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Nuova pubblicazione su Newman

 

 

Roma, 2 aprile 2012

 

Le Edizioni San Paolo pubblicano un breve testo di P. Edoardo Aldo Cerrato sul beato John Henry Newman. Il volume sarà in libreria nei prossimi giorni.

 



Presentazione

 

La beatificazione che il 19 settembre 2010 Benedetto XVI ha compiuto personalmente, in deroga a norme da lui stesso stabilite, è stata per molti l’occasione di scoprire che John Henry Newman, gigante del pensiero – «Non dubiti, Newman sarà un giorno dottore della Chiesa» aveva confidato già Pio XII a Jean Guitton – è un cristiano che ha molto da dire anche a chi non appartiene al mondo accademico ed intellettuale.
 

Lo stesso papa Benedetto rivolgendosi ai vescovi di Inghilterra e Galles in visita ad limina ha sottolineato: «Ci ha lasciato un esempio eccezionale di fedeltà alla verità rivelata, seguendo quella kindly light ovunque essa lo conducesse, anche a un considerevole costo personale. Grandi scrittori e comunicatori della sua statura e della sua integrità sono necessari nella Chiesa oggi e spero che la devozione a lui ispirerà molti a seguirne le orme. Giustamente è stata prestata molta attenzione all’attività accademica e ai molti scritti di Newman, ma è importante ricordare che egli si considerava soprattutto un sacerdote. […] Vi esorto a far presente ai vostri sacerdoti il suo esempio di impegno nella preghiera, di sensibilità pastorale per le necessità del suo gregge, di passione per la predicazione del Vangelo».

Numerose pubblicazioni – anche italiane – hanno presentato, in occasione della beatificazione, la vita del convertito inglese rimarcando l’aspetto, su cui si sofferma, ad esempio, Roderick Strange: «Anche negli scritti apparentemente più teorici Newman è una personalità che si è lasciata guidare da avvenimenti interiori ed esterni […] Fu sempre più interessato alla realtà che alla teoria. Si occupava di ciò che realmente accadeva».
 

Newman stesso, infatti, nel Saggio sullo sviluppo della dottrina cristiana (1845) sostenne che una dottrina, una teoria, mostrano la loro effettiva vitalità quando divengono un «principio attivo»; attivo non solo nel senso che genera nell’uomo una nuova contemplazione o una rimeditazione, ma soprattutto nel senso che si traduce in azioni, in iniziative di applicazione. In tal senso, secondo Newman, si può affermare senza incertezze che il cristianesimo è stato sempre vitale.
 

Nella Grammatica dell’assenso (1870) egli rileva che l’assenso nozionale (che è di tipo intellettuale e si configura come adesione teoretica ad una proposizione assertiva) è piú debole di quello reale, che ha la capacità di sollecitare affetti, sentimenti, passioni, può coinvolgere la volontà, può generare azioni. Solo quando una dottrina muove l’aspetto affettivo, pratico, dell’uomo, essa si sviluppa nel corso del tempo e diventa forza storica. «Il processo razionale che ci è più naturale non è da proposizione a proposizione, ma da cosa a cosa, dal concreto al concreto, da oggetto totale a oggetto totale».

Il pensiero newmaniano – filosofico, teologico, apologetico, storico, variegatamente esposto in opere e generi letterari diversi, fin nel romanzo e nella poesia, con una preoccupazione educativa e un fortissimo senso della Chiesa – nasce e si sviluppa in un autentico cammino di esperienza cristiana, nel quale ha un posto di rilievo – e non solo per la durata: quarantatre degli ottantanove anni vissuti da Newman – l’adesione al patrimonio spirituale dell’Oratorio di san Filippo Neri.
 

È il motivo per cui, in questo breve profi lo del Beato che intende delineare solo qualche tratto essenziale, si è dedicato un certo spazio alla vocazione oratoriana di Newman e al suo cammino sulla “via dell’Oratorio”, dove risuona orientatore il monito di Padre Filippo: «Non è superbia desiderare di passare in santità qualsivoglia santo: perché il desiderare d’esser santo è desiderio di voler amare ed onorare Dio sopra tutte le cose; e questo desiderio, se si potesse, si dovrebbe stendere in infinito perché Dio è degno d’infinito amore»; «All’acquisto dell’amore di Dio non c’è più vera e più breve strada che staccarsi dall’amore delle cose del mondo, ancor che piccole e di poco momento, e dall’amore di se stesso, amando in noi più il volere e il servizio di Dio che la nostra soddisfazione».
 

Edoardo Aldo Cerrato, C.O.

 

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