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Intervista al Presidente

del Pontificio Comitato di scienze storiche

 

(Archivio della Congregazione di Roma)

 

Roma, 2 marzo 2010

 

Nel presentare i principali passi dell’intervista recentemente rilasciata dal Presidente del Pontificio Comitato di scienze storiche al quotidiano della Santa Sede, abbiamo chiesto al P. Procuratore Generale della Confederazione di introdurne la lettura.

P. Edoardo A. Cerrato ci ha detto:

«Rinnovo, innanzitutto, al Rev.mo Abate Bernard Ardura – che nel 2007 presiedette in S. Maria in Vallicella una S. Messa in ricordo del Ven. Baronio, essendo impossibilitato ad intervenire, per improvvisi impegni, l’allora Prefetto del Pontificio Consiglio per la Cultura, Em.mo Sig. card. Paul Poupard – le felicitazioni già a suo tempo espresse per la nomina a Presidente del Pontificio Comitato di scienze storiche. Sono certo che con il nuovo Presidente continuerà nei confronti dell’Oratorio di S. Filippo la benevolenza che per lunghi anni ha testimoniato il suo predecessore, Rev.mo mons. Walter Brandmüller, che spesso abbiamo avuto discreto quanto apprezzato ospite in diverse iniziative della “Chiesa Nuova”.

E’ indubbio che la Congregazione dell’Oratorio ha mostrato, fin dalle origini, una forte sensibilità per la cultura storica. La lezione di Cesare Baronio, certamente è stata determinante, ma non si può dimenticare che la radice del Baronio, anche come insigne storiografo, è Padre Filippo, con la sua volontà di inserire la trattazione della storia nel programma formativo dell’Oratorio.

Nell’ultimo fascicolo di “Annales Oratorii” ho pubblicato un rapido studio sull’impegno culturale della Congregazione dell’Oratorio di Roma, madre di tutte le Case Oratoriane che nei secoli sarebbero sorte nelle più diverse nazioni, ed ho sottolineato come Padre Filippo – «homo di bone lettere», per unanime ammissione dei contemporanei, e di solida cultura teologica e umanistica, come dimostra anche la sua personale libreria – si è trovato circondato, fin dai primordi della Congregazione, da uomini di studio e di cospicua dottrina: nel “Memoriale” compilato per Gregorio XIII nel 1578 – a tre anni dal riconoscimento canonico della Congregazione – si trovano elencati tra i ventuno membri della Congregazione sette dottori: Giovan Francesco Bordini, Cesare Baronio, Tommaso Bozio, Alessandro Fideli, Antonio Talpa, Camillo Severini, Pietro Boffoli; due teologi: lo spagnolo Biagio Messia e Leonardo Paoli; due letterati: Germanico Fedeli e Giulio Savioli; mentre altri, come il giovane Antonio Gallonio, già lasciavano intravedere promettenti prospettive nell’ambito degli studi e della cultura.
Sarebebro presto giunti, ad unirsi a questa schiera, i pp. Giovenale Ancina, Agostino Manni, Francesco Bozio, Giovanni Severani, solo per stare ai tempi delle origini…
 

Dall’impegno di ricerca e di studio di questi primi discepoli di Padre Filippo – il quale, pur apprezzando questa attività dei suoi (occorre rilevarlo perché non manca chi prospetta qualche dubbio), era sempre attento al loro cammino di crescita spirituale e al loro ministero di sacerdoti – derivò l’impegno di altri illustri oratoriani, alcuni dei quali, oltre le discipline tradizionali della Congregazione, ebbero a cuore anche altri campi del sapere, ampliando così gli interessi culturali della Congregazione stessa. Alcuni continuarono la vocazione agiografica galloniana; altri, sulle orme del Baronio, proseguirono la vocazione alla storiografia: la Congregazione stessa ritenne suo compito la continuazione degli Annales, «essendo nata l’Istoria Ecclesiastica con la Congregazione», come esplicitamente affermò Clemente XII. E sorsero i pp.Odorico Rinaldi, Giacomo Laderchi, Giuseppe Bianchini (segretario della Accademia Pontificia di Storia ecclesiastica, istituita nella Casa Vallicelliana da Benedetto XIV), fino ad Agostino Theiner, a Generoso Calenzio…

Come avvenne fin dagli inizi della storiografia ecclesiastica, quando Eusebio di Cesarea compose la prima storia della Chiesa (« l’analisi storica – ricordava Benedetto XVI in un discorso del giugno 2007, dedicato a Eusebio – non è mai fine a se stessa; non è fatta solo per conoscere il passato; piuttosto, essa punta decisamente alla conversione, e ad una autentica testimonianza di vita cristiana da parte dei fedeli»), gli Oratoriani che si sono distinti in questo campo non hanno mai perduto di vista la dimensione apostolica del loro lavoro storiografico, sulla scia di Cesare Baronio, santo studioso che ha fatto sua, circa gli studi storici, l’impostazione che papa Leone XIII avrebbe affermato, nella “Saepenumero considerantes” del 1883, come linea fondamentale per il lavoro dello storico: «primam esse historiae legem ne quid falsi dicere audeat: deinde ne quid veri non audeat»: la prima legge della storia è che non si osi affermare nulla di falso; e che nulla di vero si osi tacere.

Un augurio sento di potere e dover rivolgere ai confratelli oratoriani, soprattutto ai giovani: che non dimentichino, nella qualificazione degli studi, che c’è una “vocazione oratoriana” per la storia! E che questa non è un elemento di poco conto, se dallo stesso Padre Filippo ha preso corpo e si è esplicitata. Mi auguro che i giovani confratelli ci pensino.

 
Scriveva al nostro Istituto, in occasione del Centenario baroniano l’allora Prefetto del Pontificio Consiglio per la cultura, Card. Poupard:

 

“L’esperienza del Baronio è di grande utilità e di rilevante importanza anche per il nostro tempo. La Chiesa si trova ad affrontare continuamente numerose e sempre più incalzanti sfide, soprattutto in ambito culturale, che mirano a svalutare la sua opera e la sua missione, o addirittura a negare un valore storico alle sue origini, alla sua fondazione divina. Tali sfide, veicolate spesso da mezzi di comunicazione attenti solo alle ragioni dell’audience e del mercato, incidono non poco sul tessuto culturale e anche religioso e spirituale di tanti, anche credenti.

Tra le possibili ragioni vi è certamente quel fenomeno che viene definito “analfabetismo religioso”, per cui tanti credenti, tanto laici quanto sacerdoti e religiosi, mancano di quella base di conoscenze necessarie che agevolano e sostengono la ragionevolezza del credere. Sono molti, poi, a lamentare anche a livello accademico e universitario, la mancanza sempre più ampia di una coscienza e di una conoscenza storica, senza la quale diventa difficile discernere tra fenomeni religiosi diversi, tra tendenze e mode effimere ed eventi storici ben fondati e certi. Il sincretismo religioso ed il secolarismo che pervadono sempre più le nostre società e le nostre culture nascono anche da una carenza di una visione storica, fondata su una corretta metodologia di ricerca.

Ecco, allora, l’importanza ed il valore di una figura come quella del Cardinal Cesare Baronio, che seppe rispondere alle sfide del suo tempo offrendo, pur con i limiti scientifici di quattro secoli fa, risposte fondate e chiare alle problematiche suscitate dalla Riforma protestante e dalla cultura dell’epoca.

La stessa missione attende la Chiesa del terzo millennio, la quale, ancora una volta, e con la serena fiducia nella perenne presenza del Cristo Risorto, deve saper offrire al mondo le ragioni della sua fede e della sua speranza, dialogando con gli uomini e le loro culture, e non dimenticando la grandissima valenza educativa della Storia, mantenendo vivo il principio che senza Storia non c’è futuro, che l’amnesia del passato rischia di diventare amnesia del presente, dimenticanza del senso stesso dell’esistenza e della vocazione più intima dell’uomo”.

 

Davvero mi auguro che i giovani padri oratoriani non trascurino questo ambito di studi che fu ed è caratteristico del nostro Istituto».
 

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