Molto Reverendo Padre,
con grande gioia ho aderito alla Sua richiesta di
Patrocinio della Procura Generale per le celebrazioni
commemorative del IV centenario del Ven. Cardinale
Cesare Baronio che si svolgono a Gostyn in questi
giorni. Avevo promesso la mia presenza e desideravo con
tutto il cuore di essere presente, ma un contrattempo mi
obbliga ora ad annunciarLe che non potrò essere con voi
per l’importante evento.
Sono lieto che a rappresentarmi sia il R. P. Mauro De
Gioia, dell'Oratorio di Genova e membro del Comitato del
IV centenario, il quale porterà ai presenti il saluto ed
il ringraziamento dell’intera Famiglia Oratoriana.
Le celebrazioni del IV centenario, aperte a Roma il 29
settembre 2006 e proseguite con notevoli manifestazioni
religiose e culturali nell’Urbe e in altre città di
diverse Nazioni, hanno contribuito notevolmente a dare
il giusto risalto alla santità del discepolo e primo
successore di S. Filippo Neri e grande storico della
Chiesa.
Ringrazio la Congregazione di Gostyn per aver voluto
ricordare in modo religiosamente e culturalmente elevato
il nostro il Venerabile Cardinale Baronio, che tanti
rapporti legano alla Polonia.
Non posso dimenticare, infatti, che fu lui, insieme a
Padre Filippo, a favorire l’istituzione in Roma del
primo Collegio Polacco nel 1585 ed a curarne il cammino;
come pure il fatto che ha coltivato con la Polonia
costanti rapporti di amicizia fondati su comunanza di
idee e di studio e sulla stima per la fedeltà della
Polonia alla Chiesa di Roma. Tra gli ammiratori del
Baronio si enumerano insigni uomini di cultura:
Stanislao Rezska, segretario e biografo del Card. Osio,
lo storico Tommaso Treter, i vescovi Giorgio Radziwill e
Stanislao Karnkowski. Gli “Annales” baroniani ebbero in
Polonia vasta diffusione, e subito sorse l’idea di una
traduzione polacca, alla quale si interessò lo stesso
Primate Stanislao Karnkowski, che affidò l’impresa
all’eminente scrittore polacco Piotr Skarga (1536-1612),
predicatore alla corte del Re di Polonia Sigismondo III
a cui è dedicato il tomo XI degli Annales. Tra i
continuatori dell’opera baroniana non possiamo
dimenticare uno dei migliori, p. Abramo Bzowski, i cui
“Annales Ecclesiastici post Caesarem Baronium” furono
pubblicati a Colonia nel 1618-1672.
Anche nel Convegno Internazionale di studi, celebrato a
Roma nel giugno di quest’anno, una interessante
conferenza di Andrea Seccherelli, dell’Università di
Bologna, su “Baronio in Polonia: gli Annales
Ecclesiastici e il Martyrologium Romanum nelle Vite dei
Santi di Piotr Skarga” ha messo in chiara evidenza il
rapporto del Cardinale Baronio con la cultura polacca.
La lezione che il Cardinale Baronio ci ha lasciato è
quella di un santo studioso che ha fatto sua l’autentica
impostazione della Chiesa circa gli studi storici,
mettendo a fondamento della propria ricerca ciò che il
grande Pontefice Leone XIII avrebbe ricordato, nella
“Saepenumero considerantes” del 1883, come linea
fondamentale per il lavoro dello storico: «primam esse
historiae legem ne quid falsi dicere audeat: deinde ne
quid veri non audeat»: la prima legge della storia è che
non si osi affermare nulla di falso; e che nulla di vero
si osi tacere.
Anche nel nostro tempo è possibile rilevare quanto il
Pontefice affermava riguardo alla sua epoca, segnata da
ostilità preconcetta nei confronti della Chiesa e da
vere e proprie persecuzioni che intendevano strappare la
fede dalle radici del popolo cristiano: «si può asserire
fondatamente che la scienza storica sembra essere una
congiura degli uomini contro la verità. Infatti […]
vediamo che la menzogna si snoda audacemente fra i
ponderosi volumi e negli agili libri, fra i fogli
volanti dei giornali e nei seducenti apparati dei
teatri».
Spinto da san Filippo Neri a intraprendere lo studio e
l’esposizione della storia della Chiesa, Cesare Baronio
svolse la sua opera con il metodo dello studioso serio e
con l’intento del credente che sa quanto la storia sia
elemento essenziale del cristianesimo.
Alla sua lezione vogliamo ispirarci, in modo
particolare, noi Oratoriani, grati alla Sede Apostolica
per aver autorevolmente sottolineato l’importanza del
nostro grande confratello nella missione della Chiesa.
Tra queste testimonianze, desidero ricordare in
particolare quella del Cardinale Prefetto del Pontificio
Consiglio per la Cultura, il quale scriveva in un
messaggio ufficiale dello scorso anno: «L’esperienza di
Cesare Baronio è di grande utilità e di rilevante
importanza anche per il nostro tempo. La Chiesa si trova
ad affrontare continuamente numerose e sempre più
incalzanti sfide, soprattutto in ambito culturale, che
mirano a svalutare la sua opera e la sua missione, o
addirittura a negare un valore storico alle sue origini,
alla sua fondazione divina. Tali sfide, veicolate spesso
da mezzi di comunicazione attenti solo alle ragioni
dell’audience e del mercato, incidono non poco sul
tessuto culturale e anche religioso e spirituale di
tanti, anche credenti. […] La ricorrenza del IV
Centenario della scomparsa del grande storico della
Chiesa può essere, dunque, occasione più che favorevole
per ripensare la dimensione storica nell’esperienza di
fede cristiana e formulare nuovi e più approfonditi
percorsi di formazione umana e cristiana, in cui la
Storia ritrovi il suo posto e la sua valenza educativa».
Ancora ringraziandoLa, carissimo Padre, per aver pensato
e realizzato il momento celebrativo a cui avrei
partecipato con tanto piacere, lascio a P. Mauro De
Gioia di dire a Lei ed ai presenti la riconoscenza della
Procura Generale per la sensibilità dimostrata e con
fraterno affetto saluto tutti, confermandomi
In Corde Christi et P. N. Philippi dev.mo
Edoardo Aldo Cerrato, C.O.
Procuratore Generale