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Pubblicazione sull’archivio
della Congregazione dell'Oratorio di Roma

Roma,
16 giugno 2010
Nel ricevere copie della nuova
pubblicazione (A. DI FALCO – A. BIANCO, Archivio della
Congregazione dell’Oratorio di S. Filippo Neri. Intervento di
conservazione, valorizzazione e fruizione del patrimonio
storico-artistico. Roma, 2006-2009, Roma, 2010, 79 pp.), ricca
di pregevoli immagini ed esauriente nel presentare il lavoro che è
stato compiuto per rendere adeguatamente fruibile il notevole
patrimonio del prezioso Archivio della Congregazione di Roma, la
Procura Generale si complimenta con la dr. Anna di Falco e con fr.
Alberto Bianco, C.O. e li ringrazia per l’opera da essi compiuta
prima con il coordinamento degli interventi di restauro, poi con
l’edizione del pregevole testo.
A sottolineare quanto tale Archivio
(che, in modo unico, documenta le origini e lo sviluppo della
Congregazione dell’Oratorio) sia patrimonio di interesse per tutta
la Confederazione, e con la fiducia che le Case oratoriane saranno
disposte a collaborare fattivamente alla conservazione e all’urgente
opera di restauro di ancora numerosi documenti archivistici, la
Procura Generale invierà copia del libro a tutte le Case Oratoriane,
specificando i settori su cui è indispensabile intervenire ora che i
locali sono stati risanati e resi idonei alla fruizione dell’immenso
patrimonio.
English version
Publication about the Archive C.O. of Rome. The General Procura have
just received a copy of the new publication by A. Di Falco and A.
Bianco, C.O. (Archivio della Congregazione dell’Oratorio di S.
Filippo Neri. Intervento di conservazione, valorizzazione e
fruizione del patrimonio storico-artistico. Roma, 2006-2009, Roma,
2010, 79 pp.), rich in valuable images and exhaustive when
introducing to the several steps needed to make the precious Archive
of the Roman Oratory’s Congregation an adequately usable place. The
General Procura congratulates Dr Anna Di Falco and br Alberto
Bianco, C. O. and thanks them for both leading the massive work of
restoration and writing the documentary brochure in question.
The Archive registers the origins and
the development of the Congregation of the Oratory. Its patrimony is
undoubtedly of crucial significance for the entire Confederation and
we hope that the Oratorian Houses will be eager to actively
collaborate on the conservation and sometimes urgent work of
restoration of several other archive documents. The General Procura
will soon send a copy of the book to each Oratorian House with a
note about the areas still in need of indispensable action, so that
they can be studied again in the just restored historic premises of
the Archive.
Prefazione del P. Procuratore
Generale
Rivolgo il più cordiale ringraziamento agli autori di questa
pubblicazione che documenta il lavoro appassionatamente compiuto e
la dedizione con cui dal 2006 al 2009 hanno coordinato gli
interventi di conservazione, valorizzazione e fruizione del
patrimonio storico-artistico che queste pagine illustrano.
Alla Regione Lazio, che ha disposto ed erogato i finanziamenti per
tale impresa, oltre che il ringraziamento, va l’ammirazione
dell’Istituto Oratoriano per la sensibilità dimostrata nel prendere
a cuore un cospicuo patrimonio di inestimabile valore.
Tutto il complesso Vallicelliano – e in particolare la parte di cui
ai Padri è rimasta la custodia dopo gli eventi del Risorgimento e la
realizzata unità dello Stato italiano: chiesa, alcuni ambienti della
casa, biblioteca, archivio – è vivo e prezioso documento di una
storia iniziata con san Filippo Neri, Apostolo di Roma, il quale,
benché abbia visto di esso la chiesa soltanto – e neppure nello
splendore delle forme e della ornamentazione che essa avrebbe
assunto nei secoli XVII e XVIII – è l’iniziatore.
Il Neri non vide la Biblioteca Vallicelliana: ma all’origine di
essa, come pure della attuale Biblioteca della Congregazione,
formatasi dopo le vicende storiche di fine Ottocento, ci sono la sua
personale libreria – cospicua, per l’epoca – ed il suo amore per i
libri e la lettura.
Non vide l’Archivio, ma i “Libri dei Decreti” – in cui la giovane
Congregazione iniziò a registare le decisioni di governo – sono la
culla del grande Archivio Vallicelliano, ora in parte patrimonio
dello Stato e in parte della Casa.
Non vide lo splendido edificio borrominiano innalzato come casa
della Congregazione, ma il suo gusto per il bello non è certo
estraneo all’impostazione di chi pensò e realizzò questa
costruzione.
In una deposizione al processo di canonizzazione di Filippo Neri,
per indicare l’ambiente filippiano Marco Antonio Maffa usò
un’espressione sintetica di rara efficacia: «schola di santità et
hilarità cristiana».
La santità di colui che è riconosciuto uno dei più grandi
riformatori, pur non avendo egli mai impiegato questo termine, è
realtà che non richiede commenti. Sull’«hilarità» che rendeva così
“attrattivo” il santo, una precisazione, invece, è utile: essa è
costituita da tutta una vasta gamma di sfumature che mettono in
evidenza la positiva valutazione dell’umano a cui Filippo si educò,
nella natia Firenze, fin da ragazzo.E’ lo spirito che uno studioso
presenta così: «Il programma spirituale del Neri si nutre di fiducia
nella natura umana e di amore per l’arte […], si caratterizza per
l’equilibrio del rapporto tra Dio e l’uomo, tra natura e grazia,
rifugge dai toni foschi ed accigliati, si illumina di festosità e di
gioia. Questo programma è influenzato dall’umanesimo cristiano, il
cui retroterra teologico è il principio che la grazia non sopprime
la natura ma la sana, la irrobustisce, la perfeziona» (M. MARCOCCHI,
Prefazione, in S. FILIPPO NERI, Gli scritti e le massime di S.
Filippo Neri, a cura di A. Cistellini, Brescia, 1994, p. 12).
Per questo, diversamente da altri esponenti della vita devota, dai
quali pure accolse utili lezioni, Filippo è sensibile anche alla
bellezza che si manifesta nella natura e nell’arte e lo induce a
predilige gli spazi aperti, ad amare la musica ed il canto, ad
essere attento alle espressioni delle arti figurative.
Sappiamo che spesso egli sostava, nella “Chiesa Nuova” – da lui
sternuamente voluta e con grandi sacrifici innalzata – nella
cappella della Visitazione di Maria, dove già era esposta la tela
del Barocci. «Quando nel 1586 la sua pala con la visitazione della
Vergine a s. Elisabetta ornò l’altare della cappella, ancora odorosa
di calce – scrive uno studioso – si vide subito come la patetica e
sorridente dolcezza del Barocci traducesse mirabilmente in pittura
la cristiana letizia che san Filippo Neri andava praticando». «Vi si
intratteneva volentieri – ricorda il biografo Bacci – piacendogli
assai quell’immagine del Barocci» che unisce ad una concezione
ancora tardo manieristica i caratteri di essenzialità e di
semplicità cari al Neri.
Filippo era fiorentino, ed amava che si sapesse, come G. B. Strozzi
testimonia a Nero del Nero in una lettera del 23.12.1595 (conservata
nell’Archivio della Congregaziobne dell’Oratorio di Roma [ACOR], A.
III. 51, 18): “Sì come egli era fiorentino, così haveva caro che gli
altri sapessero ch’ei fusse”. Ma questa sua origine – con ciò che
comporta e rende caro Filippo al mondo intero – non mette certo in
ombra la forte nota di “romanità” da cui la vita di Filippo è pure
segnata, con i sessant’anni vissuti ininterrottamente nell’Urbe, e
per scelta personale.
E’ a lui, a “messer Filippo santo” che va il profondo, ammirato
ringraziamento per le meraviglie che ancora vediamo in questo
stupendo complesso Vallicelliano. E dire grazie a chi lo custodisce,
a chi lo restaura e lo rende sempre più agevolmente fruibile è fare,
in fondo, ciò che Filippo stesso farebbe.
Lo facciamo, quindi, con piena convinzione.
Edoardo Aldo Cerrato, C.O.
Procuratore Generale
della Confederazione dell’Oratorio
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