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Pellegrinaggio di Gioia del Colle

 

 

Roma, 8 maggio 2011

 

Il P. Procuratore Generale riceve in S. Maria in Vallicella i partecipanti al pellegrinaggio annuale di Gioia del Colle al sepolcro del Patrono della Città, S. Filippo Neri.
 

Dopo aver rivolto nella cappella del Santo parole di saluto e di ringraziamento per questo atto significativo del cammino annuale della Chiesa Gioiese, il P. Procuratore ha celebrato la S. Messa ed ha tenuto l’omelia che riportiamo.

 


 

Cari Amici di Gioia del Colle, sia lodato Gesù Cristo!

Oggi è la III domenica di PASQUA… Lo sottolineo perché, nel linguaggio comune, siamo portati a chiamare “domeniche dopo Pasqua” quelle che stiamo celebrando; la Liturgia invece ci insegna, con la corretta espressione, che la Pasqua – che inizia ad essere celebrata nella Coena Domini, la sera di Giovedì santo – continua e si sviluppa fino alla domenica di Pentecoste…
 

“Quinquaginta dierum laetissimum spatium” chiamavano questo tempo i Padri della Chiesa: lietissimo spazio di cinquanta giorni celebrato come un unico grande giorno di festa, durante il quale i cristiani di tutti i tempi – come quelli della prima ora – “conversantur”, vivono con il Signore risorto, si immergono nella comunione con Lui, scoprono gradualmente le profondità del mistero pasquale…

 

Cinquanta giorni per gustare la Pasqua, per fare esercizio di esultanza!
Per questo la Chiesa ci dona il “laetissimum spatium” e nella preghiera colletta ci fa chiedere oggi: “Esulti sempre il tuo popolo, o Padre”.
La gioia della Pasqua è una realtà che accompagna ogni giorno della vita.

Quante giornate oscure questa vita conosce, quanti momenti di fatica e di sofferenza… Eppure al cristiano, anche dentro a quei momenti, è proposta la gioia ed è data la possibilità di viverla!
Fondata su che cosa, questa gioia?
Su ciò che è accaduto e che permane dentro la storia, dentro le vicende di vita, senza mai affievolirsi o svanire…
Il fatto della Pasqua rimane; è dentro alla nostra esistenza: il nostro passato non è soltanto ciò che noi abbiamo vissuto, ma uno scrigno di cose preziosissime – ciò che Cristo ha vissuto, ciò che Cristo è – alla luce delle quali noi possiamo guardare al presente e al futuro!

La preghiera del Rosario (siamo nel mese di maggio e oggi, 8 maggio, la Chiesa rivolge una Supplica particolare a Maria Regina del Rosario) ha il suo valore più grande proprio nel fatto che ci aiuta a ricordare – a rimettere ogni volta al centro del nostro cuore – quei Fatti che sono fatti anche della nostra storia personale, dal momento che noi, col Battesimo, siamo stati innestati su Gesù Cristo ed Egli vive in noi e noi viviamo in Lui…
 

Quante volte, recitando il Rosario, ci capita di distrarci…: la mente vaga, i pensieri dell’esistenza quotidiana, le persone che portiamo in cuore o che ci balzano alla mente perché non sono come vorremmo… prendono il sopravvento su ciò che stiamo contemplando nel 1°, 2°, 3°, 4°, 5° mistero; e a noi, allora, viene da chiederci se valga la pena di continuare la preghiera – questa preziosa preghiera di cui fra poco diremo nella Supplica: “O Rosario benedetto di Maria, catena dolce che ci rannodi a Dio, vincolo di amore che ci unisci agli Angeli, torre di salvezza, negli assalti dell'inferno, porto sicuro nel comune naufragio, noi non ti lasceremo mai più”.
 

Val la pena continuare, quando la mente si distrae e ondeggia tra tanti pensieri?
 

Sì, val la pena! Mai come allora val la pena, poiché ciò che è essenziale non è la nostra attenzione mentale, ma l’aggancio del cuore a ciò che stiamo dicendo… E mentre pensieri e preoccupazioni si avvinghiano alle parole che le nostre labbra pronunciano, noi – riagganciando il cuore al Fatto che stiamo contemplando con Maria in quel mistero – possiamo dire: sì, Signore, è vero che questa persona che mi viene alla mente mi preoccupa, che questa vicenda mi turba, ma Tu (…e di mistero in mistero i fatti d vita di Cristo si susseguono…) Tu sei diventato uomo nel grembo di Maria per la nostra salvezza,… Tu se nato a Betlemme per condividere la nostra vita, Tu sei salito al Calvario portando la croce, Tu sei risorto per darci una vita nuova, Tu hai effuso su di noi lo Spirito Santo-Amore Infinito per non lasciarci soli, Tu hai fatto risorgere la carne di Maria e farai risorgere la nostra….
 

Che meravigliosa preghiera, Fratelli e Sorelle, si sviluppa allora tra i nostri pensieri, che possono essere, talora, anche un po’ inutili… Noi riaffermiamo la nostra storia, la nostra vera storia, i fatti che sono dentro la nostra vita, più concreti e presenti di quelli che stiamo vivendo e che ci paiono il tutto della nostra esistenza…!

C’è una storia dentro di noi, c’è una vita che è ben più grande e importante di ciò che viviamo nell’intreccio delle vicende quotidiane!!
Ecco che cosa significa che la Pasqua del Signore è presente ogni giorno dentro di noi, ed ecco perché la Chiesa ce la fa celebrare per cinquanta giorni consecutivi, come un esercizio di memoria e di letizia!
Abbiamo bisogno di gioire ricordando ciò che sta dentro la ns vita, nel più profondo di essa!
 

Abbiamo bisogno di gioire ricordando ciò che Pietro ci ha detto poco fa nella II Lettura (1Pt 1,17-21): “Voi sapete che non a prezzo di cose effimere, come argento e oro, foste liberati dalla vostra vuota condotta, ereditata dai padri, ma con il sangue prezioso di Cristo, agnello senza difetti e senza macchia”.
 

E Lui, il Salvatore della nostra vita, è qui con noi, come era con quei due di cui ci ha raccontato il Vangelo (Lc 24,13-35): erano in cammino per Emmaus e conversavano col volto triste. Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro. Cleopa gli disse: «Noi speravamo…», ma aggiunse: «Resta con noi, perché si fa sera e il giorno è ormai al tramonto». Egli si sedette a tavola con loro, prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero…
 

Anche il nostro volto è triste in molti momenti, anche noi, come quei due diciamo: “Speravamo…”, ma Egli cammina con noi, entra in casa nostra, ci dona se stesso!
E’ ciò che accade in questo momento, è l’Eucarestia che stiamo celebrando, è il passato che è anche il nostro presente!
 

La fonte della nostra letizia sta qui, nell’agganciare il cuore a questa realtà di cui nella preghiera facciamo memoria, nella Liturgia facciamo esperienza: per la vita, per la vita di ogni giorno!

Sia lodato Gesù Cristo!

 

 

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