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Via Crucis con P. G. Frassati

 

 

 

Roma, 6 aprile 2012

 

Il P. Procuratore Generale presiede presso il Policlinico romano “Umberto I” la Via Crucis di un gruppo di giovani che si preparano alla Giornata mondiale della Gioventù ricordando il beato Pier Giorgio Frassati nel giorno del suo compleanno che cade, quest’anno, nel Venerdì santo.

 

Il Santo Padre Benedetto XVI ha scritto, infatti, nel suo Messaggio: «Potrebbe rimanere nel nostro cuore la domanda se veramente è possibile vivere nella gioia anche in mezzo alle tante prove della vita, specialmente le più dolorose e misteriose, se veramente seguire il Signore, fidarci di Lui dona sempre felicità. La risposta ci può venire da alcune esperienze di giovani come voi che hanno trovato proprio in Cristo la luce capace di dare forza e speranza, anche in mezzo alle situazioni più difficili. Il beato Pier Giorgio Frassati (1901-1925) ha sperimentato tante prove nella sua pur breve esistenza, tra cui una, riguardante la sua vita sentimentale, che lo aveva ferito in modo profondo. Proprio in questa situazione, scriveva alla sorella: “Tu mi domandi se sono allegro; e come non potrei esserlo? Finché la Fede mi darà forza sempre allegro! Ogni cattolico non può non essere allegro... Lo scopo per cui noi siamo stati creati ci addita la via seminata sia pure di molte spine, ma non una triste via: essa è allegria anche attraverso i dolori” (Lettera alla sorella Luciana, Torino, 14 febbraio 1925). E il beato Giovanni Paolo II, presentandolo come modello, diceva di lui: “era un giovane di una gioia trascinante, una gioia che superava tante difficoltà della sua vita”» (Discorso ai giovani, Torino, 13 aprile 1980)» (Benedetto XVI, Messaggio per la XXVII Giornata Mondiale della Gioventù, 1 aprile 2012, §6).

Riportiamo i testi del beato Pier Giorgio letti durante le stazioni della Via Crucis:

- Non puoi credere come gradite mi siano giunte le tue affettuose parole e come mi sia di conforto in questa ora il sapere te e gli amici del Circolo uniti a me col vincolo della preghiera; poiché unico conforto è quello della Fede, che ci dà la forza per rassegnarsi alla Volontà del Signore. (Lettera a Costantino Guardia Riva, 30 Agosto 1923)

- Oggi nella lotta non posso che ringraziare Iddio che ha voluto nella sua Infinita Misericordia concedere al mio cuore questo dolore affinché attraverso le ardue spine io ritornassi ad una vita più interiore, più spirituale. Io ero fino a questa età vissuto troppo materialmente ed ora bisogna che ritempri lo spirito per le future lotte perché d’ora innanzi, ogni giorno, ogni ora, sarà una nuova battaglia da combattere e una nuova vittoria da conquistare. In me si dovrebbe avverare un capovolgimento spirituale. (Lettera ad Isidoro Bonini, 29 gennaio 1925)

- La nostra vita per essere cristiana è una continua rinunzia, un continuo sacrificio che però non è pesante quando solo si pensi che cosa sono questi pochi anni passati nel dolore in confronto all’eternità felice, dove la gioia non sarà misura e fine, dove non godremo una pace che non si può immaginare. Dunque, giovani, imparate da Nostro Signor Gesù Cristo il sacrificio; Egli, che per scontare i nostri orribili peccati, si è immolato Vittima Innocente sul Calvario e rinnova ogni giorno in tutte le parti del mondo nella S. Messa, questo mirabile Sacrificio. (Discorso ai giovani del circolo “Giovane Pollone”)

- Morto: che significa questa parola? Se per morto tu intendi il comune significato, allora sono ancora vivo, se i miei sensi non mi tradiscono. Ma se intendiamo la parola nella vera essenza, allora purtroppo non solo sono morto, ma già parecchie volte sono risuscitato per ahimè di nuovo morire. Vorrei incamminarmi per la via dritta, ma ad ogni passo inciampo e cado; perciò io ti esorto a pregare quanto puoi per me affinché giunga nel giorno che la Divina Provvidenza vorrà, alla fine del faticoso, ma retto sentiero. (Lettera a Marco Beltramo, 20 Dicembre 1924)

- La pace sia nel tuo animo, ecco l’augurio che Robespierre porge a Perault per l’anno Santo, ogni altro dono che si possegga in questa vita è vanità come vane sono tutte le cose del mondo Bello è vivere in quanto al di là v’è la nostra vera vita, altrimenti chi potrebbe portare il peso di questa vita se non vi fosse un premio delle sofferenze, un gaudio eterno, come si potrebbe spiegare la rassegnazione ammirabile di tante povere creature che lottano con la vita e spesse volte muoiono sulla breccia se non vi fosse la certezza della Giustizia di Dio. (Lettera a Marco Beltramo, 15 gennaio 1925)

- I dolori umani ci toccano, ma se essi sono visti sotto la luce della Religione e quindi della Rassegnazione non sono nocivi, ma salutari perché purificano l’Anima dalle piccole ed inevitabili macchie di cui noi uomini per la nostra cattiva natura spesse volte ci macchiano. In questa Quaresima Santa in alto i cuori e sempre avanti per il trionfo del regno di Cristo nella Società. (Lettera ad Isidoro Bonini, 27 Febbraio 1925)

- Il Papa Pio X di santa memoria raccomandava alla Gioventù la pratica della SS. Comunione, ed io non posso che ringraziare ogni momento Iddio per avermi dato genitori, maestri, amici tutti, che tutti mi hanno incanalato per la via maestra della Fede. Pensa se in questo momento in cui l’animo mio attraversa questa crisi, io avessi la disgrazia di non credere; non varrebbe nulla vivere un istante di più e la morte sola sarebbe lenimento forse ad ogni umano soffrire. Ma invece per chi crede, le controversie della vita non sono oggetto di abbattimento, ma servono di emendamento e di richiamo energico a ricalcare la via, forse momentaneamente abbandonata. (Lettera a Isidoro Bonini, 6 marzo 1925)

- Nelle mie lotte interne mi sono spesse volte domandato perché dovrei io essere triste? Dovrei soffrire, sopportare a malincuore questo sacrificio? Ho forse io perso la Fede? No, grazie a Dio, la mia Fede è ancora abbastanza salda ed allora rinforziamo, rinsaldiamo questa che è l’unica Gioia, di cui uno possa essere pago in questo mondo. Ogni sacrificio vale solo per essa; poi, come cattolici, noi abbiamo un Amore che supera ogni altro e che dopo quello dovuto a Dio è immensamente bello, come bella è la nostra religione. Amore che ebbe per avvocato quell’Apostolo che lo predicò giornalmente in tutte le sue lettere ai varii Fedeli. La Carità, senza di cui, dice san Paolo, ogni altra virtù non vale. (Lettera a Isidoro Bovini, 6 marzo 1925)

- Nella vita terrena dopo l’affetto dei genitori, e sorelle uno degli affetti più belli e quello dell’amicizia; ed io ogni giorno dovrei ringraziare Dio perché mi ha dato amici così buoni ed amiche che formano per me una guida preziosa per tutta la mia vita. … Certo la Provvidenza Divina nei Suoi Mirabili Piani si serve talvolta di noi miseri fuscelli per operare il Bene e noi talvolta non vogliamo conoscere anzi osiamo negare la Sua Esistenza, ma noi, che Grazie a Dio, abbiamo la Fede, quando ci troviamo davanti ad anime così belle, nutrite certamente di Fede, non possiamo che riscontrare in esse un segno evidente della esistenza di Dio, perché una simile bontà non si potrebbe avere senza la Grazia di Dio. (Lettera a Marco Beltramo, 10 aprile 1925)

- La mia malattia è tale per cui nessun intervento umano può farla cessare. L’intervento umano potrà darmi dei rimedi che possono attutire la crisi ma non estirpare la causa del male; solo la Fede può essere la mia speranza ed il mio conforto nella vita futura perciò ti prego di pregare molto per me affinché ogni giorno rinsaldi la Fede e così possa avere la forza di sopportare le difficoltà che in questi ultimi anni della mia gioventù si pongono dinnanzi per impedirmi il cammino. (Lettera a Gian Maria Bestini, 29 luglio 1924)

- Nel giorno della tua laurea ho provato come sono vere le parole di S. Agostino che dice: “Signore, il nostro cuore non ha pace finché non riposa in te”; infatti stolto è colui che va dietro alle gioie del mondo perché queste sono sempre passeggere e arrecano dolori mentre l’unica vera gioia è quella che ci da la fede, ed i compagni amati specialmente attraverso questo potente vincolo resteranno sempre uniti anche se le contingenze della vita ci sbalestreranno lontano, lontano. (Lettera a Isidoro Bonini, 28 dicembre 1924)

- Continuerò io a cercar di seguire la via buona? Avrò io la fortuna di perseverare fino in fondo? In questo tremendo cozzo di dubbi la Fede datami nel Battesimo mi suggerisce con voce sicura: “Da te non farai nulla ma se Dio avrai per centro di ogni tua azione allora sì arriverai fino alla fine” … Purtroppo ad una ad una le amicizie terrene producono al nostro cuore dolori per l’allontanamento di coloro che amiamo, ma io vorrei che noi giurassimo un patto che non conosce confini terreni né limiti temporali: l’unione nella preghiera. (Lettera ad Isidoro Bonini, 15 gennaio 1925)

- Altro non ho da dirti se non che la mia vita è monotona, ma ogni giorno più comprendo qual Grazia sia essere Cattolici. Poveri disgraziati quelli che non hanno una fede: vivere senza una Fede senza un patrimonio da difendere senza sostenere in una lotta continua la Verità non è vivere ma vivacchiare. Noi non dobbiamo mai vivacchiare, ma vivere perché anche attraverso ogni disillusione dobbiamo ricordarci che siamo gli unici che possediamo la Verità, abbiamo una Fede da sostenere, una Speranza da raggiungere: la nostra Patria. E perciò bando ad ogni malinconia che vi può essere solo quando si perde la Fede. (Lettera ad Isidoro Bonini, 27 Febbraio 1925)

- Ho riflettuto e ho pensato che anch’io fra qualche anno sarò in quello stato; desterò anch’io il senso di compassione misto a quello di ribrezzo e pure delle volte sono stato ambizioso. A che pro: tanto la morte, questo grande mistero, unico giusto, perché non guarda in faccia nessuno, dissolverà il mio corpo ed in poco tempo lo renderà in polvere. Ma oltre il corpo materiale v’è l’anima a cui bisogna che dedichiamo tutte le nostre forze, perché possa presentarmi al Sommo Tribunale senza colpa o almeno con piccole colpe, in modo che dopo aver scontato qualche anno di purgatorio possa salire alla pace eterna. Ma come prepararsi al grande Trapasso e quando? Siccome uno non sa quando la Morte verrà a prenderlo, è grande prudenza ogni giorno prepararsi per morire lo stesso giorno; quindi d’ora in poi cercherò di far tutti i giorni un piccolo preparamento per la morte, per non dover trovarmi impreparato in punto di morte e dover rimpiangere gli anni belli della gioventù, sprecati dal lato spirituale. (Lettera ad Antonio Villani, 19 luglio 1923)

 

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