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Antoni Gaudí
 

Roma, 1 dicembre 2010

 

Pubblichiamo un articolo di “Annales Oratorii” (2002), introdotto da una riflessione di P. Edoardo A. Cerrato, C.O.

 


 

Ricordando Gaudí, un “amico di famiglia”

 

 Ho ricordato Gaudí – il servo di Dio Antoni Gaudí –  in “Chiesa Nuova”, nella Messa della I domenica di Avvento segnata da un’invocazione  – «A te, Signore, elevo l’anima mia» (Sal 25,1) – che contrassegna tutta la breve stagione liturgica la cui grazia speciale è il dono di mantenere vigile l’attesa: attesa del Natale (nei nove giorni che  precedono la festa) e soprattutto attesa di Colui che è venturus – «verrà a giudicare i vivi e i morti» – e che pure continuamente già viene perché è misteriosamente presente nella realtà che viviamo.

 

Colui che è la consistenza di tutto – la Ragione (logos) che ha dato a tutte le cose il loro ordine, la Bellezza che si manifesta in ogni bellezza, la Bontà che sostiene ogni gesto più umano – ha detto infatti: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dei secoli». E’ uno tra noi, uno che possiamo incontrare. La Sua presenza riempie di  eternità l’istante, e tutto “è un fiorire di miracoli”, come mi scrive un amico raccontandomi una sua non facile situazione: “un fiorire di miracoli” perché il miracolo è l’incedere di Dio dentro i nostri passi.

 

Aprire gli occhi su questa Presenza capovolge la situazione che il Signore descrive nella prima pagina evangelica (Mt 24,37-44) dell’Avvento: «mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, e non si accorsero di nulla».

 

Il problema, evidentemente, non sta nel mangiare e bere, nel prender moglie e marito e nel fare tutto ciò che la vita comporta… Il problema sta nel “non accorgersi di nulla”, nella incapacità di vivere ogni cosa dentro a quella “commozione” di cui Concetto Marchesi scriveva in un suo testo di letteratura latina: «L’arte ha bisogno di uomini commossi, non di uomini riverenti».

 

L’arte – cioè la vita, per essere creativa, per essere vita –  ha bisogno di uomini commossi. Ciò che fa la differenza è il “cuore” con cui facciamo ogni cosa… Maria «ha scelto la parte migliore» – disse Gesù – non perché ascoltava il Maestro e Marta, invece, preparava il pranzo… La differenza è data da che cosa io cerco – …quem queritis? - chi cercate? – mentre ascolto o mentre cucino, è data dal cuore che mi porto dentro mentre preparo il pranzo o mentre prego…

 

«A te, Signore, elevo l’anima mia» è l’invocazione  più autenticamente umana che possa salire dalla creatura che, per sua natura, è desiderio, anelito di elevazione alla pienezza del proprio essere.

 

Proprio questo tema, a Barcellona, Papa Benedetto XVI ha recentemente affontato.

 

«La bellezza è la grande necessità dell’uomo» disse, e parlò di bellezza non con astratti riferimenti: stava consacrando la cattedrale della “Sagrada Familia”, e questa era la bellezza che lo provocava: la bellezza di quest’opera di Gaudí che continua a sorprendere ed affascinare milioni di persone.

 

Chi non si è sentito ferito dalla bellezza, anche solo per un istante, entrando in quel tempio?

 

Personalmente ne ho fatto esperienza, in modo particolare, nel giugno del 2000 quando fui invitato a benedire la statua di san Filippo Neri, che sarebbe stata collocata all’esterno della basilica, sulla parete di levante.

 

Di Gaudí – che gli oratoriani amano ricordare come amico di famiglia per l’intenso rapporto che lo legò all’Oratorio di Barcelona –  Papa Benedetto disse: «ha creato uno spazio di bellezza che conduce l’uomo all’incontro con colui che è la Verità e la Bellezza stessa […] Non con parole o suoni, ma con pietre, linee, superfici e vertici […] ha realizzato uno dei compiti più importanti: superare la scissione tra coscienza umana e coscienza cristiana, tra esistenza in questo mondo temporale e apertura alla vita eterna, tra la bellezza delle cose e Dio come Bellezza».

 

Ciò che pone il più forte interrogativo alla ragione dell’uomo, alla sua libertà, è il trasparire dell’Invisibile nel visibile.

Questo fece Gaudí. Dalla sua opera  il “cuore” dell’uomo è “ferito” come da  un colpo che lo risveglia e gli fa percepire l’anelito di pienezza che egli porta in sé. E’ ridestato a cogliere la luce del sole già presente nel primo chiarore dell’alba.

 

Sul rapporto di Gaudí con l’Oratorio, desidero riproporre una bella pagina di p. Ferran Colás Peiró, Preposito dell’Oratorio di Barcelona-Gracia, pubblicata a suo tempo in “Annales Oratorii” [fascicolo 2 (2002), pp. 225-230] che presentiamo ora corredata anche da alcune fotografie della consacrazione del tempio compiuta da Papa Benedetto XVI il 7 novembre scorso.

 

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