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Anno Sacerdotale

 

Roma, 15 giugno 2009

 

Il Procuratore Generale ringrazia un confratello infermo per la lettera da lui ricevuta, alta testimonianza di fede nel “dono e mistero” del sacerdozio e di fraterna carità oratoriana.

 

* * *

 

In Solemnitate Corporis Sanguinisque Domini nostri Iesu Christi, anno 2009

 

Querido Padre Edoardo:

 

[…] hemos puesto nuestras pobres vidas al servicio del Señor, único Sacerdote. Y ofrecemos cuanto nos depare el cada día, alegrías o dolores, acogidas y rechazos, fidelidades e infidelidades, en pro de los Sacerdotes de la Confederación de Oratorios de N. P. San Felipe Neri, durante el Año Jubilar Sacerdotal.

 

Como Procurador General, accepte, Padre, nuestro propósito. Y que el Dios de Misericordia tenga en cuenta nuestra promesa ante El, y a V. R. comunicada. 

Unidos en la Caridad Alegre, le reiteramos nuestra fidelidad, nuestro personal afecto y la pequeñez de nuestro servicio  oratoriano.

 

          Laus Deo, Virginique Matri  

                

A. F., pbro. C.O.

 

* * *

 

Roma, 15 giugno 2009

 

Carissimo Padre,

 

è con grande commozione che ricevo la lettera che mi hai inviato e Ti ringrazio di cuore per questo gesto di squisita carità verso i sacerdoti della nostra Famiglia Oratoriana.

 

Ti assicuro che essa mi ha profondamente colpito, tanto più perché nasce dal cuore di un confratello a cui le condizioni di salute non permettono di svolgere pienamente tutte le attività sacerdotali, che spesso siamo tentati di far coincidere con l’esercizio del sacerdozio…, mentre vivere il sacerdozio è, innanzitutto, offrirsi a Cristo sacerdote nelle condizioni concrete della nostra vita, quali che esse siano.

 

Dio ha guardato con simpatia a tutto l’umano che è in noi…! Per questo ha scelto te e me e tanti altri uomini ad essere suoi preti: a condividere, cioè, il suo sacerdozio.

 

Quando penso al nostro sacerdozio, più di ogni altra cosa sorge in me lo STUPORE dinanzi a questa realtà che ci è stata donata!

Quando, nella liturgia dell’Ordinazione, ascolto la domanda del Vescovo: «Sai che ne sia degno?» mi viene da rispondere: … ma che degno!? Chi di noi è degno?.

Noi non siamo degni, noi siamo amati, che è infinitamente di più! Amati per quello che siamo, amati come Pietro e Giovanni e Filippo e tutti gli altri..., amati nella nostra storia di uomini fragili ed anche peccatori, capaci addirittura di tradirlo; amati in questa umanità che è la nostra natura, la nostra povertà e la nostra sublime ricchezza!

 

Sto pensando a Pietro, a Giovanni, a Giacomo, a Matteo, ad Andrea…, a quei primi che divennero suoi discepoli avendo incontrato Gesù lungo le rive del mare di Galilea, o a Cafarnao, a Cana, altrove… Erano utti presi dal loro lavoro e più ancora dai problemi della loro vita, ed Egli arrivò là, nel bel mezzo di quella loro vita quotidiana e li chiamò… Come il giorno in cui stava passando (cfr. Lc.5,1-11) sulla riva del mare ed alcuni di loro, pescatori, erano rientrati dal lavoro con le reti vuote …: ore di lavoro e di fatica che non avevano dato nulla… Egli salì sulla loro barca ormeggiata e disse a Simone: «Prendi il largo, e gettate le reti per la pesca» … Simone, che già lo aveva incontrato ed aveva visto lo sguardo di Gesù che gli era penetrato nelle profondità del suo cuore di uomo, gli disse: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso niente. Ma sulla tua parola getterò le reti»: ritorno in mare a riprendere il lavoro…; la tua parola supera i miei pensieri ed i miei progetti…. «Tu solo – gli dirà un’altra volta – hai parole di vita eterna», ed è come se gli avesse detto: dentro a questa mia vita di uomo, sento di aver bisogno di una pienezza che io non ho e che tu, invece, possiedi!

Li ha tenuti con sé, quei primi, per tre anni, mangiando con loro, parlando loro, facendoli partecipi, per quanto possibile, del suo misterioso rapporto con il Padre; poi, nell’ultima cena prima della sua morte, prese il pane ed il vino – «frutto della terra e del nostro lavoro» – e disse: «Prendete e mangiate: questo è il mio corpo, questo è il mio sangue, per voi. Fate questo in memoria di me»!

 

Erano degni quegli uomini di essere stati scelti a diventare partecipi del suo Amore sconfinato?

Li scelse e li rese partecipi proprio perché indegni, cioè: proprio perché uomini!

La dignità che ci serve per essere ordinati preti, e per essere preti nella vita di ogni giorno, è la consapevolezza di aver bisogno di Lui! Bisogno del suo perdono, bisogno della sua parola, bisogno del suo abbraccio, bisogno della sua compagnia. In questo consiste la nostra dignità! Salvàti da Lui, e umilmente consapevoli che siamo mandati a portare una salvezza ricevuta in dono, non prodotta da noi!

Le nostre mani tirano su delle reti colme solo per dono suo! Come le mani di Pietro che armeggia su quella barca ondeggiante sulle acque del mare…

I nostri occhi rimangono capaci di volgere lo sguardo in tutte le direzioni, … anche le più sciocche, ma portano dentro di sé lo sguardo con cui Egli ci ha guardati quando lo abbiamo incontrato. Ed è quello sguardo che continuamente ci ricupera alla direzione vera. Ed è unicamente con quel suo sguardo, impresso in noi, che noi possiamo guardare agli altri uomini, bisognosi come noi, uomini che gridano come noi, in tanti modi, il bisogno di essere salvati!

 

Ecco il perché dello stupore che emerge in me e si impone sopra ogni altra cosa quando penso che sono prete, che tu sei prete!

Ricordo le omelie che qualcuno fece alle mie Prime Messe, ormai trentaquattro anni fa’… Mi hanno consigliato di tutto, tutte le arti per fare il prete…: devi fare questo, e devi fare quello, e devi essere povero e devi essere coerente e devi impegnarti e devi… devi...

Ci fosse stato uno che mi avesse detto: Sei stupito? Perché, se non sei stupito e se non vivi, giorno per giorno, in questo stupore, anche se affinerai le tecniche pastorali, produrrai solo dei fuochi d’artificio!

 

Carissimo Padre,

nella tua situazione di infermità Tu puoi dare –  e stai dando! – alla Famiglia Oratoriana un dono preziosissimo: quell’offerta che la tua lettera mi comunica che io accolgo a nome di tutti e che umilmente propongo a tutti gli altri della nostra Famiglia, affinché questo “Anno Sacerdotale” non passi invano!

 

Grazie!

 

Con un forte abbraccio,

Tuo in Corde Christi et P. N. Philippi

 

Edoardo Aldo Cerrato, C.O.

Procuratore Generale

 

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