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Film su Newman

 

Roma, 11 dicembre 2010

 

Riportiamo la presentazione del film fatta dalla regista Liana Marabini che sarà portato sugli schermi da Murray Abraham (premio Oscar per "Amadeus").

 


 

Un film è un modo accessibile a tutti per conoscere un personaggio o un'epoca storica, ma è anche un potente mezzo di evangelizzazione. Ho deciso di fare un film su Newman, non solo perché ho un amore personale e sconfinato per la teologia e la spiritualità di Newman (e soprattutto per la fusione tra le due), ma anche perché lo considero un esempio per i nostri contemporanei, specialmente per i sacerdoti, che mi stanno molto a cuore. Infatti, loro sono gli eroi dei miei film e The Unseen World non fa eccezione: è un film su un uomo, già famoso nel suo tempo, grande teologo, scrittore di successo, ma soprattutto prete.

Non è stato facile trovare un attore che potesse interpretarlo, ma alla fine l'ho trovato: Murray Abraham. È un grande attore, negli Stati Uniti figura in quella che si chiama “The ‘A’ List”, vale a dire gli attori che hanno preso l’Oscar. Lui, la statuetta l'ha meritatamente vinta per il ruolo di Salieri nel film di Milos Forman, Amadeus. Murray è entrato con naturalezza nel ruolo. Abbiamo studiato insieme i movimenti, i gesti e perfino la voce che Newman, secondo me, doveva avere. Il risultato è molto buono.
Il film è ancora in lavorazione, ma si può vedere un trailer realizzato con le scene fino adesso girate, sul mio sito www.alter-christus.com ed anche sul sito che il Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali ha creato, per dare spazio alla cultura cattolica: www.intermirifica.net (sulla pagina iniziale della versione inglese).

Quello che è più mi affascina di Newman è la sua somiglianza, teologica e spirituale, con Benedetto XVI. Newman, come Papa Ratzinger, è un buon prete. «I sacerdoti di Cristo non hanno altro sacerdozio che il Suo. Essi sono solo le Sue ombre e i Suoi organi, sono i Suoi segni esteriori; e quanto essi operano è Lui che lo opera; quando essi battezzano, Egli battezza; quando essi benedicono, Egli benedice». Queste parole sono di Newman e le scrive nei Parochial and Plain Sermons, volume VI, p. 242. «Pensate al gran numero di messe che avete celebrato o che celebrerete, rendendo ogni volta Cristo realmente presente sull’altare. Pensate alle innumerevoli assoluzioni che avete dato e darete, permettendo a un peccatore di lasciarsi redimere. Percepite allora la fecondità infinita del sacramento dell’Ordine. Le vostre mani, le vostre labbra, sono divenute, per un istante, le mani e le labbra di Dio. Portate Cristo in voi; siete, per grazia, entrati nella Santissima Trinità».

Queste parole invece sono state pronunciate da Benedetto XVI, nel videomessaggio ai partecipanti al ritiro sacerdotale internazionale, il 28 settembre 2009. Newman e Benedetto XVI, benché eruditi, trasmettono l’amore di Dio a tutti, con parole semplici, che parlano, appunto al cuore. Entrambi cercano la verità e non hanno paura di mostrarla. Entrambi hanno un ideale sacerdotale. Entrambi sono dei sacerdoti ideali.

In tutti i miei film, metto in evidenza il modello del sacerdote ideale, reso tale anche dalla castità: è un modello che ispira le vocazioni. Infatti, la dottrina dei santi Padri (Agostino, Giovanni Crisostomo, Ambrogio, Girolamo e Cipriano), arricchita nel corso dei secoli dai dottori della Chiesa e dai maestri dell’ascetica cristiana, suscita il proposito di consacrarsi a Dio con la perfetta castità al fine di aderire più facilmente a lui con un cuore non diviso e di disporsi «a ricevere una più ampia paternità in Cristo», come insegna il Concilio Vaticano II (Decreto "Presbyterorum ordinis", n. 16).

Newman ha uno sguardo particolare su coloro che, in virtù della consacrazione ricevuta, abbracciano la castità, la quale a sua volta assicura una maggiore identificazione con Gesù e dimostra che la teologia del celibato sacerdotale è intimamente connessa con la teologia dello stesso sacerdozio. In un dialogo molto significativo con un aspirante al sacerdozio, Newman spiega che la castità è la virtù delle virtù ed afferma che la poca fede porta al disprezzo della castità e che il disprezzo della castità conduce presto o tardi all’apostasia. Al contrario, l’amore e l’onore che si accordano al valore del celibato, e più in generale alla purezza e alla verginità, sono la misura dell’amore del sacerdote per Cristo, per il Vangelo e per la Santa Chiesa di Dio.

In un altro dialogo, Newman spiega l’essenza del sacerdozio cattolico, attraverso l’ordinazione, che crea l’elevazione di chi la riceve in una unione organica soprannaturale con Cristo. Spiega che i sacerdoti, attraverso il sacramento dell'ordine e il carattere che esso imprime, vengono configurati con Cristo ed agiscono in suo nome e poi cita due brani, molto significativi della Lettera ai Corinzi: «Così l'uomo ci consideri ministri di Cristo e dispensatori dei misteri di Dio» (1 Cor 4,1) ed anche: «Noi dunque fungiamo da ambasciatori di Cristo, come se Dio stesso esortasse per mezzo nostro; vi supplichiamo in nome di Cristo: riconciliatevi con Dio» (2 Cor 5,20). Mentre Benedetto XVI riassume così questa figura, in occasione del ritiro sacerdotale internazionale del 2009: «Il sacerdote è l’uomo del futuro». Ed io sono d'accordo.

 

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