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Verso il Congresso

 

 

Roma, 12 luglio 2012

 

Il P. Procuratore Generale propone ai Confratelli una riflessione in vista del prossimo Congresso.

 


 

Il Congresso Generale che dal 5 al 13 settembre sarà celebrato a Roma è il X della Confederazione, nata esattamente settant’anni fa, nel Congresso Generale del 1942: una storia breve, rispetto a quella più che quattro volte secolare della Congregazione dell’Oratorio, ma  degna di essere ricordata, oltre che per i fatti significativi che ne costituiscono la trama, per la presenza e l’azione generosa di uomini che sono addirittura in processo di beatificazione.  

 

Accingerci a partecipare alla più alta espressione istituzionale della nostra Famiglia comporta la consapevolezza di essere chiamati a svolgere un compito di grande responsabilità: impegno, sincera volontà di onesta analisi sui temi proposti e sulle questione dibattute, serietà negli adempimenti istituzionali: il tutto vissuto con uno spirito di umiltà che non soltanto è la più filippina delle virtù, ma l’espressione dell’intelligenza di chi sa di essere un nano sulle spalle dei giganti. Se ci è dato di riunirci in Congresso Generale, infatti, è perché alcuni uomini “non loquendo sed moriendo confessi sunt” il loro amore per l’Oratorio: non a parole ma con il sacrificio della vita, come la Liturgia afferma dei Ss. Innocenti.

  

Tra questi, vorrei ricordare il servo di Dio Giulio Castelli e il venerabile Giovanni Battista Arista.

 

Il primo, nato a Torino il 26 giugno 1846 ed educato nell’Oratorio, “quasi natus” alla Congregazione in cui entrerà diciannovenne,  chiuderà i suoi giorni a Cava de’ Tirreni, il 21 luglio (compleanno di Padre Filippo) del 1946.

Fu formato alla vita oratoriana dal grande p. Felice Carpignano (1810-1888), emulo del beato Sebastiano Valfré, in anni che vedevano all’opera, in città, un incredibile numero di santi: preti, suore e laici dediti all’apostolato, la maggior parte dei quali venerati ora nella gloria degli altari.

Ordinato sacerdote il 13 marzo 1869, si era dedicato al ministero della predicazione e delle confessioni ed all’apostolato tra i giovani, circondato dalla stima di molti, tra i quali l’arcivescovo di Torino.

Per amore dell’Oratorio accettò nel dicembre 1889 l’invito di andare in aiuto alla Congregazione di Roma, che, a seguito delle leggi eversive, come tutte le altre Case oratoriane, si trovava in penose condizioni di povertà materiale e di penuria di soggetti. Quando partì, a Torino si diceva che la città aveva perduto un santo.

Presso il sepolcro di Padre Filippo, nella “Chiesa Nuova” dei Romani, continuò la sua instancabile opera di educazione dei fanciulli e dei giovani, avendo tra i suoi ragazzi anche il tredicenne Eugenio Pacelli, il quale, divenuto Papa Pio XII, non dimenticò l’antico maestro di catechismo e ne rievocò con commozione «la figura alta, gracile, sempre raccolta, tutta umile e con gli occhi bassi», per la quale, informandosi del processo di beatificazione, si augurava di poter essere lui stesso a proclamare la santità insieme ad un altro grande discepolo di san Filippo, il venerabile Cesare Baronio.

 

Nella Casa di Roma il comportamento di p. Castelli era tacita ma eloquentissima lezione che suscitò ben presto l’opposizione di due confratelli i quali puntarono i loro strali sull’opera che più stava a cuore a p. Giulio: l’alunnato per la formazione di candidati alla vita oratoriana.

Anche l’operosa adesione all’ideale oratoriano e la preoccupata attenzione alla triste realtà delle ormai poche Congregazioni italiane sopravvissute agli eventi napoleonici e a quelli del Risorgimento nazionale, fu motivo per i due filippini – pur pregevoli per preparazione culturale – di scatenare la persecuzione contro il confratello.

 

Nel cammino che portò all’istituzione della Confederazione dell’Oratorio, p. Castelli svolse un’opera di fondamentale importanza alla luce della salda convinzione che la carità filippina, se coinvolge nel reciproco rapporto, innanzitutto, i confratelli all’interno di ogni singola Casa, si apre necessariamente anche alla comunione con tutti coloro che, nelle diverse Case, condividono il cammino sulla “via” tracciata dal santo Fondatore.

 

E la svolse in profonda comunione con il venerabile Giovanni Battista Arista (1863-1920) che visse l’infanzia e la giovinezza in Acireale sotto la guida dei pochi padri oratoriani i quali, pur privi di sede e vivendo privatamente in notevoli difficoltà a causa delle Leggi eversive, continuavano ad officiare la chiesa di San Filippo e a dedicarsi nel Collegio San Michele all’educazione dei giovani. Ordinato sacerdote per la diocesi il 26 marzo 1887, l’anno seguente, quando la stima del vescovo per le sue doti gli avrebbe consentito onorevoli sistemazioni nel ministero, affascinato dall’esempio di san Filippo Neri chiese di essere ammesso alla Congregazione civilmente soppressa, ma viva nello spirito e nell’attività dei pochi che continuavano con invincibile dedizione il loro apostolato.

Ebbe il coraggio di lanciarsi nell’impresa di ricostituire la Congregazione stessa, che, nella vigilia della festa di san Filippo Neri del 1895, riprese vita con due padri e due fratelli. «Il suo ideale era la Congregazione dell’Oratorio» testimonia p. Salvatore Leonardi.

Consacrato vescovo nel 1904, nel tempo che gli restava libero nel servizio alla diocesi, mons. Arista continuò a vivere umilmente in Congregazione e a lavorare in essa. «Omnia in caritate» fu il motto – di sapore squisitamente filippino – che aveva scelto per il suo stemma episcopale sul quale campeggia in alto, con le tre stelle del blasone dei Neri e un fascio di spighe, la dolce immagine della Madonna vallicellana.

 

Fondamentale fu, all’inizio del “movimento di unione”, l’appoggio del grande Leone XIII, che nel 1895, in occasione del III Centenario della morte di san Filippo Neri, prese la decisione – il suggerimento partiva dall’Arista passando per la familiarità che p. Castelli aveva con il Pontefice – di riunire a Convegno, sotto la presidenza dell’oratoriano cardinale Alfonso Capecelatro, i padri delle Case italiane presenti a Roma per le celebrazioni centenarie, al fine di studiare possibili soluzioni alla triste condizione in cui moltissime versavano.

Il Convegno, se non diede frutti immediati, aprì la strada alla provvidenziale istituzione dei Congressi Oratoriani che, in assenza di un organismo centrale nell’Oratorio, guidarono il cammino dei decenni successivi fino alla creazione dell’“Institutum Oratorii”, oggi denominato “Confoederatio”.

 

Quanta fiducia Giovanni Battista Arista e Giulio Castelli nutrissero nei confronti di queste iniziative è noto attraverso i loro scritti, ed ancor più attraverso l’impegno che vi profusero.

Padre Castelli si pose in contatto per iscritto con le Comunità oratoriane d’Italia nell’intento di far crescere la coscienza della necessaria unione; p. Arista, approfittando di un viaggio in Italia, Francia, Spagna e Belgio, intrapreso per motivi personali, contattò direttamente quante più Congregazioni poté.

La situazione delle Case, nel frattempo, si aggravava al punto che Leone XIII stesso, in segno del suo amore paterno, eresse in Perugia, con Motu Proprio del 30 settembre 1900, il Collegio Pontificio dell’Oratorio, al fine di formare buone vocazioni per le Case italiane in pericolo di estinzione.

In quello stesso anno una circolare dell’Arista ai prepositi, prospettava l’idea di presentare una supplica al Santo Padre perché intervenisse con la sua autorità a sbloccare la situazione di stallo che durava dal 1895 e dalla quale nessuno era in grado di uscire.

Datata 8 febbraio 1901, sottoscritta dalla maggioranza dei prepositi italiani e raccomandata da numerosi vescovi e cardinali, la supplica giunse a destinazione, ma i padri che già avevano costretto il Castelli a partire da Roma, scatenarono contro di essa la battaglia.

Papa Leone XIII morì senza vedere i frutti che aveva sperato. Il suo aperto, paterno appoggio alla causa e a chi lavorava al risorgimento delle Congregazioni oratoriane rimane tuttavia nella storia moderna dell’Oratorio una pagina indimenticabile.

Dopo la sua morte, un passo ulteriore fu compiuto dall’Arista presso il nuovo Pontefice san Pio X, egli pure paternamente attento alla situazione dell’Oratorio e fin dall’anno 1900, quando era Patriarca di Venezia, sostenitore del movimento di unione.

Dopo un’altra ampia consultazione, l’Arista, ormai vescovo, riuscì a far giungere al Santo Padre nel settembre del 1906 uno schema di proposte, che rispondeva fondamentalmente al progetto di riunire le Congregazioni dell’Oratorio in un corpo giuridico che, salvaguardandone l’identità e l’originale autonomia, provvedesse al tempo stesso alla loro minacciata sopravvivenza.

Ma gli accresciuti impegni di Pastore della diocesi gli lasciarono minor tempo per la causa che gli rimase, tuttavia, nel cuore. Sul tronco della sua azione si inserì allora l’opera di p. Giuseppe Timpanaro.

 

Nel Congresso del 1918, indetto dalla Sede Apostolica – vi partecipavano sedici delle diciannove Case esistenti in Italia, presenti, tra gli altri, p. Castelli e mons. Arista – fu fissata la cadenza triennale dei Congressi; la stessa Santa Sede proponeva di riflettere «se, nonostante la mutazione dei tempi, l’Istituto filippino debba rimanere tale e quale fu finora, o se, per contro, non si debba applicare in qualche punto le prescrizioni del Diritto Canonico vigente».

 

Nell’incontro del 1921, a cui partecipava anche il vecchio p. Castelli, mentre si era spento l’anno precedente mons. Arista, prese corpo e fu approvata l’idea di dare alle Case un assetto più unitario mediante l’istituzione di un Rappresentante a Roma, individuato nel Preposito pro tempore della Casa Romana, con il compito di curare la relazione epistolare con le Case soprattutto per ciò che concerneva l’attuazione delle deliberazioni congressuali, di aver cura delle Comunità ridotte a meno di tre soggetti, e di interessarsi delle Congregazioni soppresse o estinte, procurando di risuscitarle o almeno di rintracciarne i beni.

 

Dolorose vicende della comunità romana resero difficile il cammino del successivo decennio e soltanto nel 1931, rispondendo ad una personale iniziativa di p. Timpanaro, i prepositi italiani si riunirono a Cava de’ Tirreni in occasione della traslazione nel Santuario dell’Olmo delle venerate spoglie del servo di Dio p. Giulio Castelli.

Attivissimo ed infaticabile, il Timpanaro riuscì pure ad organizzare a Bologna, nel novembre 1932, un Convegno nel quale i rappresentanti di quindici delle diciannove Congregazioni italiane si dedicarono ad un esame minuzioso delle proposte di aggiornamento dei testi costituzionali, richiamarono la deliberazione circa il Rappresentante a Roma – ora “Procuratore Generale” secondo la terminologia del nuovo Codice di Diritto Canonico – ed elessero a questo ufficio p. Carlo Naldi, dell’Oratorio di Firenze; stabilirono infine che tutte queste decisioni sarebbe state sottoposte all’approvazione di un nuovo Congresso.

Trasmessi alla Santa Sede i voti del Convegno, p. Naldi fu indirizzato al canonista claretiano p. Arcadio M. Larraona, il quale, ricevuto in udienza da Pio XI il 17 aprile 1933, veniva nominato Visitatore Apostolico con l’incarico della Visita Generale a tutte le Congregazioni filippine.

 

Per il settembre 1933 il Visitatore convocò a Roma le Congregazioni dell’Oratorio in un nuovo Congresso a cui parteciparono una trentina di Congregazioni, italiane, spagnole, tedesche e inglesi. Si discusse lo Schema di correzioni, preparato dallo stesso Visitatore, da apportare ai testi costituzionali, e si prese in esame il nuovo capitolo che, sviluppato poi più ampiamente, costituirà gli Statuti Generali. Le molte osservazioni pervenute sul primo abbozzo delle Costituzioni determinarono un notevole lavoro di riordino: il testo, votato dal Congresso Generale del 1942, fu approvato ad experimentum dal venerabile Pio XII il 12 aprile 1943.

 

Edoardo Aldo Cerrato, C.O.

 

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