quadrante degli orologi e che si possono perdere nella pigrizia e nell’inerzia, né in quella di epoca storica in cui si è chiamati a vivere, dove il tempo si può perdere con il disimpegno nel comprendere le caratteristiche della propria età, la genesi dei suoi cambiamenti, le prospettive che da essi derivano, le esigenze di una nuova realtà. Il beato Valfré ed il padre Carpignano il “tempo” non lo persero in nessuna delle due accezioni. Per questo, a tre secoli di distanza dalla morte del primo e a due dalla nascita del secondo, è di grande attualità la lezione che da essi ci viene.

Leggendo in bozza questo profilo del Carpignano, il pensiero mi è andato, oltre che al beato Sebastiano Valfré, anche ad un altro oratoriano recentemente elevato alla gloria degli altari (19 settembre 2010), il card. John Henry Newman, la cui fama ha raggiunto i confini del mondo, diversamente da quella del Carpignano che non ha oltrepassato di molto i confini del Piemonte, ma che è stata così grande, in questa regione, che lo storico Giuseppe Tuninetti jr scrive: «La figura di padre Carpignano sarebbe da collocare molto in alto nell’empireo della “santità” torinese».
 

Questi due discepoli di Padre Filippo sono contemporanei: 1801-1890 Newman, 1810-1888 Carpignano. Vissero entrambi in un’epoca che il ven. Giovanni Paolo II, parlando del primo, sintetizzò in questi termini: «un’epoca travagliata non solo politicamente e militarmente, ma anche spiritualmente. Le vecchie certezze vacillavano e i credenti si trovavano di fronte alla minaccia del razionalismo da una parte – che portò con sé il rifiuto sia dell’autorità sia della trascendenza – e del fideismo dall’altra, che distolse le persone dalle sfide della storia e dai compiti terreni». (cfr. Lettera commemorativa del bicentenario della nascita di Newman).
 

Li distinguevano l’origine familiare – alta borghesia londinese e umile condizione di contadini piemontesi divenuti “cittadini” per necessità di sopravvivenza – e il diverso cammino che li condusse al sacerdozio: nato anglicano, Newman divenne cattolico attraverso un travagliato itinerario di conversione che conobbe una tappa fondamentale proprio nell’anno in cui il Carpignano, venuto al mondo in una famiglia animata da profonda fede cattolica, era ordinato prete (1834): nel luglio del 1833, infatti, Newman faceva ritorno in Inghilterra dal viaggio nel Mediterraneo con la consapevolezza di avere «un lavoro da compiere», una missione che il Signore gli affidava: nasceva il “Movimento di Oxford” e Newman, partecipandovi con convinzione, si convinceva, attraverso un intenso studio dellla storia della Chiesa e dello sviluppo della dottrina cristiana, che la sola rimasta fedele al patrimonio trasmesso dagli Apostoli era la Chiesa Romana; lasciava allora il ministero di parroco anglicano e l’insegnamento universitario all’Oriel College e chiedeva, nell’ottobre del 1845, di essere accolto nella Chiesa cattolica; ordinato sacerdote a Roma nel 1847, decideva di diventare oratoriano e per la fondazione del primo Oratorio inglese sceglieva Birmingham e il quartiere di Egbaston che stava profondamente cambiando sotto le spinte della nascente industrializzazione: qui – senza tralasciare l’impegno dello studio, l’attività di conferenziere, l’adempimento di importanti incarichi, quale è quello, tra gli altri, di primo rettore dell’Università Cattolica di Dublino (1854-1856) – esercitò il suo ministero pastorale con passione e umiltà, amato dalla classe imprenditoriale, bisognosa di un approccio razionale alla fede cristiana, e dalle classi più umili, ugualmente bisognose di essere rieducate alla fede.
 

Negli stessi anni don Felice Carpignano decideva di entrare nella Congregazione dell’Oratorio (1842), nella quale sarà eletto preposito nel 1856 e dalla quale riceverà, nel 1865, l’incarico di parroco, svolgendo una attività pastorale e caritativa che ha del prodigioso, come Daniele Bolognini ci mostra in questo piccolo ma prezioso volume.
 

Sono gli anni in cui la Congregazione torinese vide bussare alla sua porta anche un altro grande discepolo di Padre Filippo, il padre Giulio Castelli, che entrava in Congregazione, diciannovenne, nel 1865 e che fu del Carpignano valente collaboratore fino a che si trasferì a Roma (1891) per rispondere alle necessità di quell’Oratorio, recandosi poi di là a fondare, nel 1895, l’Oratorio di Cava de’ Tirreni, dove morì nel 1926 e dove ben presto fu introdotta la sua causa di beatificazione.

In consonanza con le caratteristiche della collana, anche questo volumetto in modo essenziale traccia un profilo. E ne ringraziamo l’autore che – per esperienza – conosciamo attento cultore della storia di santità di cui Torino è ricchissima. L’augurio – oltre che di una vasta diffusione – è che su padre Carpignano continuino gli studi e che si giunga a pubblicazioni – finora assenti – che riportino questa grande figura all’attenzione di tanti.

Roma, 11 novembre 2010, memoria di S. Martino.

 

P. Edoardo Aldo Cerrato, C.O.
Procuratore Generale
della Confederazione dell’Oratorio

 

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