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IV Centenario del Cardinale Tarugi

 

Roma, 14 giugno 2008

 

Nella ricorrenza del IV centenario della morte del Card. Francesco Maria Tarugi, la Procura Generale ricorda l’amato discepolo di S. Filippo Neri con una solenne celebrazione eucaristica presieduta in “Chiesa Nuova” da Sua Ecc.za Rev.ma mons. Gianfranco Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio per la Cultura. “Creator Ensemble”, diretto dal M° Marco Gemmani, in collaborazione con “Creator. Faenza Musica Sacra” esegue la “Missa Salve Regina” di Pier Luigi da Palestrina.


Sono presenti alla celebrazione, tra gli altri, i Rev.mi monsignori Luigi Cerchiaro, Prelato della Camera Apostolica, Walter Brandmüller, Presidente del Pontificio Comitato di Scienze storiche, Felice Sergio Aumenta, della Segreteria di Stato di Sua Santità, Jean Marie Gérvais, della Penitenzieria Apostolica, il Preposito Generale dei Chierici Regolari di San Paolo (Barnabiti), P. Giovanni Villa, il Rettore Generale dei Chierici Regolari della Madre di Dio (Leonardini), P. Francesco Petrillo, Sacerdoti diocesani e religiosi, e Padri di alcune Congregazioni dell’Oratorio, tra cui il R. P. Florian Calice, C.O. in rappresentanza del Rev.mo P. Felix Selden, Delegato della Sede Apostolica per l’Oratorio.
 

Tra i numerosi amici presenti ricordiamo il Prof. Luigi Gulia, Presidente del Centro Studi Sorani, il R. Prof. Johannes Groher, Ordinario di Storia della Chiesa nella Pontificia Università della Santa Croce, la delegazione delle Suore di S. Filippo, delle Suore di S. Luigi Scrosoppi, delle Figlie dell’Oratorio, del Consiglio Generale delle Suore dell’Immacolata Concezione.

Il Santo Padre Benedetto XVI ha inviato la Benedizione Apostolica comunicata al Procuratore Generale dal messaggio del Suo Segretario di Stato, l’Em.mo Cardinale Tarcisio Bertone:

 


 

In occasione della solenne celebrazione eucaristica nel IV centenario della pia morte del Cardinale Francesco Maria Tarugi, il Sommo Pontefice, spiritualmente partecipe, auspica che l’esempio del fedele discepolo di S. Filippo Neri, illustre Pastore e “Principe della Parola”, susciti rinnovati propositi di adesione a Cristo, di sempre più intensa comunione fraterna e di generoso servizio alla Santa Chiesa. Mentre invoca la celeste intercessione della Beata Vergine Maria e del Santo Fondatore, imparte di cuore all’Eccellentissimo monsignor Gianfranco Ravasi, che presiede il sacro Rito, a Lei, ai Confratelli della Comunità Oratoriana ed ai fedeli tutti una speciale Benedizione Apostolica estensibile alle persone care.
 

Cardinale Tarcisio Bertone
Segretario di Stato di Sua Santità

 


 

Numerosi messaggi di adesione alla celebrazione commemorativa, oltre che da molti Prelati della Curia Romana, sono giunti da Em.mi Cardinali ed Ecc.mi Arcivescovi e Vescovi: ricordiamo, tra questi, i messaggi inviati dagli Arcivescovi delle sedi che furono campo di azione apostolica del Tarugi: le LL. EE. RR. i monsignori Jean-Pierre Cattenoz, Arcivescovo di Avignon, e Gaetano Bonicelli, Arcivescovo emerito di Siena.
 

All’inizio della celebrazione il Procuratore Generale ha rivolto ai presenti il seguente saluto:

 


 

Ho il piacere di porgere il saluto della Famiglia Oratoriana a Sua Eccellenza Reverendissima, ai Prelati della Curia Romana, ai Confratelli ed ai fedeli riuniti in questo tempio Vallicelliano che da più di quattro secoli è la “Chiesa Nuova” dei Romani, custode delle vive memorie di San Filippo Neri e dei suoi primi discepoli.

 

A questo saluto unisco anche quello che Luisa Secchi Tarugi, discendente della Famiglia del nostro Cardinale, mi ha pregato di portare, in particolare a Sua Eccellenza, esprimendo il rammarico di non poter essere presente a causa di un impegno che la tiene fuori Italia.

 

Dopo aver celebrato solennemente, lo scorso anno, il IV centenario della morte del Ven. Card. Cesare Baronio, non si poteva passare sotto silenzio, quest’anno, il centenario di un altro illustre discepolo di Padre Filippo, il Card. Francesco Maria Tarugi, le cui spoglie, come quelle del Baronio, riposano in questa chiesa, ed il cui ricordo è indissolubilmente associato a quello che tutta la Famiglia Oratoriana coltiva nei confronti dell’amato Padre Fondatore.   

Ogni giorno, in Chiesa Nuova, rivolgo lo sguardo a questa lapide del presbiterio, semplicissima nella sua eleganza filippina, che ricorda i due grandi Oratoriani Baronio e Tarugi verso i quali tutte le nostre Congregazioni hanno altissimo motivo di riconoscenza: ad essi, infatti, si deve prevalentemente il riconoscimento canonico della Congregazione dell’Oratorio de Urbe, ad instar della quale tutte le altre furono istituite.

Vi leggiamo che i due Cardinali, in attesa della risurrezione, riposano uno accanto all’altro per continuare, al di là della morte, la comunione di vita da essi vissuta nel reciproco sostegno nell’esercizio delle virtù: «ne corpora disiungerentur in morte quorum animi, divinis virtutibus insignes, in vita coniunctissimi fuerant».

 

Del Card. Francesco Maria Tarugi desidero ricordare, in questa circostanza, la gratitudine che egli sempre coltivò verso colui che lo condusse all’incontro pieno e fecondo con Cristo: «Per lo spazio di oltre cinquant’anni e più sono stato novizio del beato Filippo».

Amatissimo da san Filippo Neri e desiderato dal santo come suo successore, sottratto invece a Padre Filippo da Papa Clemente VIII, nel 1592, nonostante ogni mezzo messo in atto per stornare la nomina alla sede arcivescovile di Avignone; insignito della Porpora Romana nel giugno 1596, insieme a Cesare Baronio, e traslato nel 1597 all’arcidiocesi di Siena, dove ancora lavorò intensamente per alcuni anni, Francesco Maria Tarugi fu chiamato da Dio all’Oratorio del cielo da questa amata Vallicella, dove poté tornare a chiudere i suoi giorni e dove nel tardo pomeriggio dell’11 giugno 1608 spirò piamente baciando con devozione la corona ed il crocifisso di Padre Filippo.

 

Noi lo ricordiamo, in questo IV centenario del suo dies natalis, con le parole che egli stesso scrisse da Avignone a Marcello Vitelleschi il 23 settembre 1593: «…anchor chè io sia per tanto spatio di paese assente, io mi vi ritrovo [nella famiglia oratoriana che si stringe intorno a Filippo, e nella “cappelletta di mezza scala”], per gratia di Dio, con la fede et amor verso il mio caro Padre, perché credo haver luogo particolare ne la sua mente […]. Io vorrei farmi la cella nel più intimo del cuor del Padre, perché, credo, vi ritroverei Giesù […] Et quando il Padre giubila, et gli salta, per soverchio amore, il cuor dentro dal petto, iubilerei et salterei ancor io. Et quando si comunica sarei commensale di quel banchetto et satierei la mia fame. Et quando pone la bocca al calice, mi laverei et annegherei in quel sangue del quale, però, una gocciola è mia, per giustizia, essendomi stata promessa da Sua Paternità Reverenda. Godetevi cotesta felicità la quale ho potuta io goder per longo tempo…».

 


 

Dopo il momento conviviale nel giardino degli Aranci della Casa Vallicelliana, a cui ha partecipato Sua Eccellenza, trattenendosi in amabile conversazione con i numerosi presenti, il Coro di “Creator” offre in Chiesa Nuova, in forma di Oratorio, un concerto di musiche palestriniane, registrato dalla Radio Vaticana, che lo trasmetterà prossimamente, e introdotto da questo saluto del Procuratore Generale:

 


 

Il nostro incontro di questa sera in Chiesa Nuova, a conclusione della giornata dedicata al ricordo del venerato Cardinale Francesco Maria Tarugi nel IV centenario del suo dies natalis, si svolge nella forma di un Oratorio. Non l’Oratorio come noto genere musicale, ma proprio l’Oratorio come Padre Filippo l’aveva pensato e lo andò organizzando quando il piccolo gruppo di amici che riempivano la sua “stanziola” in San Girolamo crebbe al punto che si dovette pensare ad un luogo più ampio e ad una struttura più articolata: quella che conosciamo attraverso numerose testimonianze e che comprendeva anche la musica “pescatrice di anime”, sostegno di quel “trattare ogni giorno il verbo di Dio con un modo familiare” che era lo scopo principale e irrinunciabile delle tornate oratoriane.

Avvertita dall’animo umano quale pulchrum per eccellenza, e gustata dal fiorentino Filippo fin da ragazzo particolarmente attraverso il canto delle laudi, la musica rimane nelle attività dell’Oratorio un elemento insostituibile perché capace di creare armonia tra Dio e l’uomo: un canale di grazia, uno dei modi attraverso cui l’Inesprimibile può comunicarsi al cuore dell’uomo. «La musica – scriveva  Von Balthasar – è un punto limite dell’umano, e a questo punto comincia il divino» (Lo sviluppo dell’idea musicale, Milano 1995, p. 47).

 

Nel programma della serata i nostri amici di Creator – che ringrazio per il prezioso servizio in “Chiesa Nuova” anche in questa circostanza – leggo queste espressioni: «“La bellezza è da domandare, perché, questo fiorire del valore estetico della vita, è la modalità con cui la Verità si comunica”, affermava Don Luigi Giussani. Attraverso la musica questa domanda può assumere una risonanza particolare e portarci ancora più vicino al Creatore di ogni armonia. Nessuna sapienza umana e nessuna filosofia infatti possono esprimere la leggerezza, la semplicità e la letizia con cui il nostro cuore percepisce in un istante la presenza del Mistero nella nostra vita. Siamo fatti, siamo creature. La musica porta con sé questo grande suggerimento, è per il nostro orecchio interiore. ‘Creator’ è un luogo dove è possibile incontrare e rivivere questo significato non solo attraverso l’opera di chi ci ha preceduto, ma anche dalla viva voce di chi appartiene a questo nostro tempo. ‘Creator’ sostiene con forza e favorisce il dialogo fra ciò che ci appartiene per tradizione e ciò che viviamo come esperienza. ‘Creator’ è strumento del Bello, splendore del Vero».

 

Possiamo dire che è l’esperienza anche di Padre Filippo, la quale trova una bella sintesi in una preziosa confidenza di Papa Benedetto XVI: «Nel guardare indietro alla mia vita ringrazio Iddio per avermi posto accanto la musica quasi come una compagna di viaggio, che sempre mi ha offerto conforto e gioia. Ringrazio anche le persone che, fin dai primi anni della mia infanzia, mi hanno avvicinato a questa fonte di ispirazione e di serenità. Ringrazio coloro che uniscono musica e preghiera nella lode armoniosa di Dio e delle sue opere: essi ci aiutano a glorificare il Creatore e Redentore del mondo, che è opera meravigliosa delle sue mani. Ecco il mio auspicio: che la grandezza e la bellezza della musica possano donare anche a voi, cari amici, nuova e continua ispirazione per costruire un mondo di amore, di solidarietà e di pace».

 

Lo stesso san Filippo dichiarò in un appunto registrato da Giovanni Marciano di aver attinto dalla “pratica” l’idea di inserire “tra gli esercizi gravi fatti da persone gravi la piacevolezza della musica spirituale”.

Così, nell’Oratorio detto “grande” la funzione della musica divenne sempre più determinante, come mezzo atto a raggiungere i fini istituzionali.

La possibilità di eseguirla, mantenendola sempre a un buon livello qualitativo, si offriva spontaneamente a Padre Filippo, che poteva contare, nel mondo musicale romano, su un vasto e non superficiale giro di amicizie, giunte a lui soprattutto per via femminile. Molti dei musici di Castel S. Angelo erano suoi amici e penitenti: lo era il padovano Gaspare Brissio, cui il Neri salvò la moglie, morente per un parto difficile; lo era Maurizio Anerio, capostipite di una celebre famiglia di musicisti, guarito anche lui da san Filippo insieme a suo figlio Giovan Francesco, il quale per l’istituzione Filippina compose il “Teatro armonico e spirituale”, pubblicato nel 1619, che segna un momento di capitale importanza nello sviluppo dell’oratorio in volgare. Sempre attraverso la moglie, Lucrezia Giolia, che doveva al Neri non solo la salute del corpo, ma anche la soluzione di un suo delicato problema matrimoniale, era approdato all’Oratorio Giovanni Animuccia, “che quando l’Oratorio dura un poco più del solito tutto si rallegra”, e che all’oratorio dedicò buona parte della sua produzione, e quando morì, il 25 marzo 1571, ebbe vicino a sé san Filippo in persona.

 

Anche il sommo Palestrina (nato nel 1525, il medesimo anno di Francesco Maria Tarugi, ed attivo nel medesimo ambiente che Tarugi frequentava come raffinato uomo di corte) prestò forse l’opera sua all’Oratorio.

Le prove dei suoi rapporti con san Filippo furono riesaminate da A. Bertini in una sua comunicazione al Convegno di studi palestriniani tenuto a Palestrina nel 1975.

Se non è certo intervento personale del musicista agli esercizi oratoriani, è sicuro che essi si avvalsero della sua musica, come dimostra il decreto dell’8 gennaio 1627 (in Arch.Vall.C.I. 6, f.114) riferibile probabilmente alle tre “Messe” palestriniane ancora esistenti nel fondo musicale dell’archivio d. circolo Vallicellano (G. BERTINI, Inventario…, fasc. II, Roma 1969, p.44).

Ed è certo che il Palestrina – presente a Roma fin dal 1537 –  conosceva personalmente Padre Filippo, almeno a partire dal 1581: non solo perché in quell’anno gli Oratoriani entrarono in possesso di una casa “retro ecclesiae S. Petri in loco dicto l’Armellino seu l’Egipto”, confinante con quella che il musicista abitava fin dal 1574, ma anche grazie al matrimonio contratto nel 1581 con la ricca vedova Virginia Dormoli, legata a san Filippo e al suo ambiente fin dai tempi di S. Girolamo della Carità, e rimasta poi sempre in stretti rapporti con la Vallicella.

 

Una delle massime vette della musica, e non solo italiana, Palestrina non è un innovatore: in lui confluiscono, infatti, e si fondono tutte le correnti e tutte le esperienze musicali precedenti in una sentesi armonica e personale, d'una purezza non più sorpassate.

Alla sua anima profondamente religiosa, che non poteva compiacersi di aride o vane virtuosità, la decisione del Concilio di Trento di sopprimere la musica polifonica dalla Chiesa – causa la mescolanza di elementi profani e l'inintelligibilità dei testi sacri cantati – offerse l’occasione di creare modelli di musica polifonica di puro sentimento religioso, senza che gli fosse necessario cambiare sensibilità e stile.

Nel IV centenario della morte di Palestrina, che precedette di un anno quella di Padre Filippo, Papa Giovanni Paolo II scriveva:

«La sua vita di compositore fu segnata da due costanti, la cui importanza permane al di là dei limiti di spazio e di tempo: una diuturna laboriosità a servizio del culto del popolo cristiano ed una vigile attenzione alla Parola di Dio.

La Parola di Dio fu da lui conosciuta ed amata a partire dalla proclamazione liturgica e, in modo singolarmente intenso, dai testi che la lunga tradizione del culto aveva inserito nel cuore dei riti, per cantare i misteri del Signore. I numerosi Mottetti mostrano con quanta intensità ed efficacia il sapiente compositore sia riuscito ad esprimere la verità contenuta nel messaggio della Parola divina. […] Soprattutto, egli si lasciò guidare dallo spirito liturgico per la ricerca di un linguaggio che, senza rinunciare all’emozione ed all’originalità, non cadesse in soggettivismi esasperati o banali. Queste qualità, sempre presenti nella sua vasta opera musicale, hanno contribuito a creare uno stile divenuto classico, universalmente riconosciuto come esemplare nell’ambito della composizione destinata alla chiesa».

 


 

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