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Intervista a Radio Vaticana

 

Roma, 14 settembre 2010

 

In preparazione al Viaggio apostolico di Sua Santità Benedetto XVI in Inghilterra in occasione della beatificazione del card. John Henry Newman, la Radio Vaticana ha intervistato il P. Procuratore Generale ponendogli queste domande.

Innanzitutto, cosa rappresenta per la comunità degli Oratoriani la Beatificazione del cardinale Newman?
 

Molto semplicemente – ma sono convinto che si tratta della cosa più importante – direi che per noi Oratoriani la beatificazione di Newman, prima di ogni altra cosa, è richiamo alla vocazione alla santità sulla via tracciata da Padre Filippo. La gloria degli altari che la Chiesa decreta ad un cristiano è innanzitutto un atto di glorificazione di Dio fonte della santità, operatore della santità….; e poi è la proposta di un modello credibile di sequela di Cristo.
Naturalmente questa beatificazione è per noi motivo di gioia speciale: Newman è uno della Famiglia! Come non rallegrarsi? Ma questo, comunque, è secondario rispetto a quanto ho detto prima… Certamente non può essere motivo di vanità, consapevoli come siamo che si tratta di un dono di Dio… Credo che, se solo una favilla di vanità si accendesse in noi, San Filippo – e lo stesso Newman – immediatamente saprebbero come spegnerla… e speriamo che non lo debbano fare in nessun oratoriano!

“Dalle ombre e dalle immagini alla Verità”: sono le parole che John Henry Newman fece dettare per la sua tomba. Questa ricerca della verità è stato il tratto fondamentale di tutta la sua vita. Una sua riflessione…

 

Sì, ex umbra et imaginibus ad veritatem è la cifra della intera visione che Newman ha del mondo; esprime la destinazione reale della nostra intelligenza, la quale, abitando la sfera della manifestazione (imago) e della parvenza (umbra), deve volere e cercare con tutta se stessa una certezza legittimata dalla verità.
Di questa certezza Newman ha pensato le condizioni nell’epoca moderna senza cedere in nulla a quella che egli chiamava la “apostasia dei nostri tempi”, cioè la persuasione diffusa che dove è in gioco il nostro rapporto con l’Assoluto possiamo pervenire soltanto a posizioni opinabili, sulle quali è di buon gusto accettare che ognuno la pensi a modo suo, senza poter affermare niente di stabile, e quindi nulla che meriti di esser posto a fondamento della propria vita.

Quanto una figura come Newman, che seppe coniugare efficacemente fede e ragione, può aiutare oggi la testimonianza cristiana in un mondo che, come ha più volte avvertito Benedetto XVI, vive “come se Dio non esistesse”?
 

Fides et ratio sono le parole con cui inizia la grande Enciclica di Giovanni Paolo II che cita Newman come esempio insigne di questa impostazione. L’esperienza di Newman è esperienza di fede vagliata alla luce della ragione: il cristiano è chiamato ad essere libero ma non indipendente, tanto più – diceva il card. Bagnasco alla recente presentazione degli “Scritti oratoriani” di Newman – “in un momento storico e culturale come quello che stiamo vivendo, nel quale si assiste ad un capovolgimento di categorie” per cui “l’indipendenza personale sembra più importante della verità, al punto che, per la cultura, avere un legame con la verità, con il bene, con il criterio morale, sembra essere un fatto negativo”.

Di Newman si conosce soprattutto il tratto intellettuale, il suo pensiero. Può soffermarsi sulla sua spiritualità, dove certo ritroviamo l’influsso dell’Oratorio, di San Filippo Neri?
 

Nella spiritualità di Newman risuona profondamente la spiritualità dell’Oratorio filippino. La vocazione oratoriana ha segnato la vita e l’opera di Newman; la sua appartenenza all’Oratorio ha caratterizzato metà della sua vita, quella vissuta nella Chiesa cattolica.
Si può dire che il suo cammino di conversione, continuato lungo l’intero corso della sua esistenza, è fotografato anche dal motto che Newman scelse per il suo stemma cardinalizio: “Cor ad cor loquitur”. Egli lo sentì così familiare da ritenerlo della Bibbia o dell’Imitazione di Cristo, mentre è di san Francesco di Sales, amico degli Oratoriani della prima generazione e fondatore egli stesso dell’Oratorio di Thonon nello Chablais… “Cor ad cor loquitur” esprime il principio fondamentale della vocazione cristiana: una chiamata all’incontro personale con Dio in Cristo; un incontro che sfocia nel rapporto personale con gli uomini… In questo senso, già l’oratorianio card. Tarugi poteva affermare: “il compito del nostro Istituto è di parlare al cuore”… una impostazione che in Padre Filippo ha raggiunto vertici altissimi…!

 

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