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Memoria di S. Francesca Romana

 

Roma, 9 marzo 2007

 

Il Procuratore Generale celebra la S. Messa nel monastero delle Oblate di Tor de’ Specchi, nella memoria liturgica di S. Francesca Romana, ricordando il legame che, fin dal tempo di S. Filippo Neri, è vivo tra questa Comunità e l’Oratorio.


La santità nelle cose di tutti i giorni

Da nobile famiglia Francesca nacque a Roma nel 1384, nel rione di Parione, e fu battezzata nella chiesa di S. Agnese in Piazza Navona. Bambina saggia e devota e molto più matura delle coetanee, si era costruita in casa un piccolo eremo, una specie di “oratorio”, dove ritirarsi a pregare. Aveva presto mostrato il desiderio di consacrarsi a Dio, ma diversi erano i progetti dei suoi genitori: a 12 anni, secondo gli usi del tempo, fu data in sposa a Lorenzo de’ Ponziani, di ricca famigliari commercianti, abitante in Trastevere. Questo matrimonio non voluto, scatenò nella ragazza una violenta reazione nervosa, da cui Francesca si riprese grazie ad una visione celeste che la tranquillizzò ridonandole pace interiore e vigoria fisica.


Nella nuova casa Francesca trovò aiuto e sostegno nella cognata, donna devota e sensibile, di grande carità, che morirà in odore di santità. Le due donne trasformarono la loro ricca casa in un punto di riferimento per i molti bisognosi della città. Dal matrimonio Francesca ebbe tre figli. La sua giornata era sempre piena, e proprio nelle cose ordinarie di tutti i giorni, vissute per amore di Dio, trovò la via della santità. Con l’approvazione del marito “vestiva sempre di scuro ed evitava gli abiti di seta – che pure sarebbero stati consoni al suo stato –; non portava gioielli né si tingeva le chiome”. Era una donna non dell’apparire ma dell’essere, non del parlare ma del fare; una donna di sostanza, non di moda. Accorta e di buona cultura, viveva la vita di casalinga con dedizione e con notevoli capacità nel guidare la numerosa servitù, che ella trattava con molta pazienza, nell’amministrazione dei beni della famiglia, nell’educazione dei figli, nell’ascolto del marito, quando la sera la intratteneva sui problemi del proprio lavoro.


Una donna di azione dunque, come tante altre. Ma Francesca era anche una donna di orazione, come poche altre. Tra tutte queste numerose e diverse incombenze familiari, pur nella stanchezza, riusciva a consacrare una parte della sua giornata a Dio nella preghiera. Qui, sola con il suo Signore, traeva tutta la sua forza per la instancabile azione familiare e caritativa nella città.


La sua attività generosa verso gli ammalati di vari ospedali romani era conosciuta e apprezzata. Li visitava quotidianamente, preparando per loro con maestria unguenti alle erbe. Curava le malattie più diverse: si era quasi “specializzata” nelle malattie femminili e in quelle dei bambini.


Francesca dovette affrontare anche altre difficoltà, quando a Roma, con la guerra portata dalle truppe del regno di Napoli, arrivò l’orribile seguito di violenza, miseria e disperazione. Il marito restò invalido per una ferita. Poco tempo dopo scoppiò anche la peste, che le strappò due figli. Saccheggiata e umiliata, Roma trovò in quei giorni in questa donna un modello di fede ed una guida. Donò con generosità i suoi beni agli affamati ed ai malati, riducendosi addirittura a mendicare per aiutare i bisognosi. Si è impressa in quegli anni nell’immaginario collettivo dei romani la figura di “Ceccolella” che camminava con il suo asinello per le strade della fame. Anche nel chiedere l’elemosina non le mancava mai il sorriso.


Con la sua bontà e pazienza, con l’azione caritativa, con le esortazioni continue ma discrete a vivere il Vangelo e gli insegnamenti di Cristo, Francesca conquistò un gruppo di amiche. Nel 1425 creò con esse un sodalizio di Oblate: dovevano vivere nelle proprie case pregando come religiose e soccorrendo i poveri. Nel 1433 esse si radunarono insieme in una casa (oggi monastero di Tor de’ Specchi), per vivere in comunità. Francesca scrisse gli ordinamenti e, morto il marito nel 1436, si unì alle sue amiche nel monastero.


Morì il 9 marzo del 1440 nella sua casa in Trastevere, dove si era recata per visitare il figlio e la nuora. I suoi funerali furono un trionfo. Ritenuta santa già in vita, i romani la sentirono come la loro santa, e la chiamarono Francesca Romana. Fu canonizzata nel 1608, con una grande festa cittadina. In molte raffigurazioni Francesca è mostrata con accanto l’Angelo Custode (era solita ripetere il versetto del salmo “il Signore ha dato per te ordine ai suoi angeli di custodirti in ogni tuo passo”), da lei indicato come suo difensore e protettore.


Nel monastero di Tor de’ Specchi Padre Filippo svolse spesso al servizio delle Oblate il ministero di confessore e vi mandò anche alcuni dei suoi, specialmente l’amato discepolo p. Niccolò Gigli. Il monastero conserva pertanto molti ricordi di S. Filippo Neri, tra i quali la famosa “camiciola rossa” che il Santo soleva indossare.

 

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