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Ancora in vista del Congresso Generale

 

 

Roma, 14 luglio 2012

 

Prima della temporanea sospensione del notiziario per la pausa estiva (riprenderemo a fine agosto) ancora abbiamo posto qualche domanda al P. Procuratore Generale circa il Congresso.

 


 

Come procede la preparazione del Congresso?

 

L’organizzazione logistica è ormai a buon punto. D’altra parte, essendo il terzo Congresso Generale che mi è dato di organizzare, direi che l’esperienza mi aiuta… Come mi aiuta, e sotto certi aspetti ancor più dell’esperienza, la collaborazione di Alberto Bianco, segretario della Procura Generale.

 

Ma l’organizzazione pratica del Congresso è solo un aspetto. Lei mi chiede, giustamente, della preparazione: e questa è compito della Procura Generale solo in parte. La vera preparazione è quella che i confratelli, nelle loro Comunità e nelle Federazioni, stanno mettendo in atto studiando l’“Instrumentum laboris” e meditando le “mutationes” dei testi costituzionali votate dal Congresso del 2006, approvate ad experimentum dalla Sede Apostolica e demandate al Congresso attuale per la definitiva approvazione.

 

Per questo in un recente intervento sottolineavo: “Accingerci a partecipare alla più alta espressione istituzionale della nostra Famiglia comporta la consapevolezza di essere chiamati a svolgere un compito di grande responsabilità: impegno, sincera volontà di onesta analisi sui temi proposti e sulle questione dibattute”, ma mi sono permesso di accennare – e ringrazio quei confratelli che mi hanno manifestato la loro adesione – anche allo “spirito di umiltà che non soltanto è la più filippina delle virtù, ma l’espressione dell’intelligenza di chi sa di essere un nano sulle spalle dei giganti”.

 

Questa umiltà – unita alla impegnativa analisi del materiale messo a disposizione dalla Deputazione Permanente – non è elemento secondario nella preparazione, e non è elemento secondario negli stessi dibattiti congressuali. E’ atteggiamento che favorisce la retta comprensione, dal momento che comprende bene solo chi è aperto all’ascolto e non parte da preconcetti, ma dall’analisi di argomenti che spesso ci superano poiché affondano le radici in fatti, esperienze, circostanze, contesti che non tutti abbiamo sempre chiari e talora non li abbiamo poiché il rispetto delle persone impone una certa riservatezza nel presentarli. L’ascolto è la base della comprensione e l’umiltà è fondamentale per l’ascolto. 

 

Può dirci a grandi linee i temi dell’Instrumentum laboris?

 

“1612-2012. IV Centenario della approvazione degli Instituta Congregationis Oratorii. Storia, attualità, prospettive future dell’apostolato Oratoriano” è il tema generale del Congresso. L’Instrumentum laboris lo affronta con una particolare sottolineatura dell’attualità e delle prospettive future.

 

Ho avuto riscontro da molte parti che si tratta di un utile strumento su cui confrontarci. Ho fiducia che sia stato bene esaminato e che il dibattito congressuale arricchisca il tema con l’esperienza che le Congregazioni vivono in tanti luoghi diversi, in contesti differenti, quali sono quelli dei tre Continenti in cui l’Oratorio è canonicamente presente.  

 

E circa le mutationes nei testi costituzionali, che cosa ci può dire?

 

Posso dire che alcune sono semplici ritocchi che rispondono all’esigenza sentita di razionalizzare o di esprimere più chiaramente certi aspetti, soprattutto dal punto di vista funzionale degli Organi Centrali.

 

Uno, invece, riguarda un elemento che la Sede Apostolica, in vista del Congresso 2006, ha suggerito: che le “litterae dimissoriae” dei Prepositi delle singole Case fossero sottoposte al “Nihil-obstat” del Delegato della Sede Apostolica per l’Oratorio.

 

Personalmente, come ho fatto presente nello scorso Congresso, non ci vedo nulla di preoccupante, anzi, ritengo che il provvedimento sia di notevole aiuto alle Congregazioni che hanno la responsabilità di presentare agli Ordini sacri i propri candidati.

 

Un provvedimento, inoltre, che – alla luce della storia – risulta addirittura ragionevole.

 

Fino al 1958 i Prepositi delle Case oratoriane (a partire da Padre Filippo Neri) non avevano mai firmato le “Litterae dimissorie” per le Ordinazioni, poiché gli oratoriani erano incardinati nelle diocesi (di residenza o di provenienza) ed era l’Ordinario diocesano a firmarle sulla base delle “Testimoniales” del Preposito.

 

Nel momento in cui, in ragione di mutate situazioni, fu stabilito che si poteva scegliere, volendo, la forma canonica dell’incardinazione in Congregazione, al Preposito fu riconosciuto, ovviamente, il compito di dare le “Dimissoriae”, ma fu allora che la suprema Autorità della Chiesa, istituendo la figura del “Delegato della Sede Apostolica per l’Oratorio”, stabilì nel Decreto di istituzione che le “Dimissoriae” date dai Prepositi dovessero avere il “Nihil-ostat” dello stesso Delegato.

 

E’ utile una rivisitazione della storia e della tradizione oratoriana. Si evitano riottosità e malumori.

 

Come è utile una ragionevole considerazione sui ragionevoli motivi per cui la Sede Apostolica ha chiesto di ritornare alla prassi ragionevolmente stabilita nel 1958. Mi si scusi la ripetizione – voluta – della ragionevolezza.

 

Il Congresso avrà anche i momenti di spiritualità…

 

 “Oratorium ab oratione dicitur” iniziano le nostre Costituzioni… La preghiera è parte fondamentale del Congresso. La Commissione liturgica avrà il compito di guidarla: si articolerà nella celebrazione – ovviamente quotidiana – della S. Eucarestia, presieduta, nella lingua universale della Chiesa Cattolica, da un padre delle diverse aree linguistiche che costituiscono la Confederazione, e nella preghiera dell’Oratorio Vespertino. La domenica sarà vissuta come giornata di “Ritiro spirituale”, con due meditazioni e la prolungata Adorazione Eucaristica. Ma ritengo che debba essere iscritta in questo ambito anche la partecipazione all’Udienza del Santo Padre in Vaticano, con la riflessione che egli detterà, e con il testo del Messaggio che tradizionalmente Sua Santità indirizza al Congresso attraverso il Suo Segretario di Stato. E sarà un momento forte anche la S. Messa concelebrata da tutti i padri in S. Maria in Vallicella, nel luogo delle memorie più care per ogni oratoriano. “Adorabimus ubi steterunt pedes eius” si legge sulla porta che dal corridoio della sacrestia immette in chiesa… Frase desunta dalla Bibbia, ma che i nostri antichi padri hanno “volto” a ricordare Padre Filippo, i cui piedi, le cui mani, il cui cuore divennero strumento di adorazione a Dio in questa che è la “madre” di tutte le chiese oratoriane.

 

Qualche giorno fa, un giovane confratello – al quale manifesto tutta la mia stima e riconoscenza – mi ha inviato una e-mail (si scusi l’italiano di un padre che italiano non è, ma che si esprime nella lingua del Santo Fondatore anche come atto di amore a Padre Filippo; e lo ringrazio doppiamente):

 

“Voleva domandarLe se è possibile, anche se è già fatto nella lettera di indizione del Congresso, che da la Procura Generale si proponga una preghiera perché tutti gli Oratoriani preghiamo per il Congresso. Noi siamo cominciati a pregare il Veni Creator per questa intenzione, tutti i giorni. So che sarà soltanto proporre, ma sarebbe triste che il Congresso non sia preparato con speciale preghiera”.

 

Carissimo confratello, da questa intervista ti ringrazio di cuore e faccio mia la tua proposta, rivolgendola a tutti. Tu hai capito un elemento essenziale della preparazione del Congresso! Io ti seguo. E che siamo molti a seguirti!

 

Edoardo Aldo Cerrato, C.O.

 

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