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Per il Beato Giovanni Paolo II

 

Roma, 2 maggio 2011

 

Nella chiesa madre dell’Oratorio, S. Maria in Vallicella, il P. Procuratore Generale celebra la S. Messa domenicale ricordando il nuovo Beato. Riportiamo l’omelia pronunciata nel corso della celebrazione.

 


 

Carissimi Fratelli e Sorelle, sia lodato Gesù Cristo!

 

1. Celebrando l’Ottava di Pasqua – festa della Divina Misericordia – come non ricordare Giovanni Paolo II che poco fa, in questa Roma a cui sono accorse le folle dei pellegrini, dal suo successore Benedetto XVI è stato elevato alla gloria degli altari: il Romano Pontefice Giovanni Paolo II che ha istituito la festa della Divina Misericordia, e che, con una forza ed una carica di umanità capaci di stupire il mondo, è stato fervido testimone della Risurrezione di Cristo, della Sua Presenza tra noi, dal momento che “Risorto” significa entrato con tutta la Sua persona nella dimensione dell’eternità, e, proprio per questo, presente e vivo oggi, con una presenza che abbraccia l’universo, l’umanità e la storia! Risorto, perciò presente! Risorto, perciò qui, questa mattina; qui, dentro la nostra vita di ogni giorno; qui, dentro la concreta esistenza faticosa delle nostre giornate…

 

Testimone di Cristo risorto fu Giovanni Paolo II, testimone della Presenza di Cristo nella vita dell’uomo, e noi lo abbiamo visto con i nostri occhi durante i ventisette anni in cui fu nostro Vescovo – Vescovo di quest’Alma Roma – e Sommo Pontefice della Chiesa universale!

 

Testimone della Presenza di Risorto lo fu da sempre, fin da giovane in Wadowice, e poi da prete e da vescovo a Cracovia, negli anni terribili in cui il nefasto potere delle ideologie nazista e comunista martirizzarono la sua Patria, e non soltanto quella, ma la vita di Karol Wojtyla ci era pressoché sconosciuta prima che il Signore lo ponesse sulla Cattedra Apostolica, successore di Pietro…

 

Noi abbiamo iniziato a conoscerlo quando si affacciò per la prima volta in Piazza S. Pietro, la sera del 16 ottobre 1978, e la prima parola che disse fu il saluto – a quel tempo caduto in disuso – «Sia lodato Gesù Cristo», che già lasciava intravedere il programma del Pontificato di un Vescovo di Roma «chiamato – come egli stesso disse – da un Paese lontano, lontano ma sempre vicino nell’unità d fede».

 

Redemptor hominis”, Cristo Redentore dell’uomo, Cristo centro del cosmo e della storia, sarà la sua prima enciclica, l’anno seguente; ma già una settimana dopo l’elezione Giovanni Paolo II faceva vibrare il cuore della Chiesa dicendo con forza agli uomini del mondo intero:

 

«Spalancate le porte a Cristo!

Non abbiate paura di accogliere Cristo e di accettare la Sua potestà!

Non abbiate paura! Aprite, anzi spalancate le porte a Cristo!

Alla Sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici,  i vasti campi di cultura, di civiltà, di sviluppo. Non abbiate paura!

Cristo sa cosa è dentro l'uomo. Solo Lui lo sa! Oggi così spesso l'uomo non sa cosa si porta dentro, nel profondo del suo animo, del suo cuore. Così spesso è incerto del senso della sua vita su questa terra. E' invaso dal dubbio che si tramuta in disperazione.

Permettete a Cristo di parlare all'uomo. Solo Lui ha parole di vita, sì, di vita eterna!».

 

Da quel momento neppure le pallottole di Alì Agca e di chi gli ha armato la mano riuscirono a spegnere questo annuncio umile e maestoso – maestoso nella sua essenzialità, umile nella carne ferita – che è l’annuncio perenne del Pontefice Romano, la cui missione è proclamare a tutti la verità suggerita dallo Spirito Santo al prino Papa: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente!»: la fondamentale dichiarazione di Pietro a cui Gesù rispose: «Tu sei Pietro e su questa pietra io fonderò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevalebunt…non prevarranno contro di essa!».

 

Testimone del Risorto!

Giovanni Paolo II lo fu fino al termine della sua lunga vita, chiusasi ai primi vespri della festa della Divina Misericordia, sei anni fa. Lo fu con la parola e con le opere poiché parlava ed operava avendo accolto Cristo come il fondamento di tutto ed essendosi conformato a Cristo, lasciato plasmare da Lui alla scuola di Maria, la madre del Signore e  Sua prima discepola.

 

Ripetendole quel “Totus tuus” che volle sul suo stemma di Vescovo e di Pontefice Romano, Karol Wojtyla ogni giorno chiese al modello più alto di discepolato cristiano – a Maria, mater divinae Gratiae – di aiutarlo a conformarsi a Cristo.

 

E questa è la ragione per cui la Chiesa oggi lo proclama Beato e lo propone alla venerazione dei fedeli: non solo alla venerazione che in terra riserviamo al Santo Padre, Vicario di Cristo, ma a quella che rivolgiamo agli abitanti del cielo, ai santi che vivono in paradiso la pienezza della comunione con Dio!       

 

2. «O Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo – abbiamo pregato poco fa nella colletta – accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti».

 

E’ l’invocazione che sale dal cuore della Chiesa di fronte all’avvenimento oggi raccontato dal Vangelo.

 

Gesù risorto, la sera di Pasqua e poi otto giorni dopo, come oggi, appare ai suoi discepoli nel cenacolo e mostra loro le mani e i piedi feriti dai chiodi della crocifissione, e il costato aperto dal colpo della lancia: i segni della Sua “salvatrice potestà”, per dirlo con il Beato Giovanni Paolo II, i segni dell’amore misericordioso con cui amandoci ci ha salvati.

 

Lo Spirito Santo che Cristo effonde sugli Apostoli, inviati a portare il perdono di Dio agli uomini – «a chi rimetterete i peccati saranno rimessi» – passa non solo attraverso il soffio del Signore, ma anche attraverso quelle piaghe che rimangono aperte sul corpo di Cristo ormai glorioso; le piaghe che Tommaso è invitato a guardare e persino a toccare: «Metti il dito nelle mie piaghe… metti la mano nel mio costato…». 

 

E’ in questa esperienza – insuperabilmente dipinta da Caravaggio nella tela Giustiniani, qualche anno dopo la mirabile “Deposizione” dipinta per questa nostra chiesa e ora nei Musei Vaticani, dopo che i napoleonici la sottrassero dal luogo a cui era destinata – … è in questa esperienza delle piaghe aperte del Redentore, in questa esperienza della Sua infinita misericordia, che fiorirono la gioia dei discepoli la sera di Pasqua, la fede di Tommaso, otto giorni dopo!

 

E’ in questa medesima esperienza – a noi data nel mistero – che fiorisce la comprensione della «inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti».

 

L’intercessione del Beato Giovanni Paolo II ci aiuti a non staccarci mai da questa esperienza, l’esperienza che è stata il centro della sua vita!

 

Beate Joannes Paule, intercede pro nobis ad Dominum Jesum Christum!

                                       

Sia lodato Gesù Cristo!

 

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