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Seminario sui BB. Newman e Barberi

 

 

Roma, 12 novembre 2010

 

Presso la Pontificia Università Lateranense - Cattedra Gloria Crucis, si tiene oggi un Seminario di studio su “Il Cardinale John Henry Newman e il Passionista Domenico Bàrberi”, moderato dal P. Prof. Fernando Taccone, CP, Direttore della Cattedra Gloria Crucis e con le seguenti relazioni: “La croce di John Henry Newman”, Prof. Giovanni Velocci, CSSR; “Il ruolo della coscienza nel dialogo tra fede e ragione secondo Newman: un aiuto per il superamento della tensione tra integralismo e nichilismo”, Prof. Maceri Francesco, SJ; “Rapporto attuale tra Chiesa Cattolica e Anglicana” Ven. Jonathan Boardman, Vicario Generale per la Chiesa d'Inghilterra in Italia e Malta; “Costituzione Apostolica "Anglicanorum coetibus" e i suoi frutti” Prof. Mons. Mark Langhan, Pontificio Consiglio per l’Unità dei Cristiani; “Pensiero filosofico di Bàrberi”, Prof. Adolfo Lippi, CP; “Beato Domenico Bàrberi: Lettera profetica al Movimento di Oxford”, Prof. Domenico Curcio, CP; “Pedagogia e schema del dialogo tra un cattolico e un anglicano” del B. Domenico Barberi, opera inedita, Prof. Giuseppe Comparelli, CP; “Un testimone: Padre Ignazio Spencer, CP” Prof. Paul Francis Spencer, CP.

Il Seminario si apre con il saluto di S. E. R. Mons. Enrico dal Covolo, SDB, Rettore Magnifico della Pontificia Università Lateranense e del Rev.mo P. Edoardo Aldo Cerrato, Procuratore Generale degli Oratoriani, cui segue la Introduzione del Rev.mo P. Ottaviano D'Egidio, CP, Superiore Generale dei Passionisti.

 


Saluto del P. Procuratore Generale


 

Eccellenze,
Chiarissimi Professori,
Rev.mi Padri
e cari amici,

è con profonda gioia che porgo a tutti i presenti il saluto della Famiglia Oratoriana, ringraziando la Cattedra Gloria Crucis ed il suo Direttore, P. Fernando Taccone, per questa apprezzata iniziativa del Seminario di studio su “Il Cardinale John Henry Newman e il Passionista Domenico Bàrberi”, due figure entrambe care ai discepoli di San Filippo Neri, per il rapporto che le lega nella vicenda che portò Newman ad entrare nella Chiesa Cattolica.
 

Non ho mancato, infatti, lo scorso 27 agosto, mentre l’Oratorio si preparava alla Beatificazione del Card. Newman, di ricordare, in modo speciale, a tutta la nostra Famiglia il B. Domenico della Madre di Dio nel giorno della sua memoria liturgica, e mi è gradito ricordarlo oggi, in occasione di questo Seminario di studio per il quale formulo i migliori auguri di proficuo lavoro.

Elevando il sacerdote passionista alla gloria degli altari, durante lo svolgimento del Concilio Ecumenico Vaticano II, il servo di Dio Paolo VI, dopo averne delineato la figura ed i meriti affermava:

 

«Fu Padre Domenico, colui che la sera dell’ottobre 1845, a Littlemore, raccolse la professione decisiva di fede cattolica di quel singolarissimo spirito che fu Newman. La straordinaria importanza di quel semplice avvenimento e la ognora crescente grandezza del celebre Inglese riverberano sull’umile religioso una luce folgorante. Subito viene al nostro labbro la domanda: fu lui a convertire il Newman? quale fu l’influsso di Padre Domenico su di lui?
 

Queste domande sono tutt’oggi di vivissimo interesse e se le risposte non possono attribuire al nostro Beato il merito diretto di quella formidabile conversione, maturata, come si sa, dopo laboriosissime e drammatiche meditazioni, debbono però riconoscergli due altri meriti notevolissimi: quello di aver ascoltato un’arcana, inesplicabile vocazione, nettamente enunciata alla sua anima, fino dai primi anni della sua vita religiosa di consacrare il suo ministero apostolico all’Inghilterra, dove ancora i Passionisti non avevano messo piede. […] Padre Domenico sarà il primo Passionista ad entrare in Inghilterra, e, lui vivente, darà origine colà a quattro case della sua Congregazione, che, nell’opinione umana, non si sarebbe detta rispondente alla mentalità inglese. Invece le vie del Signore sono diverse. Perché possiamo ascrivere a nuovo merito del novello Beato aver recato l’immagine più adatta ad attrarre la stima e l’ammirazione del Newman, che farà della figura di quell’umile Religioso un personaggio impressionante d’un suo libro (Loss and Gain), e che lo ricorderà nella famosa «apologia» con semplicissime ma eloquenti parole: «È un uomo semplice e santo ed allo stesso tempo dotato di notevoli talenti. Non conosce le mie intenzioni, ma io intendo chiedergli l’ammissione nell’Unico Ovile di Cristo . . .» (Cap. VII, verso la fine). E scriverà poi: «Padre Domenico fu un mirabile missionario. Un predicatore pieno di zelo. Egli ebbe una grande parte nella conversione mia ed in quella di altri. Il solo suo sguardo aveva qualche cosa di santo. Quando la sua figura mi veniva alla vista, mi commoveva profondamente nella più strana maniera. La gaiezza e l’affabilità del suo tratto, congiunta a tutta la sua santità era già per me un santo discorso. Nessuna meraviglia quindi che io divenissi suo convertito e suo penitente. Egli aveva un grande amore per l’Inghilterra . . .» (Deposizione al Card. Parrocchi, cfr. P. Fed. p. 474).

 

E questo basta ora per noi. Ma è da credere e da augurare che l’accostamento di queste due sante figure, il Beato Padre Domenico e il Cardinale John Henry Newman, non lascerà più il nostro spirito, che continuerà a pensare al senso misterioso del loro incontro con grande speranza e con prolungata preghiera».

Con queste convinzioni, così altamente espresse, rinnovo a tutti i presenti il saluto della Confederazione dell’Oratorio e gli auguri di buon lavoro.
 

P. Edoardo Aldo Cerrato, C.O.
Procuratore Generale

 

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