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Messa di Mons. Sciacca in Chiesa Nuova

 

 

 

Roma, 9 ottobre 2011

 

Sua Eccellenza mons. Giuseppe Sciacca, consacrato ieri nella Basilica Vaticana Vescovo titolare di Vittoriana, con l’incarico di Segretario Generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano, ha voluto celebrare la sua Messa di ringraziamento in “Chiesa Nuova”.

 

Il P. Procuratore Generale ha espresso al neo-consacrato sentimenti di devoto omaggio nell’omelia che Sua Eccellenza lo ha invitato a tenere e che riportiamo.

 


 

Eccellenza Reverendissima,

 

1.       penso di farLe cosa gradita – nel darLe il benvenuto in Chiesa Nuova come Vescovo, a poche ore dalla Sua consacrazione – ricordando la devozione di Vostra Eccellenza a San Filippo Neri, motivo per cui Ellla ha voluto proprio qui celebrare la Sua Messa di ringraziamento.

Ma penso di farLe altressì cosa gradita, ricordare che oggi, 9 di ottobre, cade l’anniversario della pia morte di un indimenticabile Episcopus Catholicae Ecclesiae, il Pastor Angelicus Pio XII che tanti legami ebbe con questa chiesa oratoriana fin da fanciullo – “inde a iuvenilibus annis” – come Egli si compiacque di ricordare ai Padri dell’Oratorio ricevuti in Udienza cinque giorni prima di chiudere gli occhisulla scena del mondo. Qui, in Chiesa Nuova, Eugenio Pacelli fu chierichetto e alunno di catechismo e poi, da sacerdote – finché glielo consentirono gli impegni – venne a celebrare e a confessare in quel confessionale laggiù, segnato dalla targa che ne tramanda la dolce memoria.

E’ pensando a San Filippo e al venerabile Pio XII che Le porgo, Eccellenza, i più fervidi auguri della Famiglia Oratoriana che Ella onora della Sua amicizia.

 

2.       Ma, nel giorno in cui la Congregazione dell’Oratorio celebra la memoria del Beato Giovanni Enrico Newman, nella cui vita fu così importante il viaggio in Sicilia, come non ricordare, in relazione alla diocesi natale di Vostra Eccellenza, anche un’altra figura assai cara all’Oratorio? Quella del filippino acese venerabile Giovanni Battista Arista, divenuto secondo Vescovo di Acireale.

Alla sua luce, davvero fulgida, di “Vescovo dell’Eucarestia”, “Vescovo dell’Immacolata”, “Vescovo dei giovani”, come fu chiamato – tre glorie del suo episcopato che manifestano la profonda adesione dell’Arista a Cristo nella Chiesa – vorrei propore ai Fratelli ed alle Sorelle che partecipano a questa Santa Messa qualche spunto di riflessione sulla Parola di Dio che la Liturgia ci ha consegnato in questa domenica.

 

3.      Il lungo “cantico d’amore” di Dio per la Sua vigna, risuonato nella Liturgia delle scorse domeniche, ha messo in evidenza che non sempre all’amore si risponde con l’amore, ma anche il fatto che questo Dio non si lascia vincere dal rifiuto.

Oggi una festa di nozze ci viene oggi presentata dalla Parola del Signore, ed anche il tema dell’amore non sempre accolto torna ad esserci presentato.

C’è un banchetto di cui ci ha parlato Isaia nella I Lettura (Is 25,6-10) e che Gesù ci ha raccontato attraverso la parabola evangelica (Mt 22,1-14); e c’è un invito pressante: “Venite alle nozze”.

Chi si sposa? Lo abbiamo ascoltato: “Il figlio del Re”; e questo Re, evidentemente, è Dio Padre, e lo Sposo è il Figlio Suo unigenito.

La sposa è l’umanità, dal momento che facendosi carne, diventando uomo, venendo ad abitare tra noi, “in nobis”, Egli – come ci insegna la Chiesa – “si è, in un certo senso, unito ad ogni uomo”, affermazione della Gaudium et Spes che va intesa nel senso della offerta d’amore, fatta ad ogni uomo, di unirsi a Lui, come vita della sua vita; una offerta che lascia libero l’uomo di rispondere al dono, poiché all’amore non si può corrispondere se non nella libertà.

A chi la accoglie, Cristo dà la più straordinaria, delle possibilità: entrare in una comunione che induce san Paolo (II Lettura, Fil 4,12-14.19-20) a dire, con parole che pienamente rappresentano il discepolo del Signore: “So vivere nella povertà come so vivere nell’abbondanza; sono allenato a tutto e per tutto, alla sazietà e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Omnia possum in eo qui me confortat: Tutto posso in colui che mi dà la forza”.

Noi ci fermiamo, dunque, a contemplare questa straordinaria realtà di comunione che è la “buona notizia” per eccellenza, e che ci riempie di gioia.

Gesù Cristo, il Dio fatto ho, mi ha unito a Sé in un vincolo di amore sponsale. Io ho la vita, la vera vita, grazie a questa straordinaria avventura di un Dio che mi ha sposato, che ha sposato la Sua creatura!

Come avviene anche nel matrimonio di un uomo e di una donna, noi sappiamo che l’accoglienza del dono non è affare di un momento: comporta un cammino di crescita che si svolge nell’arco della vita intera!

E’ questo l’abito nunziale di cui, Gesù ci parla nella parabola evangelica… L’esserne privi non consiste nella fragilità che ci caratterizza, neppure nei peccati che contrassegnano la nostra esistenza, per i quali c’è quella misericordia redentrice proclamata all’inizio della S. Messa, nel canto d’ingresso: “Se consideri le nostre colpe, Signore, chi potrà resistere? Ma presso di te è il perdono(Sal 130,3-4).

La mancanza dell’abito nunziale è qualcosa di più profondo delle cadute dovute alla nostra fragilità: è il non comprendere il dono che il Padre ci fa attraverso il Figlio Suo, il non comprendere l’amore infinito che Dio ci offre; il non comprendere che Cristo – come disse magnificamente san Tommaso d’Aquino – è “l’affetto che principalmente ci sostiene”, o come si espresse un altro grande cristiano, teologo anch’egli, Romano Guardini: “Il nucleo essenziale del cristianesimo è costituito dalla persona di Gesù. La Sua Persona determina tutto il resto, tanto più intensamente quanto più intensa è la relazione che si instaura con Lui. Tutto si attua, infatti, attraverso la Persona amata: essa è contenuta in tutto, tutto la fa ricordare, a tutto essa dà senso. Nell’esperienza di un grande amore, tutto ciò che accade diventa avvenimento”!

Si comprendono a questa luce le parole dell’Apostolo: nessuna circostanza, nessuna situazione della nostra vita diventa capace di “determinarci”, cioè di dominarci, chiudendoci in un angusto confine, poiché l’amore infinito di Cristo per noi ci rende possibile vivere tutto in una libertà vera, nella comprensione del significato di tutto: povertà o abbondanza, sazietà o fame…; qualunque situazione diventa “avvenimento” nell’esperienza di questo grande amore! 

L’abito nunziale di cui, nel banchetto allestito dal Padre, qualcuno è stato trovato privo è questa comunione, in cui consiste il rapporto con Dio e da cui sorge anche la comunione vera con i fratelli nella Chiesa!

Il nostro più autentico atto di libertà consiste nel rispondere “sì” alla proposta di una comunione che è incontro con la Bellezza, con la felicità di cui il cuore umano costitutivamente sente l’esigenza…

Stupenda è la preghiera colletta della S. Messa, che contiene tutto il senso del vivere cristiano e con la quale si chiede al Padre di concederci di ricordarlo:

Tua nos quaesumus, Domine, gratia semper et praecedat et sequatur…Ci preceda e ci accompagni sempre la tua Grazia, Signore, perché sorretti dal tuo paterno aiuto non ci stanchiamo di fare il bene”.

La vita cristiana non è, innazitutto, una vita “programmata”, ma una vita “innamorata”! Senza romanticismi, nella consapevolezza che l’amore può essere sostenuto dai sentimenti – e grazie a Dio quando accade che essi lo sostengano! – ma che ciò che conta è la fedeltà ad un patto…, la fedeltà che consiste nel riprendere sempre il cammino, nel ricominciare non da “zero”, ma da “Uno”: l’Uno che è lì, costantemente, con la Sua fedeltà, disposto sempre a dirmi: ricomincia! Io ci sono!       

 

L’ordinazione episcopale ha abilitato mons. Giuseppe Sciacca ad essere testimone speciale di questo patto nunziale!

Noi tutti gli auguriamo di viverlo e di testimoniarcelo con l’intensità con cui lo visse e lo testimoniò il ven. Giovambattista Arista nel suo servizio alla Chiesa acese: Vescovo dell’Eucarestia: innamorato di Cristo-Sposo, presente nella nostra vita; Vescovo dell’Immacolata: consapevole che solo attraverso Maria, la Madre, si giunge alle profondità della comunione con Cristo; Vescovo dei giovani: Pastore dedito a tutti, ma – tra questi “tutti” – con particolare cura per i più “piccoli”.

 

Il venerabile mons. Giovambattista Arista, suo conterraneo, La conforti, Eccellenza, nel Suo servizio episcopale di Pastore e testimone!

 

Sia lodato Gesù Cristo.

 

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